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Ciao, Marla

Sabato 17 Aprile Marla Ruzicka, coordinatrice di Civic (Campagna per le Vittime Innocenti dei Conflitti) è rimasta uccisa, assieme al suo amico e autista Faiz, per l'esplosione di una autobomba destinata a una unità militare Usa lungo la pericolosa strada che porta verso l'aeroporto internazionale di Baghdad.

di Paola Gasparoli

18 aprile 2005

Americana, 27 anni, entrata in Iraq subito dopo l’invasione, con una analoga esperienza in Afghanistan alle spalle, Marla si era da subito impegnata al fianco delle famiglie delle vittime civili della guerra cercando di accompagnarle e di sosnerle nel lungo processo di richiesta di indennizzi. E’ morta mentre cercava di raggiungere una di queste famiglie, mentre faceva quello in cui credeva profondamente.

Gli amici che l’aspettavano per passare la serata insieme all’hotel Hamra di Baghdad, non vedendola arrivare hanno iniziato subito le ricerche. Tutti temevano l’ennesimo rapimento. Quando è arrivata la notizia di un incidente d’auto nel quale era rimasta coinvolta la sua macchina, e in cui si diceva che Marla era ferita e ricoverata all’ospedale americano vicino alla Green Zone, tutti si sono tranquillizzati. Purtroppo il sollievo degli amici è durato poco. Presto sono stati raggiunti da un’altra telefonata delle autorità americane che comunicavano la morte sia di Marla che di Faiz.

Ciao Marla,

mi piacerebbe salutarti con il tuo stesso sorriso, mi piacerebbe salutarti con la tua stessa energia, mi piacerebbe salutarti con il tuo solito gridolino di gioia ogni volta che incontravi qualcuno.
Difficile, anche se sarebbe quello che tu vorresti.
Sei rimasta fino in fondo coerente con te stessa e con tutte le persone che ti davano fiducia e carica per continuare a stare dalla parte di coloro che stanno pagando l’altissimo prezzo della guerra: i civili iracheni.
Quante volte ci siamo incontrate di corsa in una Baghdad caotica e polverosa, cariche di storie tristi e frustrazioni snervanti. Dentro e fuori da uffici militari che ci rispondevano sempre le stesse cose : ‘Ci spiace, i
soldati si sono comportati nel rispetto delle regole di ingaggio, we are sorry’.
Quante volte ci siamo raccontate l’angoscia di tornare da madri, figli, padri e dover dire loro il nostro ‘We are sorry . non c’è più niente da fare, nessun indennizzo, nessun riconoscimento di colpa, nessuna possibilità
di altre denuncie’.
Eri instancabile, mai ferma, impegnata sia in Iraq sia a casa, negli Stati Uniti, nell’infaticabile tentativo di mobilitare membri del Congresso e del Senato ad aprire gli occhi sulla tragedia di migliaia di famiglie irachene.
Il tuo sorriso e la tua energia erano le cose che colpivano di più, i capelli biondi ti rendevano sempre riconoscibile e il tuo modo di fare ci faceva sentire tutti amici di lunga data.
Mi ricordo ancora la prima volta che ci siamo incontrate, dopo un mese che ci cercavamo senza mai riuscirci. Eravamo nel cortile del Palazzo dei Congressi, mi hai chiamata, e il tuo sorriso e la tua allegria mi hanno
‘toccato’ per la prima volta.
E’ quel sorriso e quella gioia che ho rivisto mentre con sbigottimento leggevo la mail inviatami da un amico comune. E’ lo stesso sorriso che rimarrà in tutte le persone che hai avvicinato, che hai aiutato e
confortato. E’ quel sorriso che rimarrà a tutti noi che ti abbiamo conosciuta. È quel sorriso che rimarrà nella Baghdad che ti ha conosciuta.

Ciao anche a te, Faiz, che come sempre eri al suo fianco - indispensabile compagno di viaggio, accompagnandola e appoggiandola nel suo impegno e nella sua lotta, che era diventata anche la tua, entrambi vittime di una guerra ingiusta ed assassina.

L’unico modo per continuare a ricordarvi sarà per tutti noi quello di continuare a stare dalla parte di chi questa guerra la sta subendo, dalla parte delle migliaia di vittime innocenti, dalla parte di chi non ha voce e
volto, e spesso neppure un numero, perchè i morti civili non si contano - sono solo ‘effetti collaterali’.

Ciao Marla, ciao Faiz

Paola Gasparoli è stata a Baghdad dal settembre 2003 all’aprile 2004 come rappresentante di Un Ponte per all’interno dell’Occupation Watch Center, occupandosi delle violazioni dei diritti umani in Iraq