Tra le bandiere astronomiche un posto particolare occupa questo insolito drappo, che riporta
su fondo rosso l’Orsa Maggiore, raffigurata da sette stelle a sette punte.
Per coloro che la conoscono ha un grande valore: è il ricordo di un sogno, che sembrò realizzarsi e poi naufragò.
Molti di coloro che la videro e l’apprezzarono hanno lasciato la loro terra e si sono sparsi ai quattro angoli del mondo: in ogni continente c’è qualcuno di questi esuli, che ora si tengono in contatto con Internet, e nel passato costituendo gruppi ed associazioni: sono i Fiumani, i fuoriusciti dalla città di Fiume negli anni che seguirono la fine della II guerra mondiale.
Questa città ora ha nome Rijeka ed è il porto più importante della Croazia.
Alla fine della Grande Guerra, contrariamente alle aspettative degli abitanti di etnia italiana che erano la maggioranza in una città abitata anche da croati, sloveni e tedeschi, la Conferenza di pace di Parigi si accingeva ad escludere l’annessione di Fiume e della Dalmazia all’Italia.
Questa prospettiva suscitò proteste e disordini:i granatieri lasciarono Fiume e si trasferirono a Ronchi dei Legionari; da qui sette tra ufficiali e sottufficiali, legati dall’idea di Fiume italiana e da fede massonica, rivolsero a Gabriele D’Annunzio l’invito a compiere l’impresa di occupare la città.
La marcia su Fiume si concluse il 12 settembre del 1919, e in seguito al poeta vennero conferiti i pieni poteri, militari e civili. Dopo alcuni tentativi del governo italiano di risolvere la questione, tutti respinti dalla popolazione e dallo stesso D’Annunzio, l’8 settembre del 1920 fu costituita
la Reggenza del Carnaro, ed è in questa occasione che D’Annunzio stesso disegnò e fece realizzare il labaro, che fu esposto in occasione delle presentazione della Carta del Carnaro, una Costituzione repubblicana che conteneva anche importanti anticipazioni di norme oggi adottate come l’uguaglianza tra i sessi e libertà di pensiero, di stampa e di culto.
L’avventura fiumana finì poco dopo, nel Natale di sangue del 1920.
Vita breve ebbe quindi anche la sua bandiera, che è così concepita:
il corpo è rosso cupo, nel terzo esterno sono inquadrati i tricolori italiano e fiumano, nei due terzi rimasti liberi è incluso l’emblema: un serpente d’oro squamato che fa cerchio mordendosi la coda
(come nel simbolo egizio dell’immortalità). Dentro il cerchio del serpente le sette stelle dell’Orsa ,
d’acciaio azzurrognolo: ricordo, forse, dei sette legionari di Ronchi che giurarono “O Fiume o morte”.
Nel cartiglio compare la scritta: “Quis contra nos? (”Chi sarà contro di noi?”), che fa parte del motto: “Si Spiritus pro nobis / quis contra nos?” ispirata ad una frase dell’Epistola di S. Paolo ai Romani.
Il labaro, nato da un bozzetto dello stesso D’Annunzio, disegnato e perfezionato da Adolfo De Carolis, è conservato nel museo di Fiume, presso la Società di Studi Fiumani di Roma.
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a tutti i fiumani nel mondo

Paolo Colona








