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Liquirizia: Glycyrrhiza glabra

La Glycyrrhiza glabra , comunemente detta liquirizia, deve il suo nome principalmente alla sua piacevolezza al gusto infatti la sua denominazione deriva dall’unione della parola greca glycos , cioè dolce con la parola, sempre greca,rhizos cioè radice indicando quindi una “radice dolce”. Già nota nell’antichità viene nominata anche da Teofrasto che la chiama radice di Siria od anche Scithica riferendosi all’ampio uso che di essa sembra facessero gli Sciti.

E’ una pianta perenne suffruticosa i cui fusti sono eretti, cilindrici,glabri e solcati. Nel genere Glycyrrhiza si trovano numerose piante perenni , tra queste quella che viene considerata più importante perché valutata come più pregiata è la Glycyrrhiza glabra L. . La pianta appartiene alla ampia famiglia delle leguminose attualmente suddivisa in cesalpinacee , fabacee e mimosacee, in questa suddivisione la Glycyrrhiza è classificata tra le fabacee , famiglia alla quale appartengono anche piante come il fagiolo ed il pisello anche se la sistematica di questo gruppo rimane un po’ controversa. In Italia la pianta viene usualmente coltivata nelle regioni meridionali ed insulari, è diffusa sia in pianura che in collina variando in genere, come altitudine di coltivazione, da 0 a 100 m sul livello del mare, preferendo terreni argilloso - calcarei o siliceo - argillosi .

Ippocrate la cita come rimedio per la tosse e le faringiti, così come Galeno che la indica anche come attiva nella medicazione delle ferite oltre che come correttiva dei sapori . Circa nel I^ secolo dopo Cristo Dioscoride ne parla nella sua Materia Medica indicandone l’azione anche nei bruciori di stomaco e , sotto forma di pomata, nella medicazione delle ferite, ma sembra che la coltivazione di questa pianta sia stata introdotta dai monaci Benedettini nel secolo X anche se il suo utilizzo era limitato ad alleviare la tosse . In Asia viene invece utilizzata da circa 5000 anni sia per la cura della tosse che per la cura del fegato e delle intossicazioni alimentari, nella medicina cinese viene classificata tra le piante toniche del qi ed è apprezzata anche per la sua capacità di moderare l’azione delle altre piante. Sempre dall’oriente provengono due usi tradizionali particolari che sono il Bagno di Buddha, cerimonia durante la quale la statua di Buddha viene immersa in acqua contenete succo di liquirizia, e l’inserimento di questa pianta in ricette afrodisiache contenute nel Kama Sutra. Viene utilizzata nel trattamento della tosse e del catarro bronchiale o comunque delle vie aeree superiori. E’ interessante ricorcare che tutte le sostanze dolci al gusto sono in genere in grado di avere influenza sullo stimolo della tosse in quanto la piacevole sensazione gustativa stimola la produzione di saliva che porta ad un aumento della deglutizione riflessa il che tende ad impedire l’attacco di tosse. La liquirizia entra poi nella preparazione di numerose tisane dove si sfrutta come correttore del gusto, nelle tisane o comunque nei preparati più propriamente lassativi si sfrutta invece la sua azione spasmolitica in particolare in associazione a droghe antrachinoniche come la senna, la frangula etc. delle quali appare limitare gli effetti collaterali, un altro utilizzo è nella prevenzione e/o limitazione del gonfiore epigastrico , del meteorismo e dell’aerofagia. Rimanendo in ambito di apparato gastrointestinale l’uso più importante è nel trattamento delle gastriti ed in particolare dell’ulcera gastro-duodenale. A livello epatico la liquirizia è indicata nelle epatopatie croniche che presentino una infiammazione attiva. Come antiallergico la liquirizia viene usata sfruttando il suo effetto immunomodulatore e di inibizione del rilascio di istamina nonché la sua azione di potenziamento dell’effetto dei corticosteroidi.