Come hai potuto?

di Jim Willis [2001] Traduzione di Patrizia Fiorenzato

Quando ero una cucciola, ti ho divertito con le mie

buffonate e ti ho fatto ridere. Mi chiamavi la tua bambina e

nonostante un certo numero di scarpe rosicchiate ed un paio di guanciali

squarciati e sparpagliati ovunque, sono diventata la tua migliore

amica. Ogni qualvolta facevo la “discola ” mi agitavi il dito davanti

al naso e mi chiedevi: “Come hai potuto?”, ma poi cedevi e mi

rotolavi sulla pancia per una grattatina. La mia educazione casalinga fu un

po’ più lunga di quel che pensavi, perché eri molto indaffarato, ma ci

abbiamo lavorato insieme. Ricordo le notti in cui mi rannicchiavo

vicino a te nel letto ed ascoltavo le tue confidenze ed i tuoi sogni

segreti e credevo che la vita non sarebbe potuta essere più perfetta.

Andavamo a fare lunghe camminate e corse nel parco, giri in macchina,

fermate per il gelato (per me solo il cono perché “il gelato fa male

ai cani”, dicevi), ed io mi facevo lunghi pisolini al sole, aspettando

che tornassi a casa alla fine della giornata. Impercettibilmente, hai

iniziato a trascorrere più tempo al lavoro, a pensare alla tua

carriera e a dedicare più tempo alla ricerca di una compagna umana. Ti ho

aspettato con pazienza, consolandoti comunque nei dolori e nelle

delusioni, non ti ho mai rimproverato per le decisioni sbagliate e ho

salutato con gioia ogni tuo ritorno a casa, anche quando ti sei

innamorato. Lei, che ora è tua moglie, non è “persona da cani”, ma le

ho dato comunque il benvenuto nella nostra famiglia, provando a

dimostrarle affetto e obbedendole…. Ero felice, perché tu eri

felice.

Quando sono arrivati i bambini, ho condiviso la vostra agitazione.

Sono stata affascinata dal loro aspetto roseo, dal loro odore e avrei

voluto far loro da madre. Solo voi due potevate temere che potessi

far loro del male, ma ho passato la maggior parte del tempo in un’altra

stanza, o in gabbia. Oh, come avrei voluto amarli, ma sono divenuta

una “prigioniera dell’amore”. Quando hanno iniziato a crescere, sono

diventata la loro amica. Si aggrappavano al mio pelo e si

trascinavano sulle loro tremolanti gambette, mi cacciavano le dita negli occhi,

esploravano le mie orecchie e mi baciavano sul naso. Di loro, adoravo

tutto e le loro carezze - perché le tue carezze erano ormai diventate

così rare - ed io li avrei difesi fino alla morte, se fosse stato

necessario. Avrei voluto sgusciare dentro i loro letti ed ascoltare

le loro ansie ed i loro sogni segreti, ed insieme avremmo aspettato di

sentire arrivare il rumore della tua auto.

C’era un tempo in cui, quando qualcuno ti chiedeva se avessi un cane, tu tiravi
fuori la mia

foto dal portafoglio ed iniziavi a raccontare di me. In questi ultimi

anni, hai risposto solo “si” e hai cambiato discorso. Sono passata

dall’essere il “tuo cane” a “solo un cane”, e tu a lamentarti per

ogni spesa affrontata per me. Ora, hai l’opportunità di fare una nuova

carriera in un’altra città, e tu e loro vi trasferirete in un

appartamento dove gli animali non sono ammessi. Tu hai preso la

giusta decisione per la tua” famiglia”, ma c’era un tempo in cui ero io la

tua sola famiglia.

Ero eccitata all’idea del viaggio in auto, fino a

quando siamo arrivati al rifugio per animali. Odorava di cani e di

gatti, di paura, di disperazione. Hai compilato le carte e hai detto:

“So che troverete una buona casa per lei”. Loro hanno fatto le

spallucce e ti hanno guardato con sguardo afflitto. Conoscono la

realtà che riguarda un cane di mezza età, sia pure con le “carte”. Hai

dovuto staccare le dita di tuo figlio dal mio collare mentre lui

gridava: “No, papà! Per favore, non lasciare che prendano il mio cane!” Ed ero

preoccupata per lui, per la lezione gli stavi impartendo su amicizia

e lealtà, su amore e responsabilità, e sul rispetto per ogni vita. Mi

hai dato una pacca di addio sulla testa, evitando i miei occhi, e ti sei

cortesemente rifiutato di portare con te il mio collare ed il mio

guinzaglio. Avevi una scadenza da rispettare, ed ora anch’io ne ho

una che mi attende.

