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La mitica storia del catino di Indianapolis

Gli americani da quasi un secolo si radunano al circuito di Indianapolis per seguire i 200 giri della Indy 500.

Dal sito F1Racing.net
 
L’origine della tradizione di gare automobilistiche dell’Indiana è legata alla fiorente industria automobilistica che prospera nella zona agli inizi del XX secolo. A quel tempo lo sviluppo delle automobili è ostacolato dalla mancanza di strade asfaltate. Questo fatto mette in moto lo spirito imprenditoriale di Carl Fisher: nel 1906 l’ex ciclista divenuto commerciante di automobili formula ai produttori di automobili la proposta di costruire un circuito per collaudare i loro nuovi progetti. 

Con 36 industrie automobilistiche presenti nell’Indiana, 10 delle quali con sede a Indianapolis, Fisher pensa di poter fare affari non solo con i produttori che si serviranno del suo impianto per testare la velocità, ma anche con i potenziali acquirenti di automobili; egli ipotizza infatti che gli spettatori rimarranno così impressionati dalla velocità delle nuove automobili che poi passeranno dal suo negozio per ordinarle.
 
Come accade per molti sogni, anche il progetto di Fisher finisce nel cassetto per mancanza di fondi: ci vogliono tre anni e tre soci per riuscire finalmente a raccogliere le risorse necessarie per trasformare 328 acri di terreno agricolo, situati 5 miglia a nordovest della capitale Indianapolis, in una struttura che servisse tutto l’anno per il collaudo delle automobili e ospitasse occasionalmente corse automobilistiche.







Nell’estate del 1909 una grande folla si raduna per assistere alla prima corsa ospitata dal circuito ma, per quanto possa sembrare strano, gli spettatori allungano il collo più per guardare le mongolfiere che decollano, che non le automobili che passano a tutta velocità…”
 
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