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Rigoberta Menchù

È l'autobiografia di Rigoberta Menchú Tum, una giovane contadina india residente in Guatemala. Rigoberta, attraverso l'intermediazione dell'autrice Elisabeth Burgos, descrive la situazione tragica del popolo guatemalteco, oppresso ed ucciso dai Conquistadores ladini. Rigoberta ci offre uno scenario fatto di riti quotidiani, antiche credenze, piccoli gesti simbolici che ricollegano i guatemaltechi agli antichi Maya, loro

“Mi chiamo Rigoberta Menchù e oggi compio 48 anni”, potrebbe essere l’ipotetico sequel di quell’autobiografia che rese nota la vita di una donna guatemalteca che cominciò da bambina a lavorare come bracciante agricola, poi da adulta, assieme ai membri della sua famiglia sopravvissuti ai soprusi, intraprese azioni di rivolta contro gli abusi e i la violenza dei militari perpetrati ai danni del popolo indio.
Quell’autobiografia, curata dall’antropologa Elisabeth Burgos, diffuse nel mondo intero una storia di lotta personale per una causa universale e, anche se molti sostengono che il libro sia in parte romanzato e inventato, l’evidenza dei fatti, che dimostrano il ruolo fondamentale svolto dalla Menchù per la difesa dei diritti umani in Guatemala, la riconciliazione etno-culturale e la giustizia sociale, ha fatto sì nel 1992 le sia stato conferito il Premio Nobel per la Pace.

Battendosi invano per far processare in un tribunale spagnolo l’ex-dittatore Efrain Rìos Montt, colpevole della morte di molti cittadini di origine ispanica e accusato di genocidio contro la popolazione Maya del Guatemala, Rigoberta esiliata, umiliata, non ha mai smesso di combattere, (che i detrattori del suo libro lo ammettano o meno).