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Paolo Rossi: un attore controcorrente

intervista

Servizio e Foto Angela Platania

 

 

Paolo Rossi  artista multiforme, non si  limita agli show teatrali ma fuori da tutti gli schemi, incontra gli studenti dell’università di Catania. Ecco alcuni stralci di una divertente mattinata svoltasi nell’aula Magna della facoltà di lettere.

Come hai capito che la tua strada era il teatro?

“L’ho capito mentre stavo in un laboratorio di chimica, quando ho scambiato dei componenti chimici ed ho addormentato tutta la classe… a parte gli scherzi, fino a diciassette anni non pensavo a niente di particolare. Poi mi sono trasferito a Milano, in un periodo di contestazione, quando si pensava che dovesse scoppiare la rivoluzione. La prima cosa che ho fatto è stato il dirottamento di un autobus a Ferrara, durante una lotta per le scuole private, scuole pubbliche. Il mio compito era di portare tutti gli autobus alla stazione centrale: io sono salito sul mezzo, sono andato dal conducente e gli ho detto: -quest’autobus, in nome degli studenti rivoluzionari dell’istituto tecnico è dirottato alla stazione- lui mi ha risposto -lo farei volentieri ma è un filobus-. E’ da lì che ho incominciato a capire che potevo fare il comico, ma soprattutto l’ho capito quando ho preso la parola in un’assemblea ed ho proposto una menzione, mentre la proponevo mi sono accorto che non andava… sono stato il primo a proporla e il primo a votarci contro”.

Hai lavorato anche con Dario Fo’…
“Dario Fo è venuto in una scuola del piccolo teatro per fare un corso, cercava anche degli attori per il suo spettacolo e mi ha preso. Lui è un grande maestro, ma i grandi maestri non sono quelli che ti insegnano, credo che si impari molto rubando, questo è quello che lui insegna, a rubare molto bene”.

Cosa hai rubato a Dario Fo’?

“Io non ho ascoltato le cose che mi diceva direttamente, perché mi diceva delle cose tecniche che non potevo fare poiché le sue gambe erano il doppio delle mie. Ho capito che lui, quando ha incominciato a recitare aveva dei grossi problemi “perché era particolare”, io ho capito come lavorare sul mio “particolare”, cosa che nelle scuole di teatro raramente si fa, anzi se uno ha un talento o una particolarità, ti spingono invece a fare delle altre cose più difficili, questo è giusto, ma è anche giusto approfondire la propria predisposizione”.

Tu hai fatto anche dei dischi, come sei arrivato a questo?

“Ho fatto dei dischi perché nei miei spettacoli c’è molta musica, ma non avevo nessuna pretesa di intraprendere una carriera musicale”.

Paolo Rossi e il cinema…

“Io faccio teatro in maniera pesante, nel senso che lavoro come lavoravano i vecchi commedianti dell’arte, che erano soprannominati “scavalca montagne”. Quando finisco una tournee sono un po’ stanco, per questo devo scegliere fra il cinema e il teatro, siccome io intendo il teatro in maniera particolare posso fare televisione. Per fare cinema dovrei fermarmi, non è detto che non lo faccia, al momento non mi pongo questo problema, fin quando non mi viene un idea cosi bella e cosi forte da impegnare una parte della mia vita”.

 

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