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I tre stadi dell'Amore 1 Parte

di Lidia Fassio

L’amore a volte non funziona semplicemente perché non
riusciamo a comprendere le difficoltà che ci portiamo dietro nella lenta
costruzione della nostra “affettività”.

In effetti, ogni individuo nel suo “centro” presenta delle ferite profonde che
cercherà di sanare attraverso l’altro, quell’altro che l’ inconscio riconoscerà
tra una selva di immagini interiori e che servirà ad evocare qualcosa del nostro
passato che deve essere “rimesso in scena” per poi poterci traghettare verso il
futuro.

L’amore è la cosa che tutti desiderano di più al mondo, tutti lo anelano,
sperano di trovare l’anima gemella e fantasticano su come potrebbe essere una
vita vissuta in uno stato di innamoramento perenne; i più hanno dell’amore una
visione da fiaba che termina con le parole “…e vissero insieme felici e
contenti”. Purtroppo però, le favole finiscono proprio nel momento in cui inizia
il rapporto, dopo di che più nulla si sa dei due protagonisti.

Se facciamo un’indagine un po’ più approfondita su ciò che pensano le persone
dell’Amore, scopriamo alcune cose interessanti che possono aiutarci a
comprendere.

Buona parte di esse è convinta che l’amore sia un qualcosa che si acquisisce
automaticamente con l’innamoramento; altri sono convinti che “amore sia essere
amati”;

un’altra grossa fetta di umanità pensa che l’amore sia dipendente dall’ incontro
con la persona giusta e che, se non la troviamo, saremo destinati a situazioni
di ripiego;

altri ancora hanno la sensazione che l’amore sia una condizione passiva, un
qualcosa che “capita nella vita”, che in un certo senso dipenda dalla “fortuna”,
senza minimamente pensare che invece l’Amore è un’azione, quindi qualcosa che
possiamo o non possiamo far accadere.

Un numero veramente esiguo di persone sa che una relazione vera, matura e
gratificante, basata sull’amore reciproco, può esistere solo allorché siano
state esaminate e affrontate le problematiche che sono intercorse nella prima
relazione della vita, quella con nostra madre e quando siano stati superati
tutti i “bisogni” che erano sacrosanti in quella parte della vita, ma che, se
non sono stati gratificati allora, continueranno ad esistere e a far sentire la
loro voce nelle relazioni che si metteranno in piedi da adulti.

Nella mente di moltissime persone regna inoltre una grande confusione tra amore
e bisogno.

In termini astrologici, troppo spesso si pensa che basti guardare la posizione
di Venere nel tema natale per sapere cosa cerchiamo in una relazione e che tipo
di persona desideriamo. Questo può anche essere vero, ma è molto riduttivo
perché il pianeta non indica solo il tipo di persona che ci attrarrà, ma ha
significati molto più profondi che sono strettamente connessi alla formazione e
allo sviluppo della nostra identità, a cui sicuramente contribuiscono sia
l’amore che la relazione.

Nella mia esperienza dì lavoro sulle coppie posso dire, senza timore di essere
smentita, che sono pochissime le relazioni basate sull’amore - quelle che
astrologicamente possiamo definire da casa settima, mentre moltissime sono
quelle che hanno altre finalità e che sono pertanto fondate su “bisogni” per
così dire lunari.

Venere, come signora della casa 7a - Bilancia - rappresenta la possibilità per
la persona di incontrare attraverso la relazione, la parte più sconosciuta di sé
mettendo in atto il sofisticato meccanismo della proiezione, ovvero agganciando
ai partners qualità personali sia positive che negative, per lo più sconosciute
al soggetto.

Il suo domicilio primario nella prima casa sopra l’orizzonte presuppone il
superamento di alcune tematiche infantili ed emotive che sono caratteristiche
della non perfetta chiusura con le figure genitoriali.

L’Io adulto può instaurare delle relazioni psicologiche vere solo quando sia
riuscito ad emergere dalla massa indifferenziata dell’Io familiare che crea
risposte automatiche e non permette una vera e propria separazione.

