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Una tesi archeoastronomica

Una lettura per cambiare il modo di considerare le costellazioni.

Eccolo qui, enigma irrisolto da 20 millenni, configurazione destinata ad interrogare gli studiosi per notti insonni, tinte tenaci sulle pareti della Grotta di Lascaux. Un bisonte, un uomo dalla testa di uccello ed un uccello posto su di un bastone intessono un rebus di disarmante oscurità.

C’è stato chi ha tentato la spiegazione astronomica pur di dare un senso a queste tre figure che in qualche modo, evidentemente, sono in mutua interazione. Immaginiamo che la testa del bisonte sia Vega (alpha Lyrae), allora la testa dell’uomo potrebbe essere Deneb (Alpha Cygni) e l’uccello sulla pertica Altair (Alpha Aquilae). Come non notare l’evidente somiglianza fra l’uomo-uccello e la costellazione del Cigno? La “Croce del Nord” è infatti di quelle esatte proporzioni e orientamento fra le altre due costellazioni boreali.
Ecco così un’antichissima carta celeste rappresentante le costellazioni estive (all’epoca in realtà il Triangolo Estivo si vedeva nelle notti invernali). A proposito del Cigno: l’uomo-uccello aveva evidenti connotati “avicoli” e altrettanto dicasi per l’uccello sul palo, che successivamente diventerà l’Aquila. L’unica rottura di simmetria è data dal bisonte, la cui figura si è poi persa, ma del resto chi sa cos’era Vega prima che fosse inventata la lira?!

E poi in un altro luogo della stessa grotta c’è già una rappresentazione astronomica: il Toro.

In questa immagine si vede il “Toro” (all’epoca un bisonte), costellazione zodiacale ben nota, rappresentata esattamente come lo sarà sempre per i 18 millenni seguenti, ovvero con la sola parte anteriore dell’animale e le stelle più brillanti nei seguenti punti: Aldebaran sull’occhio, le Iadi a “V” che ne punteggiano il muso, e, sopra la groppa, il gruppo delle Pleiadi mirabilmente ritratte da sei circoletti neri. (Sotto, per confronto, una carta moderna. La somiglianza di queste figure praticamente sovrapponibili a distanza di 18 millenni è sconcertante).

Tornando al “rebus”, cosa possiamo pensare? Per cominciare sarà meglio tentare di calarci il più possibile nella mentalità dell’epoca.

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