Il Tema Natale e l’Astrologia
Una presentazione
Benché poco presente all’attenzione quotidiana, il cielo svolge un ruolo importante nel nostro immaginario. Sede di miti, fonte d’ispirazione di poeti, sfondo insostituibile di visioni e innamoramenti, il cielo è capace tanto di farci sentire minuscoli, quanto di regalarci emozioni potenti. Conquistato solo in minima parte dalle sonde spaziali e scrutato continuamente da migliaia di telescopi, il cosmo è lontano dall’averci svelato tutti i suoi segreti, e accompagna maestoso e infinito il cammino dell’uomo, circondandolo di solennità e di mistero.
Non sorprende quindi che fin dall’antichità (quando l’attenzione per il cielo era molto più diffusa e comune di adesso), l’uomo abbia visto nel cielo e nei suoi eventi presagi e manifestazioni se non di una Volontà, per lo meno di un ordine superiore: scrutando il cielo, studiandone gli aspetti, era dunque possibile contemplare tale disegno cosmico, evincendo auspici ed indicazioni riferibili alle vicende umane.
In particolare, le dodici case lunari (una per ogni plenilunio dell’anno) designavano automaticamente, agli occhi dei nostri remoti antenati, dodici gruppi stellari, i quali venivano attraversati dal Sole in dodici mesi. Nelle dodici costellazioni dello Zodiaco che si vennero pertanto a formare in diversi millenni prima della nostra Era, però, non si muoveva soltanto il Sole, ma anche altri sei astri luminosi. Tali sette luci erranti, o pianeti, con il loro moto irregolare e capriccioso, sembravano divinità, piuttosto che “semplici” stelle, e tali furono considerate, probabilmente, fin da prima del Neolitico. Fu così, è lecito pensare, che nacquero alcune delle divinità più famose del mondo antico: Sole, Luna, Mercurio, Venere, Marte, Giove e Saturno (noti in Greco come Helios, Selene, Hermes, Afrodite, Ares, Zeus e Chronos, e con altri nomi presso civiltà precedenti). I pianeti astrologici hanno quindi una radice antichissima, anche se i loro caratteri specifici si sono andati definendo soprattutto dopo l’antichità classica.
È da guardare nell’ottica antica, dunque, il Tema Natale. Agli occhi degli antichi la disposizione di sette potenze celesti (i pianeti), sullo sfondo cosmico di dodici Segni, si può leggere come un preciso messaggio per il nascituro, contenente tutto ciò che l’universo ha “architettato” per lui e gli ha donato: inclinazioni, sogni, paure, debolezze, risorse. Secondo l’astroiatria persino la sua costituzione fisica e lo stato di salute sarebbero soggetti al disegno zodiacale e agli influssi planetari.
Inutile qui ribadire come sia ormai noto che i pianeti non sono “potenze celesti”, che se ne contano molti più di sette, che le costellazioni non esistono perché non esiste la “sfera celeste” delle stelle fisse, che la precessione degli equinozi assegna a ciascuno di noi un segno zodiacale differente da quello contemplato dall’astrologia, e che perfino nell’antichità gli astrologi venivano spesso bacchettai come profittatori dell’altrui credulità. È chiaro che non v’è più spazio per l’astrologia nell’universo che tutti noi conosciamo attraverso libri e siti di divulgazione astronomica. Ma proprio per questo è affidata alla sensibilità del singolo, in questi tempi moderni e tecnologici, la possibilità di conservare il ricordo di tempi antichi e gloriosi, culla della nostra civiltà, nei quali l’uomo era capace di riflettersi nello specchio divino del cielo e aveva inventato un alfabeto ed una lingua con cui sperava di decifrare i messaggi del cosmo.
Sarebbe già un grande risultato se riuscissimo a salvare, con rispetto e gratitudine, questa parte della nostra antica cultura, magari proprio insieme a quelle grandi opere celesti compiute dai nostri progenitori per praticarla: le costellazioni, disegni realizzati con le stelle, che oggi l’inquinamento luminoso di troppe luci mal disegnate, inutili ed invadenti, sta cancellando per sempre dai cieli nostri e dei nostri figli.
Nota dell’autore alla pubblicazione.
Non è il contenuto dell’astrologia ma il suo ruolo culturale a renderla “difendibile”. Sarebbe un errore prendere a scusa la sua falsità per disfarci anche dell’ambiente che l’ha prodotta e di tutti i tributi culturali che l’hanno modellata, così come, d’altro canto, non si possono giustificare le sue affermazioni in base alla sua antichità. Nella misura in cui può parlarci di com’eravamo (la maggiore attenzione al cielo e alla natura da parte dei nostri predecessori, per esempio) e indicarci anche come la nostra società potrebbe essere migliorata, persino l’astrologia può e deve essere rispettata. Ammetto che la marea sciamante di oroscopari rende la cosa molto più ardua.

Paolo Colona








