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Archivio diaristico di Pieve S.Stefano

Città del Diario: il cartello lungo la strada di Pieve S. Stefano. Un paese di tremilatrecento abitanti, distrutto durante la seconda guerra mondiale, oggi come allora sulle rive del Tevere. Nella piazza del Comune, deserta durante i freddi giorni invernali, in un angolo, l’entrata dell’Archivio. Appena arrivati la sala dove si riunisce la commissione di lettura ci dà il benvenuto. Austera, silenziosa, si possono immaginare le vivaci discussioni tra l’impero di tavoli, sedie e dipinti.










Qui ogni anno si decidono quali saranno i dieci testi da ammettere alla selezione finale del Concorso. Una competizione in cui non ci sono semplici opere in gara; in cui non è la bellezza, lo stile della forma, il valore della creazione letteraria ciò che farà decidere il verdetto della giuria. Sono le vite a concorrere. Esatto, vite umane. Vite che hanno lasciato un’impronta sulla carta: diari, memorie, epistolari. Uomini e donne, giovani e anziani, italiani da ogni parte del mondo, uniti dall’esigenza di raccontarsi, di rileggersi e di essere letti.
“E’ proprio l’idea di essere selezionati “ ci dice Loretta Veri, direttrice dell’Archivio, “ma più che altro di essere letti da altre persone che spinge a mandare un testo qua”. Depositare il manoscritto semplicemente nell’Archivio sembrerebbe farlo morire. L’intenzione di chi invia la propria opera è un’altra: dar voce alle proprie gesta per sconfiggere la paura della morte.

Il concorso - La commissione

Il lavoro dei dodici membri della commissione e dei quaranta lettori esterni assicura a ogni storia l’attenzione richiesta. Bettina Piccinelli segretaria della commissione ci descrive come si giunge alla scelta dei dieci finalisti. Emerge il grande lavoro e la difficoltà di decidere. Gravosità data non solo dal numero dei testi che ognuno deve leggere “dai sessanta, se va bene, agli oltre cento”, ma anche e soprattutto dal tipo di giudizio richiesto. I duecento manoscritti che ogni anno pervengono all’archivio devono percorrere tre fasi di lettura all’ultima delle quali ne arrivano trenta. Solo dieci saranno presentati alla giuria speciale che si riunisce in un fine settimana di settembre, vicino alla festa della Madonna dei Lumi, per scegliere il vincitore. Composta da personalità di spicco del mondo della cultura, non è la stessa che seleziona i diari durante l’anno, il suo unico incarico è attribuire il premio finale.
Alla commissione di lettura spetta il lavoro più difficile: decidere quali saranno gli esclusi.
“C’è un periodo dell’anno in cui tutti telefonano per sapere l’esito” spiega Loretta, “per noi è importante invitare non solo le persone che sono entrate in finale, ma anche gli altri che hanno partecipato al concorso, così possono conoscere quelli che hanno letto la loro storia. Un modo per far dimenticare l’aspettativa delusa della selezione andata male”.
La commissione ha inoltre la possibilità di invitare a passare una giornata a Pieve un autore non entrato tra i dieci finalisti. “A volte -continua Loretta- si creano rapporti tra chi legge e chi scrive che vanno al di là della Manifestazione”. E’ il caso di Corengio, un anziano signore che aveva fatto la ritirata di Russia. Spinto dalla figlia a vincere la paura di scrivere, produsse un lavoro enorme. Invitato a Pieve, iniziò una corrispondenza che è durata fino alla sua morte.
Nella commissione di lettura troviamo: dalla studentessa alla casalinga, dal giornalista all’imprenditore in pensione. Bettina per esempio insegnava educazione fisica. Ci spiega che bisogna abbandonare i propri pre-giudizi, è la prima regola. Ma questo non basta, “occorre porgersi un po’ al pari del testo, essere disponibili a mettere in discussione se stessi”. Poi “è chiaro che ti fai coinvolgere dalla storia” perchè è reale. Le difficoltà aumentano; durante le discussioni settimanali, si opera per dare equilibrio ai criteri della scelta.
Alla fine è la vivezza che si premia, nient’altro. Spiegare cosa sia la vivezza? un testo che ne è dotato, leggendolo, diventa indelebile. Bettina ricorda Tagliacozzo, Luisa, Ida Mencioni… Non il ricordo che lascia un romanzo, piuttosto un’esperienza condivisa tra autore e lettore.
“Saverio Tutino, presidente e fondatore dell’Archivio -continua Loretta- si preoccupa sempre che possa sfuggire qualcosa al giudizio finale. Dopo aver visto le commissioni di questi anni sono convinta che i dieci finalisti sarebbero gli stessi anche con lettori diversi. Questi testi non sarebbero sfuggiti perchè si distinguono dagli altri”.

