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L'Archeoastronomia secondo G. Romano

Pubblichiamo un breve stralcio della lettera scritta dal Prof. Giuliano Romano apparsa sul numero 7 (novembre/dicembre 1980) del giornale “l’Astronomia” sul delicato argomento dell’archeoastronomia di cui Romano è un appassionato studioso. Quasi ogni singola frase andrebbe premessa a qualsiasi lavoro archeoastronomico!

La scienza, pur non respingendo la fantasia che anzi costituisce una spinta
al progresso della ricerca, deve procedere con spirito critico discutendo,
pesando, vagliando quanto viene affermato. Purtroppo talvolta qualcuno si lascia
prendere la mano e allora possono venir tratte conclusioni troppo azzardate e
lontane dalla verità: ciò accade in ogni ramo del sapere.

Giocando con
la matematica, applicata su dati talvolta non molto esatti, si possono ottenere
conclusioni sorprendenti ma assurde come quelle per esempio ricavate da Piazzi
Smyth nel secolo scorso: da una serie di elaborate manipolazioni delle misure
fatte sulle piramidi egiziane egli ottenne non solo il valore numerico della
densità della Terra, ma anche il numero degli uomini allora viventi e altre
conclusioni ancor più strabilianti. Sono proprio queste assurde estrapolazioni
che danneggiano purtroppo la scienza specialmente in quelle discipline da poco
affacciatesi alla ricerca.

Non parliamo poi di quella deleteria
pseudoscienza che si chiama “Archeologia misteriosa”. Manipolando con astuzia
dati avanzati da persone spesso visionarie, scrittori di poco scrupolo sfruttano
il fascino che possono suscitare le cose antiche per gabbare il lettore non
specializzato nella materia e propinargli così teorie e interpretazioni assurde.
Le cose poi vengono presentate in modo così accattivante che il lettore
sprovveduto è portato a credere quanto gli viene proposto. Se questi libri,
talvolta di successo, fossero almeno catalogati sotto il titolo “fantascienza”
non ci sarebbe nulla di male, anzi essi contribuirebbero a rendere più serene le
ore di riposo dei lettori, ma far passare per scientifico ciò che è proprio agli
antipodi della scienza non è certamente nè cosa seria nè onesta. L’applicazione
delle conoscenze astronomiche all’archeologia, specialmente quando ci si occupa
delle epoche più remote, è un ramo della ricerca molto interessante ma anche
molto delicato. L’astronomo infatti non può che offrire i risultati delle sue
ricerche all’archeologo il quale, in possesso di dati molto più completi, ed
essendo specializzato nelle problematiche riguardanti la vita e l’opera
dell’uomo antico, potrà valersi di questi risultati per meglio delineare
l’ambiente, la vita e le conquiste dei nostri progenitori. Proprio per queste
ragioni e soprattutto per la delicatezza di queste ricerche il dilettantismo
in questo campo è assai pericoloso
*.

__________________________________GIULIANO ROMANO

* Il corsivo è nostro.

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Il Professor
Romano con la Guida di Astronomia sabato 25 settembre 2004 al 37° Congresso UAI
di Piombino