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Miti, Eroi e Astrologia - I PESCI

di Riccardo Garbarino

Pesci
è segno mobile, femminile, domicilio di Nettuno e Giove. Fisicamente è uno dei
più fini e fragili ed in genere ha un aspetto trascurato, indolente, quasi
sempre trasognato, indeciso e pauroso. La morbidezza del carattere è
indubbiamente la sua massima caratteristica. Sognatore, dotato di
un’immaginazione straripante è utopista in misura molto maggiore del tipo
Aquario ed è fortemente inclinato verso una profonda e sincera religiosità,
verso il misticismo e l’occultismo, la natura è piuttosto ricettiva e passiva
come pure la disposizione a servire gli altri ed a soccorrerli. Singolare è il
lato materiale della sua esistenza: pur essendo privo di un vero senso della
realtà, completamente estraneo al desiderio di possedere beni o di accumulare
ricchezze, riesce sempre in un modo o nell’altro ad assicurarsi almeno il minimo
necessario per l’esistenza. Sempre soggetto ad oscillazioni psichiche che
possono verificarsi perfino di ora in ora, la sua esistenza è come un continuo
rialzarsi e cadere, sembra camminare sulle onde del mare. Il tipo di energia che
esprime il segno trova corrispondenza anatomica nei piedi, ghiandole linfatiche
e liquidi organici. Le corrispondenti pietre natali sono l’ametista ed il
carbonchio, pietra portafortuna l’ametista, pietre preferite il turchese ed il
diamante, pietra da evitare il rubino, metallo l’argento, giorni il mercoledì
ed il giovedì, numeri il tre ed il sette, colore il viola.

Nel
segno dei Pesci non esiste un dilemma particolare poichè essi stessi incarnano
il dilemma umano del venire a patti con la propria parte trascendente. Un tema
comune a molte antiche fiabe è quello dell’unione di un comune mortale con un
essere appartenente ad un altro livello di realtà che di solito è
rappresentato da un cigno o da una sirena. Quest’ultima accetta di vivere
sulla terra in un corpo mortale ad una particolare condizione che solitamente ha
attinenza con il non porre certe domande o il non aprire un scatola, in altre
parole riguarda il rispetto per i misteri dell’altro regno. Tuttavia la
curiosità e la mancanza di rispetto dell’uomo finiscono per avere il
sopravvento e l’incantesimo è spezzato. Il pesce è anche uno dei simboli
della cristianità e l’era cristiana è anche detta era
dei pesci:
con l’avvento del cristianesimo Dio s’incarna come uomo
costituendo un ponte tra il terreno ed il trascendente. Se questo aspetto
costituisce il simbolo dell’aspirazione, l’altro simbolo, quello
dell’abnegazione, è ben descritto dall’”ama
il tuo prossimo come te stesso
e porgi
l’altra guancia”
sempre che l’altro pesce, rimosso e chiamato diavolo,
non prenda il sopravvento. Nell’ultimo segno dello zodiaco sono
rappresentate tutte le debolezze umane, i desideri, i bisogni, i sogni, le
illusioni ed il bisogno di amore. Nei due pesci che nuotano in direzioni
opposte, ma che sono legati da una corda d’oro, c’è il dilemma
dell’incontro con le due dimensioni che guida la vita dei nati sotto questo
segno: c’è chi segue la sirena delle illusioni cosmiche, chi esprime il genio
di Einstein e chi, venendo a patti con il mondo transpersonale, esprime poesia,
musica, teatro ed opere d’arte poiché anch’essi, appartenenti al mondo
d’acqua, possono creare in campo artistico. La tematica della vittima e del
redentore ben rappresenta il dualismo insito nel simbolo dei Pesci, e
l’identificarsi in colui che la vita ha dilaniato o in colui che salva dal
dolore rappresentano le due facce della stessa medaglia. I due pesci non possono
essere separati dal cordone ombelicale che li lega ed il caotico mondo materno
è sempre lì a ricordare che è di gran lunga più facile identificarsi con
essa per poi soccorrere la vittima esterna di turno anziché sé stessi. Il
dissoluto Dioniso è figlio di Persefone e si dice essere nato due volte e
indotto alla pazzia dalla gelosia di Era. Salvato da Hermes, vaga per il mondo
con la sua allegra combriccola alla ricerca delle sue origini, insegna l’arte
vinicola in Egitto e in India ed infine giunge a Tebe, suo luogo di nascita. Qui
il re Penteo disprezza la dissolutezza del dio e lo fa arrestare, ma Dioniso lo
rende pazzo e il suo seguito, in preda ai fumi dell’alcool ed al delirio
religioso, uccide il re e lo decapita, subendo così lo stesso destino del dio
che egli aveva rifiutato. Dunque la base irrazionale del mondo e il delirio
collettivo si raffigurano nell’Io cosciente di Penteo che rifiuta la parte
dissoluta dionisiaca che comunque è in lui e subisce lo stesso destino.