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Etty Hillesum

Il Diario di Etty Hillesum è stato pubblicato in Italia dalle edizioni Adelphi nell'ottobre 1985 e le Lettere nel 1987, ma solo a partire della seconda metà degli anni '90 si è registrato un crescente interesse di lettrici e di lettori. Da quel momento è iniziata una produzione intorno ai suoi scritti di saggi, articoli, recensioni, volumi monografici; rapidamente si sono moltiplicati seminari, conferenze, tavole rotonde in diverse città italiane, ma anche spettacoli teatrali, corsi universitari e tesi di laurea. I siti e i riferimenti in Internet oggi si contano a centinaia. Le parole di Etty, pronunciate nel luglio del 1943: "... più tardi dovremo costruire un mondo completamente nuovo..." trovano oggi il terreno fertile per accogliere questa sfide e per creare spazi aperti a nuove pratiche relazionali, dove l'in-contro sia con altro e non contro l'altro e dove sia forte il richiamo alla responsabilità personale.

Diario (1941-1943), Adelphi Milano 1996

Etty Hillesum era un’intellettuale olandese, una ragazza vivace, brillante e coltissima; morì ad Auschwitz a 28 anni, nel ‘43. Il suo diario,

pubblicato da Adelphi, dal marzo ‘41 all’ottobre ‘43, nasce come percorso di autoanalisi, in cui all’inizio troviamo la sua vita quotidiana, le sue

frequentazioni, una certa disinvoltura sentimentale, le sue grandi passioni letterarie per i russi e per Rilke…un normale diario di un’intellettuale

che man mano, intrecciandosi ai tremendi fatti di quell’epoca, si trasforma in un percorso interiore profondissimo e attento, un itinerario di ‘difesa

dello spirito’ dalla barbarie nazista. Per lei si trattava di proteggere l’anima, e non i corpi, non le vite quotidiane. Quasi non fece nulla per

evitare la deportazione, eppure poteva.

“Io non so farmi avanti per garantirmi quella che può sembrare la mia salvezza […] questo star tutti addosso a quell’unico pezzetto di legno che va alla deriva sull’oceano infinito dopo il naufragio, questo salvare il salvabile, spingersi a forza di gomiti, provocare l’annegamento altrui, tutto così indegno; e poi, questo spingere non mi piace. Io appartengo

piuttosto al genere di persone che preferiscono galleggiare ancora un po’ sull’oceano, stese sul dorso e con gli occhi rivolti al cielo, finchè, con

un gesto rassegnato e devoto, vanno a fondo per sempre. Io non posso fare diversamente. Le mie battaglie le combatto dentro di me, con i miei propri

demoni; ma combattere in mezzo a migliaia di persone impaurite, contro fanatici furiosi e gelidi che vogliono la nostra fine, no, questo non è proprio il mio genere”.

Le sue riflessioni sono di una purezza e di una profondità che appartengono ai mistici.

Non ci sono più i nazisti, non ci sono più gli ebrei: c’è l’uomo di fronte al dolore e all’insensatezza del destino. E il suo è certo un percorso di

riconciliazione; e dalla lettura di quelle pagine se ne esce sollevati, certo ridimensionando le nostre pretese nei confronti della vita

Eusebia Parrotto

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