Il punto di vista dell'astronomia

Pianeti e stelle sono studiate dall'astronomia: cosa succede se analizziamo le basi dell'astrologia da un punto di vista astronomico?

Come spiegato nell’introduzione a questo intervento, riportiamo una paragrafo dal libro “Stella per Stella” di Piero Bianucci dove l’astrologia viene messa a confronto con le conoscenze astronomiche acquisite. Si tratta di uno dei tanti modi con cui è possibile “mettere in crisi” le basi dell’astrologia.

Anche ammettendo per assurdo che qualche influsso di qualche tipo possa essere esercitato, le configurazioni pianeti/costellazioni zodiacali alla base delle analisi astrologiche sono prive di ogni fondamento nella realtà fisica. Vediamo le principali ingenuità dell’astrologia.

1) Il sistema solare non è più quello dell’astrologia classica: sono stati scoperti altri pianeti (Urano, Nettuno, Plutone, migliaia di asteroidi). Perché questi non dovrebbero avere influssi, se li hanno gli altri? Qualche astrologo allora ha provato a tenerne conto, e per definire l’influsso si è limitato a prendere in considerazione i sentimenti e le caratteristiche evocate dal loro nome: emanazioni infernali per Plutone, erotiche per un asteroide come Eros. Ma è chiaro che questi nomi sono casuali. C’è anche un asteroide battezzato Marilyn Monroe. Quali influssi eserciterà? E quali altri influssi eserciterebbe se lo avessero chiamato Sophia Loren?

2) Per l’astrologia è determinante la posizione del Sole rispetto alle costellazioni dello Zodiaco. Ma gli astrologi non tengono conto del moto di precessione, che fa oscillare l’asse terrestre con un periodo di circa 26 mila anni. Quindi la proiezione del Sole sullo Zodiaco si allontana sempre più dal programmato “orario” astrologico e ormai la differenza tra reale situazione astronomica e calcoli astrologici è quasi di una costellazione. Così alla fine di giugno per gli astrologi il Sole si proietta nella costellazione del Cancro, mentre in realtà si trova nei Gemelli. Gemelli in effetti èToro, Toro è Ariete, e via slittando. E quasi inutile aggiungere che in ogni modo il fatto che prospetticamente il Sole appaia in una costellazione piuttosto che in un’altra non ha alcun significato fisico, così come non hanno significato fisico le costellazioni stesse.

3) Le costellazioni, infatti, sono raggruppamenti arbitrari di stelle apparentemente vicine, ma in realtà a distanze diversissime. Gli antichi astronomi-astrologi consideravano la volta celeste come una sfera di cristallo punteggiata dalle stelle fisse, che dunque venivano a trovarsi tutte alla stessa distanza da noi. Una delle prime conquiste dell’astronomia moderna è stata quella della terza dimensione, che ha dato profondità al cielo. Oggi, per esempio, sappiamo che stelle come Eta Cassiopeiae e Alfa Centauri, una nel cielo boreale, l’altra nel cielo australe, apparentemente in direzioni opposte, si trovano in effetti ad appena 2,5 anni-luce l’una dall’altra, mentre stelle in apparenza contigue, come Rigel e Bellatrix, in Orione, sono separate da un abisso di 500 anni-luce.

4) Anche le distanze dei pianeti variano fortemente. La separazione tra Marte e la Terra, per esempio, passa da 4 a 20 minuti-luce. Possibile che queste variazioni non abbiano conseguenze sull’influsso eventualmente esercitato?

5) Ammettendo che l’influsso sia indipendente dalla distanza, perché allora non si tiene conto dei miliardi di pianeti che probabilmente orbitano intorno ad altre stelle?

6) Le popolazioni nate a nord del circolo polare artico non dovrebbero avere oroscopo in quanto a quelle latitudini i pianeti sono sotto l’orizzonte per molti mesi all’anno. Eppure in quelle regioni esistono città come Murmansk cori 300 mila abitanti: tutti senza propensioni particolari, senza destino?

Come si vede gli errori e le contraddizioni dell’astrologia, appena la si esamina dal punto di vista scientifico, sono innumerevoli. In particolare il fattore “terza dimensione” sembra radicalmente distruttivo per l’edificio astrologico. Se si ammette che il presunto influsso degli astri si trasmette come una energia analoga al campo gravitazionale, molti oggetti vicini si rivelano di gran lunga più importanti nei loro influssi che non i pianeti invocati dagli astrologi. «Si può valutare — scrive Pecker — l’influsso del Duomo di Milano, che ha una massa di circa 106 tonnellate su un milanese di periferia; la massa di Marte è di 6 x 1020 tonnellate: un fattore 1014 più grande. Ma il pianeta dista dalla periferia di Milano circa 108 volte più del Duomo. Cosicché, se l’influsso si esercitasse secondo la legge di gravitazione, il Duomo si farebbe sentire molto più di Marte su di un milanese del Lorenteggio, per non parlare di un milanese del centro. Se così non è, bisogna allora immaginare un’interazione che dipende dalla natura degli oggetti e in cui non siano solamente la massa e la distanza che intervengono. Ma in che cosa differisce essenzialmente Marte dalle pietre e dai marmi del Duomo?».

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