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Miti, Eroi e Astrologia - IL CAPRICORNO

di Riccardo Garbarino

Capricorno
è segno
cardinale, femminile, domicilio di Saturno. Fisicamente come psichicamente è
senza dubbio il più resistente. Il suo corpo corrisponde perfettamente alle
condizioni in cui si svolge la sua vita: con un’ossatura che sembrerebbe
visibile attraverso la pelle somiglia ad una casa costruita in cemento armato
che neppure le più forti scosse sono in grado di far crollare. Lo stesso si può
dire dell’insieme dell’esistenza propria, delle sue esperienze e delle reazioni
psichiche e spirituali con cui affronta tutto ciò che vive e subisce. Possiede
una forza di resistenza eccezionale ed è impareggiabile nella sua inflessibile
serenità di fronte a qualsiasi difficoltà che sa sopportare in silenzio,
maestro di una delle maggiori virtù umane: la pazienza. Soggetto alla dura
legge di Saturno ha coscienza che la sofferenza è la via più breve verso la
saggezza. Le invincibili armi che, anche se in tarda età, finiscono per
assicurargli la vittoria sono la tenacia, la prudenza e la laboriosità,
assecondate da un profondo senso del dovere, del sacrificio e dal sistematico e
profondo pensare. Come l’arte di Michelangelo, nella sua aspirazione al
dominio della materia il Capricorno vuole impadronirsene in un lento processo di
progressivo asservimento e non la nega perché la sente come la fonte della
sofferenza che a sua volta è la generatrice della vita, ma la spiritualizza. Il
tipo di energia che esprime il segno trova corrispondenza anatomica nello
scheletro, ossa e spina dorsale. Le corrispondenti pietre natali sono il rubino
e l’onice nero, pietre portafortuna la malachite ed il carbone, pietra preferita
la malachite, pietre da evitare le perle e i diamanti, metallo il piombo, giorno
il sabato, numero l’otto, colori il nero, il violetto ed il marrone.

Se il mito del
Cancro è la Madre, il mito del Capricorno è legato alla terza figura del
Padre, figura complessa a sua volta collegata al mito di Crono-Saturno.
Nell’Ariete si è visto il rapporto padre-figlio nella sfida della virilità,
nel Leone lo si è visto attraverso la presa di coscienza, nel Capricorno è il
padre stesso che deve morire e il
figlio diventare padre e poter guidare
autonomamente la propria vita. Crono
divora i suoi figli perché teme che essi facciano fare a lui la stessa fine del
padre Urano, ma non può sfuggire al suo destino, al figlio Zeus che si ribella
e lo esautora. Ma è anche la tematica del sacrificio del vecchio re per
assicurare la fertilità del raccolto, raffigurata nella castrazione del padre
Urano, le cui gocce di sangue cadute anche sulla terra stessa generarono le tre
Erinni, pronte a punire con la pazzia chi versa il sangue dei propri familiari.
Il Capricorno è dunque anche il principio dell’alchimia agricola, la fertilità
della terra, l’estrarre l’oro dalla
terra con il lavoro,
è la terra stessa come principio di regalità che
collega la figura di Crono alla Grande Madre Terra quale suo lato maschile
generativo, il seme interrato il 21 dicembre, la fertilità del capro simbolo
del segno. Con il padre l’intesa può essere difficile, egli può essere
severo e distante, ma presente oppure debole ed instabile, allora assente e
idealizzato. Talvolta è una figura prestigiosa con cui il figlio sente di non
poter competere ed allora il padre diventa una sfida difficile almeno per i
primi trent’anni di vita, coincidendo il periodo con il primo ciclo di
Saturno. Solamente dopo il primo ciclo il nato in Capricorno si rende conto di
ciò che deve fare per diventare padre lui stesso poiché le qualità di forza,
volontà, pazienza e stabilità non si possono trovare in qualcun altro o in un
lavoro per quanto remunerativo esso sia. Anche l’immagine di Cristo che nasce
il 25 dicembre, con il Sole in Capricorno, raffigura un Redentore che si offre
d’incarnarsi in un corpo mortale per aiutare a sollevare gli uomini verso la
Luce, rimanendo nelle restrizioni, nel peso della vita ordinaria e delle
responsabilità al fine di cambiare le cose per migliorarle.