L'OROSCOPO DI NERONE

di Stefano Rubino

Pare
che un tale, durante una conversazione con Nerone, avesse declamato per caso il
seguente verso: «Quando sarò morto, bruci pure nel fuoco tutto il mondo!». Al
che l’imperatore romano avrebbe replicato: «Al contrario, mentre sono vivo!».

Questo
aneddoto è citato da Svetonio nella “Vita dei Cesari” all’inizio del
suo paragrafo sul famoso incendio di Roma. Nerone fu subito considerato dai suoi
contemporanei come il vero responsabile di quell’incendio e lo stesso Svetonio
si muove sulla scia di questo sentire comune. Oggi esistono molti più dubbi
sull’obiettività di certa storiografia romana solita attribuire a Nerone ogni
genere di nefandezze. Non potremo mai sapere con certezza se fu davvero lui ad
ordinare di dar fuoco a Roma oppure se si sia trattato di una disgrazia
accidentale. Se però ci fidiamo dell’Astrologia e di come essa influenzi il
carattere degli uomini, allora, pensando all’immagine svetoniana di Nerone che
contempla dall’alto di una torre lo spettacolo dell’incendio e canta in abito da
scena versi tratti da “La distruzione di Troia”, dovremmo per forza
convenire che essa potrà non essere storicamente vera ma è incredibilmente
vicina all’essenza psicologica del personaggio. Perché? Lucio Domizio Nerone
nacque ad Anzio il 15 dicembre del 37 d.C. poco prima dell’alba tanto che «quasi
fu toccato dai raggi del sole prima che dalla terra stessa». Egli è dunque un
Sagittario ascendente Sagittario con Luna in Leone e con ben quattro pianeti in
Prima Casa (il Sole, Venere, Marte e l’allora ignoto Plutone) di cui uno - il
Sole appunto - strettamente congiunto all’ascendente. Una concentrazione di
fattori “fuoco” veramente impressionante che non tarderà a produrre
effetti nefasti sul carattere del giovane imperatore. Ogni Sagittario è
dominato, come si sa, dal suo spirito visionario, dalla sua naturale tendenza ad
andare oltre il conosciuto e l’ordinario. Per questo motivo i nativi sono
solitamente dei viaggiatori incalliti e i più dotati fra loro si trovano
talmente a loro agio nell’ambito delle esplorazioni mentali da diventare
frequentemente filosofi o scienziati. Nerone, cosa abbastanza anomala per un
Sagittario, provava una sorta di riluttanza a lasciare Roma e nel corso della
sua breve esistenza compì un unico importante viaggio per l’inaugurazione del
taglio sull’istmo di Corinto. E, complice probabilmente un restrittivo Saturno
in nona casa, non diede neanche sfogo alle tendenze colonialistiche tipiche del
suo segno natale, tanto che sotto di lui i confini dell’impero rimasero
praticamente invariati. Quanto alla filosofia, Nerone la ripudiò ben presto su
suggerimento della madre e probabilmente perché, chi presenta come lui Mercurio
in Sagittario, è troppo ingenuamente attaccato alle sue certezze per poter
sopportare i dubbi derivanti da una seria speculazione intellettuale. Visto
anche che il pianeta era posizionato in undicesima casa, piuttosto che diventare
un profondo pensatore preferì circondarsi di amici intellettuali. Dovendo così
trovare una valvola di sfogo all’intraprendente esuberanza del suo Sole
sagittariano Nerone scelse di farlo nel modo tipico di chi presenta una forte
Prima Casa, ossia affermando in modo esibizionistico la propria personalità.
