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Il passaporto per l'infinito - Seconda Parte

Ma mi domando: questi momenti negativi, queste cadute di umore, sono davvero fenomeni esclusivamente di natura psichica? O non si tratta invece di fenomeni fisiologici, cioè di natura chimico-fisica?[...]

Ma mi domando: questi momenti negativi, queste cadute di umore, sono davvero fenomeni esclusivamente di natura psichica? O non si tratta invece di fenomeni fisiologici, cioè di natura chimico-fisica?

Del resto, non è forse vero che anche gli stimoli della fame e della sete, che sono sicuramente di origine chimico-fisica, quando si prolungano oltre un certo limite procurano a tutti indistintamente irritazione e aggressività?

E che differenza c’è tra la sofferenza da fame e quella di natura psichica? Che differenza c’è tra il bisogno di cibo ed il desiderio d’amore e di sesso? Probabilmente nessuna. Si tratta infatti dei bisogni primari dell’uomo!

Sembra perciò che i fenomeni psichici siano una forma particolare di manifestazioni fisiologiche.

In fondo, il volto che sprizza felicità esprime uno stato di benessere fisiologico, ed è anzi lo stesso viso, cioè una parte corporea, che esprime con una particolare mimica facciale lo stato di benessere o al contrario di malessere interiore.

Purtroppo i fenomeni psichici, apparentemente immateriali, sono molto complicati e poco comprensibili, ma a rigor di logica non possono che obbedire alle medesime leggi meccaniche di causa-effetto che regolano i processi fisiologici come per appunto la fame e la sete. Anche un discorso sembra immateriale, ma sappiamo bene che le parole sono prodotte dal movimento dell’aria attraverso le corde vocali e dal movimento delle labbra.

Se è vero, dunque, che ad ogni stato d’animo corrisponde un particolare stato fisiologico, mi sembra logico poter dedurre che uno stato d’animo non è che uno stato fisiologico, tanto più che il controllo dell’organismo nella sua unità psico-fisica, esercitato dai nervi e dalle ghiandole, si basa su processi elettrochimici.

Facciamo un’ipotesi banale. Un individuo ha un bisogno impellente di orinare, ma non può perché non riesce a trovare un bagno da nessuna parte mentre si trova in un luogo affollato. Costui si sente perduto perché la sua educazione gli impedisce d’ignorare la presenza di altre persone, mentre lo stimolo del proprio corpo diventa sempre più impellente.

Gli organi terminali (uretra, vescica) non riescono a tenere testa a quelli iniziali che spingono (reni, ureteri), come a dire che la coscienza, che è venuta a trovarsi in contrasto con l’inconscio, riesce soltanto in minima parte e sempre con grande rischio ad arginare le pulsioni (stimoli) provenienti dall’interno del corpo.

Ovviamente, se la minzione è ritardata oltre il limite di sopportabilità, i reni e l’organismo stesso sono sottoposti ad uno stress enorme, e vediamo bene che è sempre la coscienza che ostacola l’azione fisiologica, cioè naturale e spontanea, dell’inconscio.

Infatti, Jung afferma che proprio: «L’allontanarsi dall’istinto, o l’erigersi contro di esso, crea la coscienza» (ibid. pag. 417; ed in un altro passo sostiene che : « …l’essenza delle nevrosi consiste in ultima analisi in un’estraniazione dall’istinto, in una scissione della coscienza da determinati elementi psichici fondamentali» (ibid. pag. 440).

Così come dobbiamo reprimere il bisogno di orinare in mezzo ad una strada affollata perché ce lo impone il vivere civile, che in termini psicologici corrisponde alla coscienza collettiva, così siamo costretti a reprimere i desideri che non sono ammessi dalla morale, oppure che non sono accolti favorevolmente dal nostro potenziale partner, ma è evidente che l’energia che ha fatto nascere tali pulsioni, collere o frustrazioni non scompare nel nulla, e non potendosi scaricare su di un’altra persona, resta all’interno del proprio corpo trasferendosi in altre funzioni.

Nel nostro esempio, l’urina che non può essere scaricata all’esterno tramite l’uretra, ritorna indietro verso il sangue da cui si è formata, invadendo altri organi, con le conseguenze che tutti conosciamo.

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