L’attesa del transito era grandissima. Un anno fa avevo visto quello di Mercurio (il 7 maggio 2003), ma, puntando il telescopio sul Sole alle 7:20 di mattina dell’8 giugno 2004, mi sono reso conto che lo spettacolo era completamente diverso, questa volta.
Con un diametro apparente di 58″, Venere è stata quasi 5 volte più grande di Mercurio come diametro (una macchia 25 volte più estesa!) e l’effetto è stato completamente differente. Era quasi palpabile la tridimensionalità della visione, con un oggetto solido, sferico, che si frapponeva fra noi e la superficie incandescente della nostra stella, posta al triplo della distanza. Uno sguardo al telescopio, anche fugace, avrebbe già rivelato questo aspetto, cui personalmente non avevo dato molto peso: lo spettacolo era emozionante!
I resoconti e i disegni degli astronomi dei secoli scorsi ci informavano di fenomeni curiosissimi, a dir poco incredibili, che andavano da una corona luminosa intorno a Venere, alla visibilità del suo contorno quando usciva o entrava sul disco solare, alla differente luminosità dei segmenti circolari (quello sopra il Sole e quello fuori) durante l’ingresso o l’uscita, alla famosa goccia nera, ritratta in ogni tipo di foggia (vedi figure seguenti).
Due esempi di “goccia nera”. |
Altri due curiosi fenomeni riportati: differente luminosità sul disco di Venere e la “retroilluminazione” dell’emisfero esterno al Sole. |
Alcuni astronomi riportavano la visione di una corona luminosa intorno al disco di Venere. La vedete? |
Commentiamo uno ad uno questi fenomeni e la loro effettiva visibilità.
La goccia nera (black drop).
Secondo varie fonti, fra il disco di Venere e il bordo solare si formava di volta in volta un imbuto, un’insenatura, un ponte di oscurità che spesso portava Venere ad assumere la forma di una goccia. Per dare una spiegazione di queste osservazioni si possono invocare almeno due elementi. Il primo è che l’istmo di luce che si crea in prossimità del 2° e del 3° contatto è realmente più scuro del resto del disco solare, a causa dell’estinzione fotosferica sul bordo del disco solare. E’ facile quindi che l’occhio tenda ad interpretare questa persistenza di oscurità come una scia od un ponte di buio fra il disco di Venere e il cielo nero. Il secondo elemento è che un telescopio sufficientemente scarso (otticamente imperfetto e ricco di aberrazioni come dovevano essere quelli trasportati attraverso il globo dalle spedizioni scientifiche che seguivano il transito) è capace di mostrare una black drop ovunque… L’immagine è così incerta che l’occhio non può che vedere, o credere di vedere, una deformazione del disco di Venere laddove c’era solo una minore intensità luminosa. L’assenza di black drop nelle immagini digitali ad alta risoluzione prese durante lo scorso transito indurrebbe ad ascrivere il fenomeno della black drop al novero degli effetti del sistema occhio-telescopio, alla stregua dei Canali di Marte.
La retroilluminazione di Venere.
L’osservazione forse più incredibile che è stato possibile fare l’8 giugno è quella della luce solare che aggirava Venere quando il pianeta usciva dal disco solare (poco dopo il 3° contatto). Nel mio Schmidt-Cassegrain da 10″ F/10 diaframmato a 9 cm, e a 125 ingrandimenti, l’arco luminoso (che comunque era debolissimo e richiedeva le tecniche tipiche delle osservazoini del profondo cielo) ha cambiato variamente l’estensione e assunto differenti aspetti. Perfino un rinforzo, probabilmente dovuto ad una maggiore densità locale dell’alta atmosfera di Venere, con un’estensione di poche centinaia di Km, è stato ben visibile per circa un minuto (e se ne trova traccia in fotografie ad alta risoluzione).
Corone e aureole.
Secondo alcuni osservatori è possibile vedere una corona luminosa attorno al disco di Venere durante il transito. Attualmente l’osservazione è incerta. Solo immagini digitali non trattate possono eventualmente confermare questo fenomeno (che personalmente non ho visto). E’ opportuno tenere a mente, infatti, che l’aumento del contrasto di un’immagine digitale, produce naturalmente una corona luminosa attorno ad un disco nero. Si può ancora obbiettare che nel 1882 non si elaboravano le immagini, ma sarà molto giovevole allora l’osservazione di una moneta da 2 centesimi contro lo sfondo luminoso del cielo: la corona luminosa che si forma intorno alla moneta (visibile anche nel disegno sopra, purchè si fissi abbastana a lungo il cerchio nero rappresentante Venere) può ricordare quella osservata attorno a Venere durante i transiti.
Cambiamenti di luminosità.
La figura sopra, con il disco di Venere di diversa luminosità in corrispondenza del bordo del disco solare, è ispirata al resoconto di Robert Hoggan del transito del 1874 (cfr Sky & Telescope, Jne 2004, p. 75) e trova la sua spiegazione più semplice nell’illusione ottica: l’occhio ricostruisce il cerchio spezzato e lo “vede” più chiaro del fondo cielo. Personalmente ho visto Venere più scura del fondo cielo prima e poco dopo il 3° contatto mentre più tardi, dopo l’uscita del centro di Venere dal bordo solare, mi è sembrata più chiara (mai osservato un cambiamento di luminosità sul disco). Impossibile dire se fossero aspetti reali o illusioni ottiche.
Venere ad occhio nudo.
Le incognite lasciate dalle osservazioni dei secoli scorsi erano moltissime. Nessuno sapeva dire con certezza se Venere si sarebbe vista ad occhio nudo. La sicurezza con cui ho scritto che era possibile osservarlo ad occhio nudo (intervento Come osservare il Transito di Venere) derivava dal confronto dell’estensione di Venere con quella delle macchie solari più grandi, che risultano visibili ad occhio nudo. Venere sarebbe stata più piccola, ma con un contrasto maggiore. Alla luce dei fatti fui anche troppo conservativo (”è possibile scorgerlo come un puntino nero appena percepibile”) dato che la maggior parte delle circa 100 persone cui l’ho mostrato attraverso un semplice filtro ha visto il disco di Venere senza alcun problema.
Venere in chiesa.
Alcuni osservatori si sono riuniti nelle maggiori chiese italiane che contengono una meridiana a foro gnomonico (quelle che proiettano sul pavimento della chiesa un raggio di luce). Con un foro sufficientemente stretto (meno di un paio di cm), l’immagine al suolo è quella del Sole, riprodotto fedelmente come in una camera oscura (fenomeno del foro stenopeico). Si può immaginare la meraviglia degli spettatori che hanno potuto vedere distintamente il transito di Venere sul pavimento della chiesa! Sul disco del Sole era perfettamente distinguibile un “neo” rotondo: il pianeta Venere. Per sincerarmi della visibilità attraverso un foro gnomonico, non potendo recarmi a Santa Maria degli Angeli, ho utilizzato uno specchietto (diaframmato alle dimensioni di circa 1 cm) per riflettere la luce del Sole su uno schermo a 12 metri di distanza. Ecco il risultato dell’esperimento: sul foglio era proiettato perfettamente il Sole, con Venere visibile come una piccola ombra circolare:
Nessun telescopio è stato utilizzato per produrre quest’immagine, bensì un semplice specchietto da cipria diaframmato con dei “post-it”. Il riflesso del Sole è stato puntato su un foglio A4 a una dozzina di metri di distanza.

Paolo Colona








