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I tre Stadi dell'Amore 2 parte

di Lidia Fassio

Parleremo ora dei tre domicili di Venere per valutare come
si evolve la funzione “sentimento” partendo dalla fase Toro, passando attraverso
lo stadio Cancro, fino ad arrivare al definitivo domicilio Bilancia.

Primo domicilio in Toro - casa 2a

Qui l’affettività ha origine dal contatto con la madre. E’ lo sguardo, il modo
di toccare il bambino, il suo contenimento e il piacere che lei prova per la sua
creatura che rimanderà un senso di totale accettazione che si trasformerà nella
sensazione di essere “meritevole di amore” e di possedere un valore personale da
cui scaturirà il senso di autostima, fondamentale per affrontare qualsiasi
relazione paritaria.

In questa prima fase c’è pero’ una totale simbiosi e dipendenza dall’oggetto
d’amore e non c’è unione ne’ tantomeno scambio: il bambino fruisce, è avido di
affetto e deve riceverlo incondizionatamente: questa gratificazione iniziale gli
consentirà di diventare un essere capace di Dare e di Amare in futuro, (solo chi
ha ricevuto potrà dare perche’ è ricco).

In questa parte della vita l’amore serve a soddisfare ogni bisogno del bambino,
ma la madre non è ancora concepita come separata e autonoma.

E’ un amore strumentale ed infantile che cerca nell’altro il rispecchiamento di
se’ ed una conferma del proprio esistere (non c’è ancora un lo), qui il bambino
dice “mi ama … dunque … esisto).

Se questa fase non viene superata bene, rimarrà inciso nella mente questo
bisogno da soddisfare, pronto a scattare quando , da adulto, entrerà in contatto
con un partner.

Su queste basi si fondano due tipi di relazione:

quelle di appoggio: in cui si cerca un modello materno, qualcuno che contenga,
nutra e soddisfi i bisogni ma che rifletta anche un’immagine positiva di se’ che
consenta di colmare il deficit di identità e la carenza di autostima.

Quelle narcisistiche: in cui l’altro è solo un oggetto e ciò che si ama è solo
se’ stessi.

Entrambe queste modalità non hanno nulla a che fare con l’amore e non sono mai
“relazione” poiché questa si ha solo quando le due persone sono entrambe
differenziate e separate.

In entrambe queste forme si cerca la conferma della propria esistenza ovvero
qualcuno che confermi la propria identità che non esiste ; tutto ciò si
configura bene nella frase “se lui non c’è io …muoio”., esattamente ciò che
pensa il neonato della propria madre.

Qui non c’è amore ma solo inglobamelo dell’altro - il rapporto è simbiotico in
cui uno dipende e l’altro supporta.

Secondo domicilio - Cancro - casa 4a

Qui l’affettività deve crescere e questo avviene allorché si giunge
all’introiezione della figura materna, processo che consentirà al bambino di
tollerare la frustrazione che gli deriva quando “l’oggetto d’amore” non è
presente. E’ la “costanza oggettuale” che si conquista se la madre è in grado di
favorire e premiare gli sforzi di autonomia che il bambino affronta, ma è
altresì pronta a dare rifornimento di attenzione e di sicurezze quando lui ha
bisogno. A quest’ età il bambino entra facilmente in ansia anche per brevi
periodi di lontananza, poiché non ha ancora acquisito la sensazione interna che
la madre c’è e ama anche se non è costantemente presente.

In questa fase il bambino comincia anche a interagire con gli altri membri della
famiglia - esce dalla diade ed entra in un triangolo affettivo.

Se questa fase non è superata in modo positivo, il temperamento sarà
“aggrappante” tipico da cancro in cui “separarsi ed essere autonomi” crea ansia,
panico e insicurezza.

Queste persone, da adulte dipendono dall’altro, a volte hanno bisogno persino
della presenza fìsica; desiderano protezione, calore e accettazione
incondizionata.

Se l’altro non c’è si sentono perduti e la vita perde di senso.

Per questi soggetti gli altri devono esserci perche’ loro sono “deboli e
fragili” e sono dipendenti da rifornimenti continui a livello affettivo.

