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L'ASTROLOGIA AI TEMPI DI DANTE

di Giorgio

L’Astrologia è arte antica.
La coltivavano gli egizi, gli ebrei e, poi, i greci e i romani. Ogni civiltà con
tecniche e approcci diversi, ma tutte convinte che gli astri erano capaci di
determinare la vita degli uomini. Ma fu all’epoca di Dante, nel Medioevo, che
l’Astrologia ebbe in Occidente la stagione del suo massimo fulgore.

Tra il XI e il XII secolo,
infatti, dopo quasi sei secoli di eclissi l’Astrologia si impose in Europa come
sintesi tra scienza, filosofia e religione . La ragione è semplice. La cultura
medievale pone al centro dell’universo l’uomo. Tutto è stato creato in sua
funzione e tutto deve avere un fine coerente. Anche le stelle avevano uno scopo.
In esse era scritto, con caratteri misteriosi, il destino di ciascuno. Compito
dell’uomo di cultura era quello di dirimere il mistero. Il primo passo era lo
studio del cielo. E, così, furono costruiti e perfezionati astrolabi e equatori.
I primi per determinare la posizione del Sole e delle stelle, gli altri per
individuare i pianeti. Ciò consentì di elaborare tavole astrologiche di estrema
precisione e di individuare i tempi di rivoluzione dei pianeti.

A quel tempo si credeva,
seguendo Tolomeo, che la Terra fosse immobile al centro di un universo che era
di forma sferica e finito. Attorno alla Terra, come mostra Dante nel Paradiso,
c’erano, in cieli concentrici e mobili, la Luna, Mercurio, Venere, il Sole,
Marte, Giove, Saturno, le stelle fisse, e il Cristallino. Al di sopra di tutto
l’Empireo, il cielo della pace, al di fuori del tempo e dello spazio, dove
dimorano i beati e Dio.

Ma come era possibile
conciliare Dio con l’Astrologia? E, in particolare, come era possibile accettare
l’idea dell’influsso degli astri sulla vita dell’uomo con il libero arbitrio? La
questione, in un’epoca in cui l’inquisizione condannava al rogo e alla tortura
chi dissentiva dal credo ufficiale, non era secondaria. Dante, uomo colto e
degno spirito del proprio tempo, affida a Marco Lombardo nel Purgatorio (XVI,
73-81) la definizione della questione:


Lo cielo i vostri movimenti inizia;


non dico tutti, ma posto ch’io ‘l dica,


lume v’è dato a bene e a malizia,


e libero voler; che , se fatica,


nelle prime battaglie col ciel dura,


poi vince tutto, se ben si notrica.


A maggior forza ed a miglior natura


liberi soggiacete; e quella cria


la mente in voi, che il ciel non ha in sua cura
.

Come dire: l’astrologia non
rende l’uomo schiavo delle stelle, ma gli consente, conoscendole, di sottrarsi
al loro influsso. A differenza dei credi dell’antichità, dunque nel Medioevo si
pensava che le stelle fossero sì capaci di influenzare la vita degli uomini, ma
non di determinarla.

Questa interpretazione si
adeguava perfettamente a una società come quella medioevale intrisa di fede, ma
nello stesso tempo dominata dalla superstizione e dalla magia. Così era comune
trovare astrologi al soldo, non solo di re e nobili, ma anche dei governi
comunali. Come a Firenze dove era uso consultarli alla vigilia delle decisioni
importanti. Ne è un esempio la costruzione del Battistero che iniziò sotto una
costellazione favorevole. Dante stesso ringrazia il suo tema natale e il suo
segno zodiacale (i Gemelli) per il talento che possiede (Paradiso XXII ,
112-114):

O gloriose
stelle , o lume pregno


di gran virtu’, dal quale io riconosco


tutto, qual che sia , il mio ingegno.

Ma le stelle potevano anche
annunciare eventi negativi. E’ quello che accadde, ad esempio, nella seconda
metà del XII secolo. Un astrologo del tempo, Giovanni da Toledo, predisse per il
1186, a causa della congiunzione di tutti i pianeti in Bilancia, immani
catastrofi legate al vento, all’acqua e ai terremoti. La congiunzione era
predetta correttamente (e ciò dimostra la precisione degli strumenti dell’epoca
e la bravura dell’astrologo) e tutti confermarono i nefasti presagi.

Il terrore e lo sgomento si
diffusero a macchia d’olio. La notte del 31 dicembre 1185, molte città tedesche,
spagnole, francesi e italiane, come narrano numerose cronache dell’epoca, si
svuotarono e le popolazioni passarono il capodanno nelle grotte. A Bisanzio
furono murate le finestre del palazzo imperiale e accumulate grandi quantità di
viveri.

L’alba del nuovo anno fu
tranquilla, così come tutto il 1186. Ma l’esempio mostra quanto fosse influente
l’Astrologia nel Medioevo.

Ma non tutto filava sempre
liscio, almeno per gli astrologi. Se qualcuno, infatti, valicava il confine con
la divinazione o, peggio ancora, andava a toccare la teologia erano guai seri.
Così, ad esempio, Francesco Stabili, detto Cecco d’Ascoli, professore di
Astrologia all’università di Bologna finì, come ricorda Dante, arso vivo perché
“volle farsi mago”.

Per tutto il Medioevo
l’Astrologia dominò, in una dimensione a cavallo tra la scienze e la magia,
l’intera società. Il suo stimolo alla Astronomia, dalla quale si separerà solo
nella seconda parte del XV secolo, è innegabile e riconosciuto da Keplero e
Galileo. Inoltre il suo utilizzo in settori come l’amministrazione della
giustizia sollecitò la curiosità di molti. Tra questi Isac Newton, che si
iscrisse a Cambridge, dove avrebbe elaborato le sue celebri leggi fisiche,
proprio perché solleticato dall’Astrologia.

Ma questa è un’altra storia
e di un’epoca diversa.