Questo sito contribuisce alla audience di

Astrologia, scienza degli alieni?

di Cinzia Caiani

Nuova pagina 1

“Sarò criticato, lo so…”

Incipit de “Il diavolo in corpo” di Radiguet

Durante il I
Simposio Internet organizzato da Grazia Bordoni tenutosi il 18 aprile 1999 a
Milano Luciano Drusetta, astrologo, ha presentato una proposta di studio
degli oroscopi di testimoni di avvistamenti U.F.O. e/o vittime delle
cosiddette “abductions“. L’idea, che è molto interessante, non solo
meriterebbe l’attenzione e la collaborazione degli ufologi, ma è anche
segnale di un cambiamento importante nel rapporto fra astrologia e ufologia,
spesso in posizione di reciproca diffidenza. Molti ufologi - e non solo -
rifiutano l’astrologia in quanto la ritengono frutto di superstizione e
credono sia impossibile prevedere il futuro. Tale acritico rifiuto nasconde
spesso un significato più profondo, in altre parole la paura che il libero
arbitrio altro non sia che un’illusione necessaria per l’uomo, in realtà
intimamente condizionato dal suo bagaglio genetico e immerso in una sorta di
scenario programmato. Se è vero che la produzione cinematografica riflette
il mondo onirico delle masse con i desideri e le paure di un periodo, film
come “Matrix” o “The Truman Show” ribadiscono come il dubbio recondito che
sia già tutto previsto si annidi nell’animo umano di questo fine millennio,
offrendo il conforto di un “lieto fine” con fuga verso un mondo finalmente
non virtuale, anche se ostile. Anche Batty, il replicante di “Blade Runner”,
con il suo sentire viscerale e la capacità di suscitare vertiginosi dubbi
filosofici sulla condizione umana, avvalora l’idea che non sia poi così
facile distinguere il “vero” dal “sintetico”. Il timore che ogni nostra
azione sia condizionata in partenza trova parziale conferma negli studi
condotti nel campo della genetica che permetterebbero di individuare nei
bambini predisposizioni innate a certi comportamenti indipendentemente dalle
successive esperienze. D’altra parte gli studi effettuati nel campo della
fisica hanno contribuito ad intaccare profondamente l’immagine che l’uomo
aveva di sé e della realtà, abituandoci a non considerare assoluto alcuno
stato della materia. Anche i monaci tibetani da sempre insistono sul
concetto di ‘vuoto’ inteso come impermanenza di ogni cosa che, pur apparendo
solida e durevole, è frutto dell’infinitesimale movimento delle tante
particelle che la compongono. Questo genere di studi e riflessioni ha
provocato un progressivo disgregarsi dell’antropocentrismo, consentendo di
considerare ipotesi che all’uomo, bisognoso di sentirsi unico e padrone del
proprio destino, non paiono edificanti. Tuttavia soltanto la perdita di
certe aprioristiche convinzioni poteva aprire l’accesso a nuove speculazioni
e a nuove sensazionali scoperte. ‘Eppur si muove’ diceva Galileo, e ‘panta
rein’
(”tutto scorre”) aveva concluso il presocratico Eraclito. Destino dell’uomo
pare essere quello da liberarsi da ogni illusione, spinto dal bisogno di
soddisfare la propria curiosità, spesso unica, ma solida arma contro la
paura di avventurarsi nell’ignoto.

