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Il passaporto per l'infinito - Parte Prima

I nostri geni e i nostri ritmi vitali sono strutturati secondo i ritmi o cicli della Terra (apogeo e perigeo) e del sistema solare (afelio e perielio) e perciò andiamo soggetti a eventi piacevoli, neutri e spiacevoli in una alternanza senza fine!

Siediti davanti ai fatti come un bambino, e disponiti ad abbandonare ogni nozione preconcetta; segui umilmente la Natura,
dovunque e qualunque sia l’abisso in cui ti conduce; altrimenti non imparerai nulla. (T. H. HUXLEY)

Per esperienza sappiamo che vi sono alcuni periodi più o meno negativi nel corso dell’anno, allorché il Sole transita all’opposizione o al quadrato della sua posizione natale, senza considerare gli altri transiti che a volte aggravano la situazione e altre volte la migliorano.

Ma a prescindere dai transiti dei pianeti che non sempre ci danno una spiegazione inequivocabile e convincente del momento no, mi domando perché mai nessun essere umano riesca ad evitare i periodi di umore nero! Insomma, perché si deve soffrire? Perché dobbiamo subire, persino nella maturità, gli alti e bassi? Perché non si può evitare il dolore e la tristezza, e perché non riusciamo a prolungare ad libitum i periodi positivi? Perché devono presentarsi immancabilmente quei momenti in cui ci sentiamo impotenti e inadeguati?

E non mi riferisco soltanto ai casi concreti della vita in cui si deve per forza essere sconvolti, come in occasione di un lutto improvviso, di un rovescio sentimentale, finanziario o professionale, allorché siamo coinvolti in un grave incidente o colpiti da una brutta malattia, o comunque quando ci troviamo in una situazione angosciosa da cui non sappiamo come uscire.

D’altra parte, anche Jung ci conferma che: «È assai più facile, per l’anima, vivere in uno stato di moto, in un flusso e riflusso continuo degli eventi, piuttosto che in un eterno equilibrio, perché in quest’ultimo stato - nonostante la sua forse mirabile altezza e perfezione - c’è il pericolo di venir soffocati dall’intollerabile noia. Noi ci inganniamo quindi - afferma Jung1 - se ammettiamo che gli stati d’animo pacifici - cioè senza conflitti, sereni, superiori, equilibrati - riposino sempre, quando sono durevoli, su orientamenti particolarmente evoluti» (pag. 389).

Esiste dunque una fortissima ed eterna contraddizione tra il desiderio cosciente di una vita serena e senza problemi e il bisogno inconscio ed insopprimibile di stimoli eccitanti e di avventura. L’irrazionalità, che rappresenta la forza vitale e dirompente della natura, è la carattersitica principlae dell’inconscio!

Questa universalità della mutevolezza in bene ed in male degli stati d’animo mi ha fatto nascere la convinzione che persino i momenti che a noi sembrano decisamente negativi, in realtà nascondino sempre una insospettabile positività, cioè preparino la nostra crescita interiore: per poter effettuare un ulteriore balzo in avanti verso la consapevolezza e la civiltà è necessario ogni tanto prendere la rincorsa, indietreggiare, cadere in una stasi dolorosa; bisogna morire dunque per rinascere, per rinnovarsi, per risplendere di nuovo e meglio di prima.

Anche Francesco Alberoni in “Valori”2 afferma le stesse cose :« Perché c’è l’ostacolo, la lotta, il dolore, la morte ?», si chiede, «Che senso hanno queste cose per la morale? La teoria dell’evoluzione ci risponde che esse sono strutturali, consustanziali all’evoluzione. Non vi potrebbe essere evoluzione - afferma Alberoni - se non vi fossero gli ostacoli dell’ambiente naturale che selezionano i più adatti» (pag. 183).

E citando Schopenhauer lo stesso autore ribadisce che :« Lo spirito è continua ricerca, continuo scontro con l’ostacolo e superamento. Se non c’è questa resistenza, questa difficoltà, questo lavoro, questa vigilanza, la vita rallenta e lo spirito si spegne» (ibidem, pag. 188).

Ma non è forse vero che anche la fame è dolorosa e antipatica? Noi ne faremmo volentieri a meno se fosse possibile evitarla! Ma la fame non si può evitare in alcun modo e noi per non morire di inedia sentiamo il bisogno di nutrirci, anzi il più delle volte finiamo per eccedere dato che mangiare è comunque una cosa molto piacevole.

In genere noi non ci arrabbiamo quando sentiamo i morsi della fame perché consideriamo questo stimolo un fatto naturale che non ci preoccupa più di tanto. Ma è anche vero che consideriamo la fame una cosa normale soltanto perché sappiamo come rimediarvi, perché c’è un bel pranzo che ci aspetta.

Sono convinto che quei popoli che soffrono a lungo i morsi della fame rimediandovi soltanto alla meno peggio, si lamentano probabilmente della propria impotenza e della propria sventura proprio come noi ci lamentiamo dei nostri momenti no di natura psichica. Non solo, ma la fame porta alla ribellione e alla lotta per procurarsi il cibo, e spesso anche alla violenza!

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