Oltre il concorso

L’Archivio non esaurisce la sua opera nella preparazione del concorso, esso è molto di più. Accanto alla sala della commissione si trovano le stanze che accolgono e custodiscono i manoscritti. Vecchie agende, quaderni ingialliti, disegnati, scarabocchiati. A tutti è riservato lo stesso rispetto. Le sale, circondate da scaffali colmi di raccoglitori, danno l’idea della grandezza del luogo. 3.418 sono i testi attualmente catalogati e gli altri, i nuovi arrivati, attendono una collocazione. Racchiusi in semplici cartelline, nascosti e protetti, i diari riposano in questo archivio della memoria, aspettando che qualcuno li sfogli, li interroghi.
Loretta, durante i 14 anni di lavoro nell’Archivio ha seguito in prima persona la catalogazione “non c’è voluto molto a capire che questo patrimonio così com’era poteva essere poco fruibile, così si è stabilita l’esigenza di schedare il materiale di Pieve. In collaborazione con il Servizio Beni Librari della Regione Toscana è stata realizzata una scheda, utilizzando il programma delle biblioteche nazionali ISIS. L’opera di archiviazione, finanziata dalla regione, è iniziata nel ‘91. ogni testo è accompagnato da una scheda redatta dall’autore e una compilata dai membri della commissione di lettura.”
“Mi metto seduta per leggere e prendere appunti -incalza Bettina- è importante prendere appunti per compilare la scheda Isis, altrimenti possono sfuggire date, luoghi e nomi”. Molte le voci: oltre i dati sull’autore, sul genere dello scritto, sugli eventi narrati, che possono riguardare anche avvenimenti e personaggi storici, nominati o conosciuti.
Due sezioni non partecipano al concorso: i testi etremamente brevi e le opere che per esplicita richiesta dell’autore. Alcuni diari non sono consultabili, rimangono protetti: contengono denunce, accuse verso fatti e persone che non possono essere rese pubbliche. Gli autori di questi testi soddisfano il bisogno di condividere la propria storia entrando nell’archivio ma restando lontani dai clamori del concorso.
“Prima si viene a contatto con la materia intima di scrittura, poi si conosce la persona, al contrario di come avviene nella quotidianeità dei rapporti interpersonali”. Loretta riceve i testi prevalentemente per posta, in seguito si conoscono gli autori per telefono, solo a volte si arriva all’incontro nell’Archivio.

Nei diari

“Mentre la prima guerra mondiale è stato a lungo il piatto forte per il lettori dell’Archivio, ora cominciano ad arrivare sempre più diari del dopoguerra”, spiega Luca Ricci, addetto stampa. Le tematiche variano nel tempo: in alcuni casi dipendono dall’appello pubblicitario “per esempio un anno lo abbiamo fatto su i giornali locali perchè ci sembrava che potesse essere mirato ad un certo tipo di lettore. Quest’anno ne abbiamo fatto uno su Max e uno sul giornale delle Ferrovie dello Stato. Così sono arrivati molti testi di ragazzi tipici lettori di Max”.
Bettina rileva cambiamenti notevoli nei temi trattati dai due sessi. “Di solito gli uomini, in passato, scrivevano solo quando si allontanavano da casa, mentre le donne già in epoche lontane hanno sentito il bisogno di parlare di sé. Ora anche gli uomini cominciano a scrivere della propria vita quotidiana nella forma intima che usano le donne”.
Nei diari femminili contemporanei sono le tematiche sessuali ad avere un ruolo di rilievo “cose che le donne mai avrebbero pensato di scrivere in altre epoche”. Le opere dei giovani, raramente tra i vincitori, sono motivo di riflessione per il presidente Saverio Tutino. Bettina, personalmente attratta da questi testi, prova a spiegarci le ragioni: i ragazzi, costretti a vivere in una quotidianeità senza grandi eventi, si trovano spesso a dover arricchire le loro vicende personali con citazioni di scrittori, artisti e cantanti a loro vicini. “Questo tipo di diario non piace alla commissione perchè sembra falsificato”. Ma i giovani scrivono anche di altro “dei mali della nostra società senza guerra”. La droga, la bulimia, l’Aids sono i conflitti nei diari contemporanei, prendono il posto delle epiche battaglie combattute in trincea.