Se il
rifiuto dell’astrologia da parte di molti ufologi dipende dal bisogno di
preservare la fiducia nel libero arbitrio, mascherato dalla convinzione
preconcetta che non sia possibile prevedere il futuro, non meno infondata
appare l’obiezione mossa all’astrologia in quanto frutto di superstizione. I
principi sui si fonda l’astrologia derivano da un’attenta e prolungata
osservazione della realtà in rapporto alle configurazioni astrali che ha
permesso di verificare la corrispondenza tra il ripetersi di un determinato
fenomeno e la reiterata compresenza di particolari parametri astrologici.
L’assenza di coincidenza tra la posizione delle costellazioni astronomiche e
i relativi segni zodiacali, tanto additata dagli astronomi, non significa
nulla: non sono gli “influssi” dei pianeti veri e propri a condizionare il
comportamento umano, quanto il simbolo da cui essi stessi promanano.
L’insieme di equivoci irrigiditisi in dogma nei secoli, e talvolta sfruttato
da sedicenti sapienti allo scopo di sfruttare senza scrupoli la paura del
futuro di popoli e potenti, costituisce solo una sovrastruttura dello
zodiaco che, come le incrostazioni sul meccanismo di Antikitera, una volta
eliminata rivela all’occhio dello studioso sereno ed attento uno strumento
straordinariamente ‘moderno’, con funzioni incredibili, le cui origini
sembrano intrecciarsi con i primi presunti contatti dell’uomo con civiltà di
origine aliena.

La
possibile matrice esogena dello zodiaco è già stata ipotizzata da Lisa
Morpurgo, geniale studiosa scomparsa, purtroppo, poco più di un anno fa,
nota per aver elaborato il metodo interpretativo dell’astrologia razionale e
soprattutto per essersi impegnata con successo, attraverso l’approccio
dell’astrologia dialettica, nella decifrazione dello zodiaco come meccanismo
con funzioni e significati che oltrepassano di gran lunga la mera previsione
del futuro. La sovracoperta dei suoi libri la descrive prima “giovanissima
traduttrice”, poi “responsabile dell’ufficio esteri di una nota casa
editrice”; “…Sue prime cavie astrologiche” saranno personaggi del calibro di
“Montale, Buzzati, Piovene, Gabriel Garcia Marquez, Mario Vargas Llosa”.
Alcuni fra questi la convincono a pubblicare i suoi libri di astrologia.
Dove, fra l’altro, spiega come e perché lo zodiaco costituisce “una chiave
numerica per l’interpretazione del sistema solare” e che “lo zodiaco è
geocentrico perché i suoi autori elaborarono una enorme quantità di dati in
modo che fossero comprensibili all’ottica terrestre” (Introduzione
all’astrologia Longanesi, 1982, pp. 11 e 345). Gli “autori” potrebbero
essere entità aliene - una razza rispetto a noi evolutissima - che ci
avrebbe lasciato lo zodiaco anche come chiave interpretativa del perpetuo
passaggio della razza umana da un sistema solare patriarcale ad un sistema
solare matriarcale, forse per mezzo di una sorta di “Arca di Noè dove sarà
imbarcato il DNA di tutte le speci, in vitro anziché in carne ed
ossa” (risposta alla posta su ‘Sirio‘ del Gennaio ‘95). Inoltre, nei
suoi studi sulla decifrazione dello zodiaco, Lisa Morpurgo ha ipotizzato
l’esistenza di due pianeti transplutoniani, la cui reale esistenza sembra
essere stata confermata dagli astronomi prima il 31 dicembre 1983, quando la
sonda opportunamente orientata dall’astronomo statunitense Robert Harrington
segnalò la presenza di una grande massa, forse gassosa, probabile causa
delle anomalie dei movimenti di Urano e Nettuno, e poi proprio il 7 ottobre
u. s., quando due ‘teams’ di ricercatori hanno ipotizzato l’esistenza di un
pianeta o di una stella in orbita intorno al sole ad una distanza di più di
due trilioni di miglia, lontanissimo dalle orbite dei pianeti conosciuti.
Quindi l’astrologia non sarebbe un’accozzaglia di credenze assurde prive di
fondamento logico, ma una disciplina sostenuta dalle più recenti scoperte,
che richiede la volontà di rinunciare a convinzioni confortanti per accedere
ad un’avventura mentale di dimensioni cosmiche.

