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Intervista Cristian De Sica

Fonte: http://www.aspirantiattori.it/

Un’intervista molto interessante quella rilasciata ad AspirantiAttori.it da
Christian De Sica. Figlio di uno dei grandi maestri del cinema italiano,
Christian ha dovuto raccogliere un’eredità molto difficile e preziosa e con
molti risultati da attore e regista.
 

COME E’ INIZIATA LA SUA
CARRIERA?

Quando io e mio fratello eravamo due
ragazzini, 5 e 7 anni, mio padre ci obbligava a fare degli sketch, nel salotto di casa, scriveva questi dialoghi e ce li
faceva recitare con dei titoli “i suicidi”, “cittadini che protestano”… ed era
il suo divertimento;

a noi non è che ci andava tanto, ma era
tanto per giocare e lo assecondavamo.

Poi quando sono cresciuto ho deciso di fare
l’attore e di lasciare l’università e a mio padre è venuto un colpo!

Ho iniziato come cantante facendo pezzi
nelle balere e nei night di nascosto…quando poi mi vide in una di queste serate
Maurizio Costanzo, che allora scriveva ed era solo un autore, mi chiese di fare
uno spettacolo serale in cui io facevo il conduttore e si chiamava “le 7 della
sera”.

Ebbe molto successo, mi chiamò Antonello
Falqui e proprio allora cominciai a fare i film:

ebbi una parte in un film di Roberto
Rossellini dove io facevo un luogotenente criminale, era ambientato a Port Royal
anche se noi lo girammo a Frascati.

Riuscii ad avere la parte perché rompevo
quotidianamente le scatole ad Isabella, la figlia di Rossellini che allora era
la mia ragazza, la pregavo di farmi lavorare con il padre perché il mio non me
lo faceva fare e da lì iniziai con continuità e uscì definitivamente il
Christian De Sica attore.

 

COSA LE HA INSEGNATO SUO PADRE?

Mio padre era un maestro del cinema ed io
sono, come a volte dico agli amici, un pittore della domenica; sicuramente mi ha
trasmesso la professionalità, la serietà, mi ha insegnato che questo è un
mestiere che non si improvvisa, il rispetto per tutte le persone che lavorano
con te, sempre e comunque.

E poi che il leader non esiste, ma esiste
un clan di persone che sono con te per fare un film o per mettere in scena uno
spettacolo teatrale e quindi tutti hanno voce in capitolo e occorre ascoltare
tutti.

 

VeNIAMO proprio A “The clan”, il suo ultimo
film.

COSA LE HA LASCIATO QUESTA
ESPERIENZA?

Mi ha dato molto: è stato un sogno nel
cassetto che avevo ed è stata una sfida, perché fare un film musicale è un fatto
anomalo per il nostro cinema.

Ogni volta che faccio la regia o faccio un
film al di fuori dei film natalizi, cerco sempre di fare delle cose
completamente diverse e
molte volte rischio; uscire con un film con solamente il mio nome di richiamo e con venti minuti di musical all’interno non ha determinato un grande successo
continua http://www.aspirantiattori.it/intervistaChristianDeSica.html

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