RITORNARE a SUD

Teatro Metropolitan, 30 aprile 2008, ore 21

Dall’incontro del regista pugliese Cosimo Damiano Damato con il produttore romano Angelo Tumminelli è nata una particolare produzione teatrale, Ritornare a Sud, ispirata alla fortunata opera letteraria del filosofo Marcello Veneziani Il segreto del Viandante. È nato così un adattamento dal testo emozionante, scritto a quattro mani dall’autore e dal regista, che dirige qui il grande Giancarlo Giannini e la sofisticata Silvia De Santis.

Lo spettacolo ha debuttato il 12 ottobre 2007 al Teatro Cilea di Reggio Calabria ed è stato replicato con enorme successo di pubblico al Teatro Verdi di Brindisi il 14 novembre 2007. Giunge ora in esclusiva per la Sicilia su iniziativa del Teatro Stabile di Catania nell’ambito della ricca e mirata programmazione approntata dall’ente in vista del cinquantenario della propria fondazione che cadrà il prossimo 3 dicembre. «Un vero e proprio conto alla rovescia - sottolinea il direttore artistico Giuseppe Dipasquale - che sarà cadenzato da appuntamenti prestigiosi con i protagonisti del panorama teatrale, all’insegna della valorizzazione di quella cultura mediterranea in cui lo Stabile etneo affonda le proprie radici».

Il recital Ritornare a Sud, programmato fuori abbonamento mercoledì 30 aprile alle ore 21, sarà ospitato sul palcoscenico del Teatro Metropolitan. La nostalgia del Meridione diviene qui un cammino iniziatico verso le radici. Un’analessi sul passato prossimo e lontano, proposti come un necessario bagaglio, forse viatico, verso un futuro. Ci sono pagine di vera poesia interiore e di personalissima nostalgia. Tante storie come tanti affluenti si riversano nel Mediterraneo, illuminato da un potente faro che è appunto quello della nostalgia. Suite musicali scandiscono il tempo del recital, con arrangiamenti essenziali, riletti in chiave jazz, del Franco Battiato più segreto: una sfida musicale per Mario Rosini che ha riarrangiato le canzoni del maestro siciliano e le esegue in coppia con la jazzista Rosanna Brandi. Da “Tiepido aprile” a “Il mito dell’amore”, da “Gli uccelli” ad “Atlantide”, passando per “Oceano di silenzio”, “L’ode all’inviolato”, “La cura”, “L’incantesimo” e “Di passaggio”.

Ad introdurci nel viaggio verso il Sud è la voce vibrante, densa ed intensa di Giancarlo Giannini, che muove i ricordi attraverso nove letture: la luce, ricordare, abitare, mangiare, riposare, sognare, viaggiare, amare, tornare. Un viaggio iniziatico, affannoso, alla ricerca di un tempo perduto, di memoria proustiana, di un tempo scandito dai ritmi ancestrali e lenti di un sud lontano. È un viaggio dell’anima quello che il regista Damato fa compiere ad un vecchio saggio del cinema italiano come Giannini, un’esigenza dello spirito. Nei suoi occhi intensi, profondi, nella sua voce pacata e misurata, il regista cattura l’anima del sud: le movenze dell’attore rievocano i gesti ieratici e rituali dei vecchi che consumano un pane ancora scottante con avidità e, parsimoniosi, ne raccolgono le briciole, memori di una fame atavica che ha in sé il sapore acre di una vita di stenti e privazioni.

Quei vecchi del sud ci sorprendono e ci commuovono nel tono oracolare e sapienzale dei loro racconti, rivelatori di verità essenziali ed assolute. E assoluta è la quiete del sud, sacrale, se colta nella sua acmé: la controra. In quell’ora contraria all’agire, all’agitarsi, in quei silenzi che abitano il sud, “in cui le cose s’abbandonano e sembrano tradire il loro ultimo segreto”, per dirla con Montale, trionfa l’otium ellenico. Celebrano il loro riscatto la lentezza, la quiete, intese nella loro essenza più nobile e intimistica: pura riflessione, speculazione. Un otium miseramente travolto dal negotium (nec-otium) di impronta romana, dedito all’azione, agli affari, alla logica spietata di un bellum ossimoricamente iustum, preludio inesorabile della violenta e spregiudicata civiltà globale.

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