Per chi
conosce i suoi libri, Lisa Morpurgo è certamente una persona di grandissima
qualità, profondamente razionale, e come tale si espresse anche a proposito
del fenomeno U.F.O. (Sirio - Gennaio ‘95): “Sul fenomeno U.F.O. io
sarei completamente scettica se non mi trovassi di fronte a manifestazioni
di censura così massicce, ed anche così goffe, da suscitare ampi sospetti. …
In ogni caso, come in molti altri, il rattoppo è peggiore del buco. Per
quanto mi riguarda… sono convita che molte persone, specie se semplici ed
incolte, hanno visto senz’altro oggetti volanti non identificabili. Non
riesco invece a credere, e gli ufologi mi perdonino, agli incontri
ravvicinati di qualsiasi tipo. Questi racconti, nella stragrande
maggioranza, … ai tanti messaggi apocalittici o redenzionistici da cui siamo
quotidianamente bombardati”. Bisogna sottolineare che, nella sua
impostazione scevra da ogni fumosità esoterica, Lisa Morpurgo dimostra qui
di ricalcare due posizioni molto comuni agli studiosi seri di ufologia. La
prima è il riconoscimento dell’esistenza di un ‘cover-up’, ovvero di tutte
quelle manovre di copertura governativa volte a depistare l’interesse
dell’opinione pubblica dall’argomento degli oggetti volanti non
identificati, forse allo scopo di evitare l’improvviso e pericoloso crollo
di convinzioni radicate. (Ma “…il rattoppo è peggiore del buco” ci avverte
la studiosa). La seconda posizione condivisa da molti ufologi è quella di
scetticismo nei confronti degli ufofili ‘New Age’. E’ vero che il
contattismo va accettato e studiato sia come fenomeno sociologico che
ufologico, ma in nessun caso bisogna dare per scontata aprioristicamente la
veridicità di quanto comunicato da presunte entità aliene o di quanto
raccontato, pur in buona fede, dai contattisti stessi. Tutto va discusso,
verificato e compreso. E comunque non bisogna confondere il “contattista”
(colui che entrerebbe in contatto volontario con entità aliene) con il
“contattato” (ovvero il “rapito”).

Ma se è
vero che la conoscenza dello Zodiaco è stata rivelata all’uomo da una
civiltà aliena, dove, quando e con che modalità ciò potrebbe essere
avvenuto? E chi erano i misteriosi insegnanti celesti? Diodoro Siculo
afferma che quando Alessandro giunse in Asia i Caldei osservavano gli astri
già da 473.000 anni; Berosso e Crittodemo arrivano a 490.000 anni prima,
mentre Plinio il Vecchio, in una citazione di Epigene, fa risalire l’inizio
di tale studio addirittura a 720.000 anni prima. Jacques Sadoul, invece, nel
suo libro L’enigma dello zodiaco fa risalire l’origine dello zodiaco
a 28.000 anni fa, epoca in cui si sarebbe verificata la coincidenza dei
segni zodiacali con le costellazioni, in seguito sfalsata dal moto di
precessione degli equinozi (in realtà la posizione occupata dall’asse
terrestre all’equinozio di primavera torna a coincidere con l’inizio dello
zodiaco ogni 29.920 anni, facendo corrispondere forse ad ogni ritorno sulla
stessa posizione l’inizio di un nuovo ciclo vitale). Tale coincidenza
sarebbe stata possibile, però, soltanto se osservata da una regione più a
nord della Babilonia, forse in prossimità del Mar Caspio. Da qui un popolo
sconosciuto avrebbe trasmesso ai Caldei le nozioni zodiacali. A questo
proposito Robert Temple nel suo famoso libro “Il mistero di Sirio”,
certamente noto a moltissimi ufologi, spiega che il popolo africano dei
Dogon del Mali possiede nozioni astronomiche impensabili per una tribù
primitiva ed isolata, assolutamente priva degli indispensabili strumenti
astronomici necessari per l’acquisizione di tali conoscenze. I Dogon dicono
di essere stati istruiti nell’antichità da esseri anfibi, i Nommo. I Dogon
potrebbero essere discendenti dei Garamanti - popolo mediterraneo
imparentato con gli antichi greci di Lemno - giunti dopo secoli nel Mali. I
greci di Lemno si dichiaravano pronipoti dei mitici Argonauti, che, guidati
fa Giasone alla conquista del Vello d’Oro, si sarebbero spinti nella
Colchide, antico nome della regione situata sotto l’attuale Georgia, proprio
a fianco del Mar Caspio. Chissà, lo zodiaco potrebbe essere nato qui, o
forse è stato creato ad hoc per essere ‘letto’ proprio dalle popolazioni di
questa zona.