Nel suo caso poi, il Sole era anche rafforzato da una strettissima congiunzione
all’ascendente e fu dunque inevitabile che la ricerca del plauso altrui
divenisse il fattore motivante della sua vita. Essere venerato come sovrano non
gli bastava. Lui voleva letteralmente sbalordire i suoi sudditi come nessun
altro aveva fatto fino ad allora. Non gli importò di essere un bravo
imperatore. Alla stregua di un grande attore, voleva solo riuscire ad
interpretare quel ruolo nel modo più spettacolare possibile. Pare che negli
ultimi anni, per sedare la rivolta dei Galli, si fosse deciso a presentarsi
inerme di fronte a loro convinto di portarli al pentimento con un pianto
commovente. Durante il suo regno tutta la vita di Roma si trasformò in un
grande spettacolo. Ludi circensi, combattimenti fra gladiatori e
rappresentazioni teatrali si susseguivano con una frequenza impressionante. Per
ricevere sovrani orientali organizzò cerimonie di accoglienza come mai se
n’erano viste. Fece svolgere in teatro una finta caccia di tori, orsi e leoni e
alla fine fece inondare il proscenio mentre finte navi e attori vestiti da
soldati simulavano un’antica battaglia navale fra Persiani e Ateniesi. Costrinse
i centurioni ad indossare maschere di commedie e i più stimati nobili della
città a frequentare scuole di canto. Sperperò montagne di soldi per erigere
teatri e monumenti, il più celebre fra i quali fu un’enorme statua bronzea alta
35 metri che lo raffigurava come il Colosso di Rodi. Si fece costruire una villa
faraonica nel cuore di Roma, la celebre Domus
Aurea
, ricoprendola di oro, argento e avorio e pretendendo che al suo
interno fossero realizzati campi, vigneti, laghi artificiali e persino un
piccolo bosco in cui potessero scorrazzare veri animali selvatici. Arrivò a
sostituire il mese di Aprile con il mese Neroneo e fu sul punto di chiamare Roma
Neropoli. Secondo l’Astrologia chi ha una forte preponderanza di valori fuoco
non vuole adattarsi alla realtà così come gli si presenta ma di quella realtà
vuole essere lui stesso artefice e creatore, vivendo la vita come se fosse un
grande dramma recitato. Con Nerone, Roma fu trasformata in un teatro, i senatori
e i soldati in comparse e il popolo in pubblico plaudente. E siccome una Prima
Casa carica di pianeti è sempre indice di spiccata egopatia, affidò a se
stesso il ruolo di unico e assoluto protagonista. Amante della musica (Nettuno
in Aquario) e convinto che col canto potesse esprimere al meglio la sua
creatività (Casa Quinta in Toro), si mise a studiare la cetra e allenò la sua
voce in modo maniacale evitando di parlare forte e rinunciando ai cibi più
piccanti. Indisse un’infinità di gare canore e teatrali cui non mancò mai di
partecipare come concorrente. Ma anche lì, la proverbiale insicurezza che si
nasconde dietro il comportamento spaccone dell’Ariete-PrimaCasa non tardò a
manifestarsi. Prima di salire sul palco era terrorizzato da quello che potessero
dire i giudici. Temeva di essere battuto dagli avversari e così li spiava di
nascosto oppure cercava di innervosirli insultandoli e, se questo non bastava,
provava a corromperli. Se vedeva per strada una statua raffigurante qualche
vincitore del passato la faceva abbattere e, stando a Svetonio, commissionò
anche l’omicidio di un attore rivale. Nato sotto gli auspici del Sole si
considerava figlio di Apollo, anzi un’incarnazione stessa del Dio e come tale
non ammetteva che qualcuno potesse anche solo istillargli qualche dubbio sulla
sua superiorità. I Romani si trovavano ad assistere sbalorditi alle processioni
del loro imperatore che, vestito di porpora e con un mantello disseminato di
stelle d’oro, celebrava i suoi successi sportivi e canori sullo stesso carro
dove un tempo Augusto aveva festeggiato le sue più importanti vittorie
militari. Preso solo dall’amore per se stesso (Venere in Capricorno e in Prima