Vogliono in pratica una madre e se non ottengono ciò che desiderano sviluppano
atteggiamenti aggrappanti e manipolativi alternati da bisogni di controllo
sull’altro che esercitano attraverso il ricatto emotivo.

Si mostrano risentiti per qualsiasi manifestazione di indipendenza dell’altro e
si deprimono se l’altra passa momenti buoni lontani da loro.

Anche per ottenere una realizzazione (10a casa) hanno bisogno di qualcuno che li
“rifornisca” quando ne hanno bisogno.

Questi due tipi di relazione sono molto comuni ma sono molto più’ lunari che
venusiani e Venere in queste due sedi ha a che fare con il processo di
formazione dei valori, con il senso di autostima e con la sensazione di essere
amati ed accettati incondizionatamente; questi cardini base concederanno al
bambino di separarsi senza sentirsi distrutto e senza temere abbandoni (casa
2a). In quarta Venere prepara alla relazione in quanto il bambino incomincia a
scambiare affetto con gli altri membri della famiglia e si forma un concetto
personale di “rapporto”.

Queste due fasi sono i presupposti per l’ultimo ed importantissimo simbolo di
Venere casa 7a che rappresenta “la scelta e la relazione psichica”. Se pero’ non
si ha una sufficiente identità separata, se non c’è senso di autostima e se non
si sono strutturati valori personali, non ci sarà scelta ma solo istinto e
compulsione (ancora Luna).

Terzo domicilio – Bilancia – casa 7a

L’AMORE maturo quello da casa 7a si caratterizza proprio per il superamento
delle due fasi di cui sopra per permettere alla relazioni di basarsi sulle
differenze psicologiche che si scoprono nel confronto di due identità distinte e
separate durante il quale le fantasie di fusione cedono il posto alla ricerca di
tutto ciò’ che potrà essere condiviso e scambiato con l’altro.

La settima casa è una casa contrattuale il che significa che l’io deve essere in
grado di negoziare con l’altro i vari cambiamenti che intervengono e il tutto
nella costante ricerca di nuovi equilibri.

In questa casa l’identità cresce attraverso il ritiro continuo delle proiezioni
che sono gettate sull’altro e che man mano ci vengono rimandate per effetto del
riflesso che Venere produce.

Allo stato attuale delle cose, nonostante siamo in un’epoca in cui non si fa che
parlare di rapporti, purtroppo si continuano ad impostare relazioni da casa
seconda e da casa quarta senza mai giungere ad una reale relazione psicologica
da casa 7a e senza mai conoscere cosa sia veramente l’amore.

L’amore è ricerca, è energia, è tensione verso l’altro, è movimento e
conoscenza, è un sentimento razionale che si basa sulla consapevolezza e
sull’accettazione dei limiti propri ed altrui e sul presupposto della libera
scetta di entrambi nonché’ del piacere condivìso e reciproco.

Nella prima parte della vita noi tendiamo a ripetere e ricercare modelli
conosciuti che sono imprintati nella psiche e che attendono di potersi
riagganciare ad un partner con il quale si possano rivivere le dinamiche ancora
in attesa di elaborazione.

Le problematiche emotive interferiscono prepotentemente con quelle affettive e a
volte un reale sviluppo di queste ultime è bloccato per cui, non appena si
instaura una relazione, si riaffacciano i bisogni ancora da colmare che
impediranno alla vera affettività di emergere.

Questa è la ragione per cui i rapporti venusiani sono rari, io li definisco
olimpici, proprio perche’ non si basano su bisogni, ma su un’effettiva capacità
di confrontarsi paritariamente con l’altro, sapendo che questo è libero come lo
siamo noi e sapendo che possiamo diventare un NOI senza perdere la nostra
identità che anzi, si allargherà’ e si consoliderà’ attraverso ciò’ che di noi
scopriremo nell’interazione con l’altro.

Per giungere a questa fase occorre aver raggiunto la capacità di poter stare
bene anche con noi stessi, di scoprire chi siamo, cosa vogliamo in base ai
valori che abbiamo individuato.

Da questo momento – teoricamente - siamo in grado di relazionarci in modo
“profondo e corretto” e siamo anche in grado di sostenere la tensione polare tra
i due opposti bisogni (di affermazione e di relazione) che sono alla base della
vita ma anche della ricerca costante di equilibrio interiore.

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