Dopo la tua partenza, le due gentili signore dissero

che certamente tu lo sapevi da mesi di questo trasloco e ciò

nonostante non hai fatto alcun tentativo per trovarmi una buona casa. Scossero

la testa e mi chiesero: “Come hai potuto?”. Qui al canile, con noi sono

premurosi, tanto quanto lo permettono i loro impegni. Naturalmente,

ci danno da mangiare, ma io già da giorni ho perso l’appetito.

All’inizio, ogniqualvolta qualcuno passava davanti al mio recinto, correvo al

cancello, sperando che fossi tu - che avessi cambiato idea - che

questo fosse tutto un brutto sogno…. o almeno speravo che fosse qualcuno

che si interessasse a me, qualcuno che avrebbe potuto salvarmi.

Quando capii che non avrei potuto competere con lo zampettare di un allegro

cucciolo, inconsapevole del suo destino, mi ritirai nell’angolo più

lontano ed aspettai. Sentii i suoi passi che venivano per me alla

fine della giornata, e la seguii silenziosamente lungo il corridoio, fino

ad una stanza isolata. Una stanza magnificamente tranquilla. Lei mi

piazzò sul tavolo e mi strofinò le orecchie e mi disse di non preoccuparmi.

Il mio cuore martellava nell’attesa di ciò che stava per succedere, ma

c’era anche un senso di sollievo. La prigioniera dell’amore ha

esaurito i suoi giorni. Com’è mia natura, era più preoccupata per lei. Il

fardello che sopporta la opprime profondamente, e lo so, così come

conoscevo ogni tuo umore. Gentilmente mi ha messo un laccio

emostatico su una delle mie zampe anteriori, mentre una lacrima le scendeva

lungo una guancia. Le leccai la mano così come facevo con te per consolarti

tanti anni fa. Senza farmi male mi infilò l’ago ipodermico in vena.

Come sentii la puntura ed il freddo liquido scorrere nel mio corpo,

mi lascia andare sonnolenta, la guardai nei suoi occhi buoni e mormorai:

“Come hai potuto”.

Forse perché non comprese bene il mio linguaggio

canino, mi rispose: “Sono così dispiaciuta”. Mi abbracciò ed in

fretta mi spiegò che era il suo lavoro essere sicura che io andassi in un

posto migliore, dove non sarei stata ignorata, o maltrattata o

abbandonata, o dove non avrei dovuto arrangiarmi da sola - un posto

di amore e di luce, così diverso da questo luogo terreno. E con le mie

ultime energie, cercai di spiegarle con un colpo di coda che il mio

“Come hai potuto?” non era rivolto a lei. Era per te, mio Amato

Padrone, era a te che stavo pensando…. Penserò sempre a te e ti

aspetterò per sempre. Che ogni persona, nella tua vita, possa

continuare a mostrarti così tanta lealtà.

Nota dell’autore

Se “Come

hai potuto?” ti ha fatto piangere mentre lo leggevi, così come ho

pianto io mentre lo scrivevo, è perché è la storia di milioni di

“animali da compagnia”, che in passato avevano un padrone e che ogni

anno muoiono nei rifugi per animali in America e Canada (come anche

in Italia!n.d.t.).

Chiunque voglia distribuire questo scritto per scopi

non commerciali è ben accetto, purché sia correttamente riportata la

nota sul copyright. Per favore, utilizzate questo scritto per aiutare

l’educazione, nel vostro sito, nelle newsletter, nei rifugi per

animali, negli ambulatori veterinari e nei bollettini.

Dite alla gente

che la decisione di accogliere un animale in famiglia è una decisione

importante per la vita, quegli animali meritano il nostro amore e

cure sensibili, che trovare una nuova casa idonea per il vostro animale è

una vostra responsabilità e qualunque associazione umanitaria locale

o lega per la difesa degli animali può offrirvi buoni consigli, e che

ogni vita è preziosa. Per favore, fate la vostra parte per fermare le

uccisioni e favorire le campagne per la sterilizzazione per prevenire

nascite di animali indesiderati.

Jim Willis

Libro Consigliato:

Anne e Daniel Givaudan: Il Popolo degli Anima-li [Ed. Amrita]

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