L’Archivio, conosciuto in Europa al pari di altre istituzioni regionali (quali l’Istituto del Rinascimento, il Museo della Scienza) è ancora guardato con diffidenza dagli abitanti di Pieve S. Stefano. “ Questa diffidenza nasce dal non sapere qual’è l’approccio giusto -dice Loretta con una nota di rammarico- molti lo vedono come un luogo elitario, poichè lo collegano ad un premio letterario. Ciò che ci sforziamo di far capire è che la commissione di lettura deve rispecchiare coloro che scrivono i diari: al suo interno ci può essere una persona con due lauree allo stesso modo di un contadino”.
La diffidenza rimane solo apparente: i fatti rivelano tutt’altro. In un paese di 3.300 persone negli anni almeno 400 sono stati i volontari che hanno partecipato alla preparazione del premio. “Il fatto che l’Archivio organizzi nella vallata 1.500 letture l’anno è un dato importante se si considera il livello medio di lettura in Italia” ribadisce Luca. Nei giorni del premio questa improbabile separazione tra paese e Archivio svanisce: la gente si moltiplica per le strade e il clima di festa invade tutte le case di Pieve.

Una volta entrati in questa piramide moderna è facile perdersi tra i passaggi segreti della memoria che qui conquista l’immortalità. Nel luogo in cui gli eventi esterni perdono senso se paragonati alla visione della coscienza che li ha vissuti; dove reale non è il fatto, ma quello che si sente, è impossibile non provare stupore. Tutti con un loro valore, anche quelli che oggi sembrano insignificanti, i diari hanno il loro ruolo definito o da definirsi, come mattoni, nella costruzione di questo grande Archivio della contemporaneità.
di Leonardo Sellani
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Fondazione Archivio Diaristico Nazionale (Onlus)
Piazza Plinio Pellegrini 1
52036 Pieve Santo Stefano Arezzo
Telefoni 0575/797730/1/55
Fax 0575/799810
e-mail: adn@technet.it - adn@archiviodiari.net
http://www.archiviodiari.it

Nella foto i partecipanti alla festa
di Pieve S. Stefano in una pausa durante il concorso

Europa e scrittura di sé

Sull’esempio dell’Archivio di Pieve S. Stefano sono nati altri centri di raccolta e valorizzazione in Francia, Germania e Spagna.

L’Association pour l’Autobiographie et le Patrimonie Autobiografique è figlia di un’idea di Philippe Lejeune. La sua sede è ad Ambérieu, non lontano da Lione. I testi sono depositati en sympathie per essere letti da quattro gruppi di lettura dislocati in diverse zone della Francia. Dai loro incontri e discussioni nascono brevi recensioni su i manoscritti pubblicate sul Fonte à Rousseau -l’organo di divulgazione dell’archivio- e raccolte ogni due anni nel Garde-memoire. il catalogo. Gran parte dell’attività dell’associazione avviene per corrispondenza: i testi sono inviati dagli autori all’archivio che dopo averli registrati li spedisce ai gruppi di lettura. Loro è il compito di redigere un echo du je e inviarlo all’autore come testimonianza dell’avvenuta lettura.

Il Deutsches Tagebucharchiv a Emmendingen in Germania nasce da un’idea, ispirata dall’esperienza di Pieve S. Stefano, di Frauke von Troschke. Ogni anno si tiene una serata speciale- Zeitreise- in cui i sette membri della commissione di lettura propongono al pubblico brani tratti da diversi testi. I documenti pervenuti fino ad oggi riguardano esperienze di persone tra il 1850 e fine ‘900. In discussione è la possibilità di creare un premio per stimolare l’invio di testi.

Anche in Spagna, La Roca del Vallés (Catalogna) ha da pochi anni un’archivio della memoria. La collaborazione con Pieve è molto stretta e le iniziative comuni tendono ad aumentare. A La Roca del Vallées Romà Planas i Mirò è il premio ideato per incentivare l’invio delle testimonianze personali. L’archivio è giovane, ma vuole ottenere tutta l’attenzione necessaria del suo paese.

APA Association pour l’autobiographie
La Grenette, 10 rue A. Bonnet, France
e-mail Grenette@wanadoo.fr

Archivo de La Roca del Vallés
c/o Ajuntament de La roca del Vallés, Catalunya, 24
E-08430 La Roca del Vallés
e-mail roca@diba.es

Deutsches Tagebucharchiv
Marktplatz,1
D-79312 Emmendingen

* Leonardo Sellani, laureando presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università La Sapienza di Roma, lavora attualmente alla stesura della tesi sull’utopia politica “Oceana” di J.Harrington. Studia e approfondisce lingue e culture straniere con interesse particolare per il giapponese e l’inglese. Ha collaborato alla realizzazione di inchieste sociologiche in ambito culturale.

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