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LA BISBETICA DOMATA

Omaggio alla grande tradizione elisabettiana: cast tutto maschile per La bisbetica domata Protagonista Tullio Solenghi, regia di Matteo Tarasco, al Teatro Verga dal 2 al 14 gennaio

CATANIA – Vuol essere un omaggio alla tradizione elisabettiana quello attuato dal regista Matteo Marasco e dall’attore Tullio Solenghi, che hanno voluto ripristinare l’antica consuetudine di mettere in scena La bisbetica domata con un cast tutto maschile, proprio come William Shakespeare l’aveva concepita. Una lettura penetrante e un approccio “filologico” caratterizzano dunque l’allestimento, una produzione della Compagnia Lavia portata in tournée nazionale con vivo successo. Lo spettacolo sarà al Verga dal 2 al 14 gennaio, ospite della ricca e stimolante 49a stagione dello Stabile etneo.

            Il testo scespiriano viene proposto nella traduzione di Masolino d’Amico, la regia è dello stesso Marasco, la scenografia di Carmelo Giammello, i costumi Andrea Viotti, il progetto luci di Pietro Sperduti, le elaborazioni musicali di Riccardo Benassi. Nel ruolo di Sly / Petrucchio uno straordinario Tullio Solenghi, alla testa di un nutrito cast che annovera Roberto Alighieri, Fabio Massimo Amoroso, Francesco Bonomo, Marco Cavicchioli, Giancarlo Condè, Luca Fagioli, Alessandro Guandalini, Alfredo Iacopini, Massimiliano Loizzi, Rodolfo Medina, Gianluca Musiu, Salvatore Mancatore.

            Shakespeare scrisse La bisbetica domata per una compagnia appunto tutta maschile, che si chiamava “gli uomini di Lord Pembroke”, nella quale egli stesso recitava nei primi anni Novanta del Cinquecento, all’inizio della sua carriera. Il titolo originale della commedia, The Thaming of the Shrew, indica che il protagonista della storia non è l’indocile Caterina, bensì il suo dominatore Petrucchio. Ma egli non domina soltanto una donna bisbetica, ma anche il “femminile”, quell’istanza intima, e spesso devastante, che anima l’essere umano a prescindere dal genere sessuale.

            La storia che il Bardo ci racconta non è soltanto un duello tra un uomo e una donna, ma è anche la messa in scena dell’eterno conflitto tra “maschile” e “femminile”, i due archetipi fondamentali della vita. Come avviene tutto questo? L’autore aveva previsto un prologo dove uno spettatore, il povero ubriacone Sly, si addormenta sulla scena; una compagnia di amici, di attori, decide di fargli uno scherzo: quando si sveglierà gli faranno credere di essere un ricco signore; e così Sly, il pezzente, si ritroverà, a recitare la parte del nobile Petrucchio, in una sorta di sogno ad occhi aperti, un gioco di specchi, in cui il burlato diventerà burlatore.

            «Abbiamo pensato di mettere in scena La bisbetica domata con una compagnia di soli uomini - spiega il regista - non soltanto per amore della tradizione elisabettiana, ma anche per riscoprire la misteriosa forza dei personaggi femminili scespiriani, che se interpretati da uomini acquistano una valenza strettamente contemporanea. Ovviamente il pubblico non assisterà a “travestitismi” o ad “omosessualizzazioni” che traviserebbero il senso profondo della storia. “Qui si gioca a fare sul serio” e il nostro è un gioco nel quale alcuni uomini giocano (nel senso inglese di to play, recitare) il ruolo delle donne, insieme ad altri uomini che giocano il ruolo degli uomini: “una molto divertente commedia” che contiene, come sempre in Shakespeare, anche un lato oscuro, farsesco e in fondo tragico, nel quale si cela il senso segreto ed onirico dell’eterno conflitto tra eros e psiche».

            Questo allestimento ripropone dunque un classico nella sua concezione originaria per affrontare una tematica oggi più mai di grande attualità. Da non perdere.

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