I soggetti che non hanno risolto questi problemi tendono sempre a “triangolare”

familiari o altre persone nella loro relazione con lo scopo di creare una
complicità che permetta di mantenere intatte le dinamiche originarie.

Un altro punto importante da comprendere è dovuto al fatto che mentre
l’Ascendente è il segno che sorge al momento della nostra nascita e rappresenta
tutto ciò che è facilmente visibile ed identificabile di noi, il segno su cui
poggia il Discendente, è quello che nello stesso momento sta scendendo
nell’oscurità e, in termini psicologici, si cela nell’inconscio.

Tutto quello che noi incontriamo tra le mura della 7a casa, sarà qualcosa che ci
appartiene ma che scopriremo attraverso l’altro, il “diverso” da noi.

Venere rappresenta sia la possibilità di incontrare e avvicinare l’altro, sia
l’occasione, unica ed irripetibile di scoprire quella parte di noi che è
inconscia.

Venere è legata all’archetipo della scoperta di sé e il mito infatti la vuole in
grado dì autogenerarsi attraverso la relazione al fine di completarsi e
autogratificarsi, darsi un maggior valore; in poche parole rappresenta la
possibilità di conoscersi.

Afrodite nel mito, rappresenta sia il rapporto amoroso che quello intellettivo e
creativo poiché, se l’unione e vera ed è di cuore e di spirito, avviene una
sorta di alchimia che porta ad una crescita psicologica, emotiva e spirituale.

Quando è Venere ad influenzare un rapporto amoroso questo non sarà mai
circoscritto puramente alla pura sfera romantica o sessuale perché per lei
l’unione è a livello di anima-psiche il che comporta sempre una crescita, un
cambiamento di valori e un arricchimento personale.

Il suo modo di procedere inizia con l’attrazione (la Dea è munita di cinto
magico irresistibile ) dopo di che conquista (fa intervenire Eros che scocca la
freccia); però la sua ricerca non consiste solo nell’amore, ma in ciò che
l’amore può

portare a livello di energia interna; è qualcosa che si mette in movimento e che
spinge alla scoperta di sé passando attraverso la comunione e lo scambio con
l’altro.

Dall’unione Venere cerca un rafforzamento e un allargamento del proprio senso di
identità; infatti è uno dei pianeti personali che servono l’Io nel suo processo
di individuazione, insieme a Mercurio e Marte.

Con Venere tutto deve entrare in comunicazione e questo è ben diverso dalla
simbiosi emotiva che vuole la Luna che invece cerca una fusione con l’altro per
perdere e mischiare la sua identità nel tentativo di ricreare quella sicurezza e

quella sensazione paradisiaca che garantisce appartenenza, protezione e radici.

Venere ha il suo domicilio primario in un segno di Aria e rappresenta un entrare
in comunicazione senza perdersi e senza fondersi, ma cercando di scoprire parti
di sé che dall’altro vengono riflesse. L’amore maturo è unione a condizione di
preservare l’integrità di entrambi ed è un’energia che riesce a far crollare le
barriere che ci separano dai nostri simili, qualcosa che permette di superare il
senso di isolamento e di solitudine, ma che al tempo stesso consente
all’individuo di rimanere sé stesso e di conservare la sua unicità ed
individualità. Tutto questo è possibile solo se c’è separazione emotiva e se c’è
libertà.

Con venere due persone hanno la possibilità di avvicinarsi, di confrontarsi e di
scoprirsi senza che vi sia ancora quella trascendenza che porterà alla
rigenerazione, poiché questo avverrà dopo, attraverso la diabolica
seduzione-passione della casa ottava.

Jung dispone il sentimento tra le due funzioni razionali; quello che si prova
invece con l’innamoramento è istinto, pulsione ed emozione — un qualcosa che ci
guida e che spesso ci domina e che è assolutamente irrazionale, provocato dai
sensi e non dalla ragione.

Il mito di Afrodite ci ricorda che era lei sola ad operare la “scelta”, ma il
fatto che dovesse poi far intervenire Eros ci consente di comprendere che
l’amore ha bisogno di distanza, di prospettiva e di riflessione, qualità che ci
fornisce la ragione.

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