Nel suo
libro “La scrittura celeste” (Mondadori, Maggio 1998) Gianni
Pettinato, uno dei maggiori esperti mondiali di civiltà sumerica e
assiro-babilonese, spiega che in Mesopotamia gli dei erano entità “a stretto
contatto” con l’uomo e che per i mesopotamici l’astrologia era una scienza
di origine divina considerata imprescindibile per il progresso e la civiltà.
In effetti, in clipeologia (la disciplina che si occupa della ricerca di
prove di contatti con civiltà aliene nei reperti precedenti al ‘47, anno
dell’ ‘U.F.O.-crash’ di Roswell) ogni presunta rivelazione scientifica di
origine divina è studiata come possibile trasmissione di nozioni evolute da
parte di entità aliene. Pettinato spiega che in Mesopotamia “la conoscenza
del cielo e del suo contenuto” era attribuita alla dea Nisaba e dal dio Sin
e che per la tradizione sumero-accadica il Dio Sole, Samas, e il Dio
dell’Atmosfera, Adad erano i “depositari della scienza dei presagi”. Inoltre
le prime righe di un testo del periodo neoassiro narrano che il compositore
della serie dell’astrologia Enuma Anu Enlil è il dio della saggezza
Ea. Nel secondo paragrafo si menziona una composizione di argomento
astronomico-astrologico attribuita ad Oannes-Adapa, un essere “metà uomo e
metà pesce”, uno dei sette saggi che, secondo Berosso, sarebbe stato inviato
da dio Ea sulla Terra per istruire gli uomini. Un calendario rinvenuto nella
biblioteca di Ninive (VIII secolo A. C.), che si fa risalire al XV secolo,
periodo della dinastia cassita, attribuisce la rivelazione della scienza
astrologica non solo ad uno, ma a tutti i sette saggi che la tradizione
identifica negli esseri semidivini, gli ‘apkallu‘ nominati anche
nella letteratura cuneiforme, inviati da Ea per istruire gli uomini. La
conoscenza e la diffusione dell’astrologia erano quindi intimamente legate
alle divinità - entità aliene? -ed in particolare al dio Enki-Ea e ai suoi
emissari, primo fra tutti l’anfibio Oannes-Adapa, del tutto simile per
aspetto e funzioni ai Nommo, divini insegnanti dei Dogon del Mali.

Curiosamente, tutti i tasselli sembrano lentamente ricomporre un unico
affresco. Le reciproche difficoltà di comprensione fra astrologi, astronomi
e studiosi di ufologia pare non abbiano impedito ad alcuno di effettuare
scoperte che, in ultima analisi, sembrerebbero rivelarsi sempre più
straordinariamente convergenti. Fortunatamente, al di là delle diatribe e
dei dubbi che ci agitano, il desiderio di studiare l’universo sembra non
essersi spento ed il Duemila ci sorprende così, intenti ad osservare
affascinati il cielo notturno mentre, per citare un bel verso, “il tesoro
continua a brillare inalterato.” .O quasi.


Pegli, 17-23-24
ottobre, 3 novembre 1999