Che speranze ci sono di trovare forme di vita intelligenti nei pressi di questo angolo di Universo?
L’astronomo Frank Dranke per primo propose questo metodo: si parte dalla considerazione del fatto che noi orbitiamo attorno al nostro Sole che è solo uno dei 200 miliardi di stelle che compongono la Via Lattea.
Questa, a sua volta, non è che una delle tante, tra miliardi, di galassie che compongono il nostro Universo. Possibile che si sia soli tra tutta questa manna di soli e galassie? Facciamo due conti (ma senza paura!):
N = R * f(p) * n(e) * f(l) * f(i) * f(c) * L
Nella formula, “N” rappresenta il numero di civiltà in grado di comunicare tra loro nella via Lattea. Tale numero dipende da vari fattori:
“R” il tasso di formazione di stelle “favorevoli” (ai nostri scopi) nella galassia; “f(p)” è la frazione di stelle con pianeti; “n(e)” è il numero di pianeti che orbitano attorno ad una stella; “f(l)” è la percentuale di tali pianeti in cui è possibile che si sviluppi una qualche forma di vita; “f(i)” è la proporzione di questi ultimi nei quali realmente può evolversi una forma di vita sino a divenire intelligente; “f(c)” è la proporzione di tali forme di vita che si sviluppano sino al punto di essere in grado di comunicare (o almeno provarci) con altre civiltà. L’ultimo valore “L” è la durata di tempo utile ad una forma di vita intelligente affinché sia in grado di comunicare.
segue…

Paolo Colona








