Questo sito contribuisce alla audience di

Supercar, quando il sogno ha due posti

La domanda è inevitabile: cosa ce ne facciamo, oggi, delle supercar sportive classiche?

Dal sito Il Sole 24 Ore
 
“La domanda è inevitabile: cosa ce ne facciamo, oggi, delle supercar sportive classiche? Il barile di petrolio viaggia verso quote sempre più alte, gli ambientalisti si accaniscono quasi solo sulle automobili, i sindaci chiudono i centri storici con criteri a volte opinabili. La sorveglianza sempre più stretta (ma in nome della finanza locale più che della sicurezza) dei limiti di velocità sembrerebbe dare la mazzata finale al mondo esotico delle sportive di lusso, basse, aggressive, potenti e con un’abitabilità interna limitata a due posti secchi più una valigia.

Dunque, perché Ferrari, Porsche & C. inanellano fatturati da record? La prima ragione è che sono belle, affascinanti, fedeli alla dote su cui l’automobile ha costruito il proprio mito: la capacità di far sognare. Linee mozzafiato, aggressive, aerodinamiche. Voci possenti, motori che cantano, non suonano. Ma c’è di più; comprare una Ferrari o una grossa Porsche oggi, è anche una sfida, uno sberleffo.
 
To cock a snook, dicono gli inglesi con l’espressione idiomatica e quindi parzialmente intraducibile che descrive il gesto di porre il pollice della mano destra sulla punta del naso e poi ondulare lentamente le altre dita verticali. Un gesto che spiega meglio di qualsiasi trattato perché le supercar sportive, anziché agonizzare di fronte agli assalti concentrici di ambientalisti, limiti di velocità e benzina alle stelle, sono più desiderate e vendute che mai…”
 
Per continuare la lettura, basterà cliccare il link successivo. Ciao, Luigi

Argomenti