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Automobili e politica

Lo strano binomio Automobili - Politica

Dal sito OMNIAUTO.it la parte introduttiva dell’articolo di Salvatore Loiacono:

“Non abbiamo mai parlato di politica, per evitare di uscire dal seminato e impelagarci in discorsi più grandi di noi… Tuttavia una piccola divagazione in quest’ambito potrebbe risultare interessante, soprattutto se la trattazione ruota, ovviamente, intorno all’argomento Automobile; uno dei prodotti industriali più utilizzati da alcuni regimi del ‘900, per la propaganda, rivestendo il ruolo d’emblema dell’avanguardia tecnologica e dell’attenzione riposta nei cittadini.

Apripista in questa direzione è stato certamente il Fascismo che battezzò l’utilitaria Fiat 508 col soprannome di Giovanni Battista Perasso, colui che, con un gesto simbolico - il lancio d’un sasso - diede inizio all’insurrezione antiaustriaca di Genova del 1746. Il suo soprannome era, l’avrete capito, Balilla, che il Duce utilizzò per identificare i piccoli fascisti, educati militarmente e dediti a onorare la Patria. Ora, siccome la 508 era la Fiat più piccola, ma non per questo “priva di vigore”, il nome Balilla le calzava a pennello, anche se alcuni messaggi pubblicitari dell’epoca - che vedevano la Balilla associata all’immagine raffinata di un signora dell’alta borghesia - oggi appaiono un po’ incongruenti…
Comunque, la Balilla, nata nel ‘32, fu affiancata l’anno successivo dalla più grande 518 Ardita, attribuzione meno sottile ma altrettanto efficacie.

Più avanti si spinse, qualche anno dopo, il Nazionalsocialismo teso a dare alla popolazione tedesca, che in diciotto anni le aveva viste di tutti i colori, una vera “automobile di regime”. Le più alte gerarchie naziste incaricarono Ferdinand Porsche di impostare un’auto per il popolo. Il progettista s’ispirò a vetture all’epoca all’avanguardia dal punto di vista estetico come le berline Tatra. Il regime, intanto, aveva creato la GEZUVOR, ovvero la Gesellschaft zur Vorbereitung des Volkswagens (società per la produzione delle auto del popolo), alla periferia di Fallersleben. Intorno allo stabilimento fu realizzato un intero villaggio per ospitare le manovalanze e denominato “Città dell’automobile - KdF” dove “KdF” significava “Kraft durch Freude” - Forza tramite Gioia. …”

Naturalmente per saperne di più vi basterà cliccare il link successivo. Ciao, Luigi