Casa) e preoccupato più di ogni cosa di affermare il suo personaggio in maniera
sempre più istrionica (Plutone in Prima), Nerone cominciò a confrontarsi con i
grandi eroi della tragedia greca: Edipo, Oreste, Aiace, etc. Ma in realtà non
smise mai di fare Nerone che interpretava Nerone. A questo punto è interessante
aprire una parentesi sul fatto che, in Astrologia classica, l’ascendente
rappresenti, tra le altre cose, il modo con cui ci mostriamo agli altri (spesso
la maschera che indossiamo) mentre il Sole è il simbolo della nostra vera
essenza. Chi nel tema natale ha il Sole congiunto all’ascendente può fare
fatica a distinguere fra la sua immagine pubblica e il suo io più profondo. Si
può dire che li confonda in continuazione, ossia che non sappia più dove
finisce lui e dove inizia il suo personaggio. Guarda caso Nerone, pur
interpretando le tragedie più disparate, indossava sempre una maschera che
riproduceva i suoi lineamenti. Questa incapacità di vedere oltre se stesso fu
probabilmente all’origine della sua rovina. Per difendere il suo potere (o
meglio per evitare che qualcuno gli rubasse il centro della scena) si prodigò a
far fuori qualsiasi pericoloso concorrente: avvelenò il fratello adottivo
Germanico, uccise a calci la seconda moglie mentre questa era incinta, costrinse
il suo precettore Seneca al suicidio e dulcis
in fundo
fece uccidere la madre Agrippina, il cui fantasma lo perseguiterà
fino alla fine dei suoi giorni. Anche evitando di credere ad alcuni
raccapriccianti episodi raccontati da Svetonio, la lettura del tema natale di
Nerone porta a pensare che si trattasse effettivamente di un tipo poco
raccomandabile. Marte in Prima è, già di per sé, abbastanza pericoloso. Se
poi, all’interno di un quadro già stimolato in senso marziano, il pianeta viene
a trovarsi vicino al Sole e a Plutone, ne viene fuori una carica di aggressività
difficilmente controllabile. Nerone dovette convincersi presto che se non
riusciva ad esprimere tutto se stesso con la musica e il teatro poteva sempre
dedicarsi con notevole estro creativo all’esercizio quotidiano della violenza. E
infatti, stupri di schiavi e schiave, risse nelle bettole, saccheggi notturni di
negozi, pestaggi e omicidi rimasero sempre sue grandi passioni. Il popolo, alla
lunga, si stancò di tanta arroganza e incominciò ad odiarlo apertamente,
mentre il Senato e l’esercito si resero conto di non poter più continuare con
un sovrano così mentalmente squilibrato (interessante notare che la Luna natale
di Nerone era tra l’altro opposta a Nettuno). La sua totale aridità affettiva
derivante dalla carenza di fattori “acqua” (e aggravata dalla
“caduta” di Venere in Capricorno) lo lasciò poco a poco anche senza
amici. Negli ultimi tempi aveva imparato a non fidarsi più di nessuno. Lui, che
fin da giovane aveva disprezzato qualsiasi religione, incominciò a diventare
morbosamente superstizioso e a vedere ovunque presagi e segni del destino, come
accade probabilmente a tutti i Sagittario degeneri. Arrivò persino ad
idolatrare una statuetta regalatagli da un plebeo che a suo avviso lo aveva
aiutato a sventare una congiura. Nulla però riuscì a salvarlo dalla rivolta
dei pretoriani guidati da Galba. Svegliatosi nel cuore della notte e accortosi
che anche il suo corpo di guardia lo aveva abbandonato, si rifugiò presso la
villa di un liberto e qui, fra mille indecisioni, decise di darsi la morte.
Nessuno era stato all’altezza delle sue grandiose visioni. Roma devastata dal
fuoco. Quale spettacolo poteva competere con questo? Solo lui poteva capirne la
sublime bellezza. A lui, solo a lui spettava di celebrare col canto
quell’immagine immortale. «E ora che muoio - deve aver pensato negli ultimi
istanti - bruci pure nel fuoco tutto il mondo!».

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