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’’Autobiografie negate."

"Autobiografie negate. Immigrati nei lager del presente" è il libro-testimonianza di Federica Sossi, docente di Filosofia teoretica all’Università di Bergamo. Una forte denuncia da leggere come un lungo racconto, dal tono narrativo denso e drammatico : "Lei si guarda mille volte allo specchio, si fa la doccia cinque, dieci volte, poi si cambia ancora una volta (...) Non è una modella, anche se si cambia così tante volte, anche se si osserva mille volte, glielo chiedono tutte se è una modella, è bella, ha una ferita sulla fronte, un bambino che le manca, l’ha sentito un’unica volta, non puٍò mica chiedergli di venire la’..."

“Autobiografie negate. Immigrati nei lager del presente” è il libro-testimonianza di Federica Sossi, docente di Filosofia teoretica all’Università di Bergamo. Una forte denuncia da leggere come un lungo racconto, dal tono narrativo denso e drammatico : “Lei si guarda mille volte allo specchio, si fa la doccia cinque, dieci volte, poi si cambia ancora una volta (…) Non è una modella, anche se si cambia così tante volte, anche se si osserva mille volte, glielo chiedono tutte se è una modella, è bella, ha una ferita sulla fronte, un bambino che le manca, l’ha sentito un’unica volta, non puٍò mica chiedergli di venire la’…”

Federica Sossi intraprende un viaggio attorno e dentro a quei luoghi che la legge Turco-Napolitano ha chiamato, con un eufemismo, “Centri di permanenza temporanea e assistenza”. L’autrice ha visitato i “lager” di Milano, Agrigento e Torino nell’estate 2001, ricavandone le parole e le impressioni di Fatima, Yudmilla, Affin, Assam, Costantino. La narrazione è in prima persona : un lungo monologo in cui Federica Sossi si fa portavoce e interprete della sensibilità e delle storie degli immigrati, restituendo immagini ancora prima che cronaca, suggestioni dove ci si aspetterebbe la notizia.

Ecco, per esempio, come restituisce l’incontro con Misha, rom della Repubblica Srpska, reclusa in via Corelli, e con le sue compagne : “Federica, come mia figlia, è la prima cosa che mi dice quando ci presentiamo. Lui si chiama Merovic, Misha, ma ha anche un altro nome, forse lo stesso che ha tatuato sul braccio, credo Shula, almeno cosى ricordo. Fatima è mela e tempo eterno, Yudmilla è paura, Misha no, Misha è violenza, ma non la sua, quella degli altri, la violenza continua nello spazio degli uomini nel Centro di permanenza temporanea e assistenza di via Corelli a Milano”. “Autobiografie negate.

Manifesto Edizioni, 172 pagine, 14 euro

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