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Angela Davis

Il "caso" estremamente attuale di Angela Davis, intellettuale, docente universitaria, militante comunista nera d'America, imprigionata sotto l'accusa di complicità nel sequestro e nell'uccisione del giudice Haley, ha assunto un valore emblematico della lotta violenta e manifesta all'interno della roccaforte dell'imperialismo americano. La coraggiosa protesta, la partecipazione costante all'organizzazione di un movimento di liberazione del popolo nero d'America, sono le vere colpe che si intendono far scontare ad Angela Davis. La repressione razzista ha raggiunto in questi ultimi mesi forme estreme di derisoria e sistematica violazione di ogni garanzia costituzionale. L'atmosfera isterica di caccia all'uomo ricorda molto da vicino i nefasti periodi del maccartismo. Angela Davis rappresenta uno scandalo: come "nera", invece di "stare al suo posto", secondo la locuzione razzista - "posto" ai margini che equivale sia al ghetto sociale ove il nero è confinato, sia e soprattutto al "luogo" mentale ove si accetta e si perpetua la disuguaglianza più umiliante - invece di adeguarsi, come altri esponenti della borghesia nera, alle ideologie dominanti, essa ha intrapreso, dall'università di Los Angeles in California, alla luce della metodologia marxista, un lavoro di ricerca e di analisi delle contraddizioni inerenti alle strutture capitalistiche, che l'ha portata a militare nelle file dell'avanguardia cosciente del proletariato americano. È questo che i gruppi dirigenti di America non le hanno perdonato.

 

Il “caso” estremamente attuale di Angela Davis, intellettuale, docente universitaria, militante comunista nera d’America, imprigionata sotto l’accusa di complicità nel sequestro e nell’uccisione del giudice Haley, ha assunto un valore emblematico della lotta violenta e manifesta all’interno della roccaforte dell’imperialismo americano. La coraggiosa protesta, la partecipazione costante all’organizzazione di un movimento di liberazione del popolo nero d’America, sono le vere colpe che si intendono far scontare ad Angela Davis. La repressione razzista ha raggiunto in questi ultimi mesi forme estreme di derisoria e sistematica violazione di ogni garanzia costituzionale. L’atmosfera isterica di caccia all’uomo ricorda molto da vicino i nefasti periodi del maccartismo. Angela Davis rappresenta uno scandalo: come “nera”, invece di “stare al suo posto”, secondo la locuzione razzista - “posto” ai margini che equivale sia al ghetto sociale ove il nero è confinato, sia e soprattutto al “luogo” mentale ove si accetta e si perpetua la disuguaglianza più umiliante - invece di adeguarsi, come altri esponenti della borghesia nera, alle ideologie dominanti, essa ha intrapreso, dall’università di Los Angeles in California, alla luce della metodologia marxista, un lavoro di ricerca e di analisi delle contraddizioni inerenti alle strutture capitalistiche, che l’ha portata a militare nelle file dell’avanguardia cosciente del proletariato americano. È questo che i gruppi dirigenti di America non le hanno perdonato.