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Intervista a Gino Astorina

teatro, televisione, radio...tante le esperienze per questo grande attore siciliano

 

 

 

 

Servizio e
foto: Angela Platania

 

 

hspace=5 src="http://angieplatania.supereva.it/astorina3.jpg" align=right
border=0>E’ uno dei volti più familiari del nostro cabaret siciliano, comico di
punta del “Gatto blu”, spesso  lo si
incrocia  in tutte le televisioni
locali in spot pubblicitari e trasmissioni. Parliamo dell’esaltante Gino
Astorina, che negli anni si è cimentato in ogni tipo di esperienza teatrale e
non. La sua dialettica è trascinante e l’ironia che lo contraddistingue,
sicuramente, lo pone, nei primi posti di una ipotetica topten del cabaret. E’
un’artista che nel quotidiano trova gli stimoli per elaborare la sua creatività,
sfiorando spesso, anche se velatamente, le sfere politiche catanesi e le
situazioni  “invivibili” che,
spesso, siamo costretti a subire nel nostro hinterland  locale.

Conoscere
meglio Gino Astorina è d’obbligo e dopo varie peripezie per incontrarlo,
finalmente siamo riusciti ad appagare la nostra curiosità.

style="mso-bidi-font-style: normal">Ho cominciato trent’anni fa con il gatto
blu, ed avevo gia una sede in via raddusa 7…” – style="mso-bidi-font-weight: normal">scusa se ti interrompo ma cos’è “il gatto
blu”? Un locale, un teatro o il nome della tua compagnia?- style="mso-bidi-font-style: normal">In effetti “il gatto blu” nasce come gruppo
di cabaret, mentre il teatro originariamente si chiamava e si chiama tuttora
Sala Harpago, ma la gente lo ha sempre identificato come “gatto blu”. In
sostanza il teatro alla fine si è appropriato del nome del gruppo. Questa
esperienza del “gatto blu” è sicuramente la più bella cosa che ho fatto. In
seguito ho avuto la possibilità di andare in televisione e la prima esperienza
l’ho avuta a Telejonica, dove svolgevo anche il ruolo di direttore artistico, ho
fatto molte produzioni del tipo “Selz e limone”, “Cattive frequenze”, “Divieto
di siesta”, “Ring”,  produzioni
carine dal punto di vista televisivo. Poi sono passato a Telecolor ed ho avuto
il primo lancio regionale, con la trasmissione “E’ gradita la mancia” dove io
facevo finta di fare il barbiere. Questa trasmissione  è stata oggetto perfino di una tesi di
laurea all’università “La sapienza” di Roma e da lì c’è stato un piccolo
aggancio con  la Rai: ogni tanto mi
chiedono delle consulenze su programmi  e su idee televisive.

style="mso-bidi-font-weight: normal">In teatro cosa hai fatto invece?

style="mso-bidi-font-style: normal">Prima di fare cabaret, facevo teatro serio,
ho fatto Pirandello ed altri autori impegnati, però alla fine ho abbandonato,
lanciandomi sul versante del cabaret; l’ultima cosa seria che ho fatto, l’ho
fatta con Guglielmo Ferro con lo spettacolo “Line”, una produzione  molto bella che abbiamo portato anche a
Taormina.

style="mso-bidi-font-weight: normal">Nella tua carriera ti sei cimentato in
ruoli comici e drammatici, secondo te è più facile fare ridere o far
commuovere?

style="mso-bidi-font-style: normal">Indubbiamente la cosa più difficile è fare
ridere. Specialmente in questo periodo perché c’è un’inflazione del comico. Per
non cadere nel grottesco dove la risata può essere facile, bisogna inventarsi
qualcosa di particolare. Quindi è veramente più difficile fare ridere le persone
che non piuttosto fare dei bei ruoli commoventi.

style="mso-bidi-font-weight: normal">Cosa è la comicità per Gino
Astorina?

style="mso-bidi-font-style: normal">La comicità è una lente deformante che non
fa altro che riportare la realtà. Spesso fanno ridere gli incidenti degli altri
o se vuoi le sfortune. Raccontando una serie d’incidenti spesso si fa ridere
anche perché le persone alle quali le cose vanno bene fanno antipatia. href="http://guide.supereva.com/attori/interventi/2005/08/222905.shtml">CONTINUA

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