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I diari di Buzzati – Intervista a Nella Giannetto

Ma una sera all’improvviso, in solitudine, all’insaputa della intera umanità, con una matita in mano, egli scrisse alcune righe, e subito cominciò a staccarsi da terra. Volava un po’ sghembo, (…), si sentiva a casa sua lassù; macché ali, un mozzicone di lapis copiativo fra le dita gli bastava"2.


Indice

1. Introduzione

2. Intervista

3. Un Approfondimento sui diari di Buzzati

1. Introduzione


Dino Buzzati è nato a San Pellegrino, in provincia di Belluno, il 16 ottobre 1906 ed è morto a Milano il 28 gennaio 1972.

Le montagne, all’ombra delle quali è nato, hanno sempre rivestito per lui un ruolo molto importante e si può dire che il Buzzati scrittore nasce proprio con il desiderio di scrivere sulla montagna.

Questa fascinazione per la montagna si sente moltissimo nei suoi romanzi più famosi come Il deserto dei tartari e Barnabo delle montagne, ma anche in brani più privati come nel testo della lettera che scrive il 31 maggio 1930 all’amico A. Brambilla: “Ecco, per far capire cosa sia la montagna bisogna raccontare una storia dove la montagna non sia l’oggetto principale ma si riveli poi da sola semplicemente”1

Ma Buzzati è interessante anche per un altro motivo, meno conosciuto, che è il rapporto molto personale che aveva con la scrittura. Ecco ad esempio un pezzo tratto da Ricordo di un poeta:

“Ma una sera all’improvviso, in solitudine, all’insaputa della intera umanità, con una matita in mano, egli scrisse alcune righe, e subito cominciò a staccarsi da terra. Volava un po’ sghembo, (…), si sentiva a casa sua lassù; macché ali, un mozzicone di lapis copiativo fra le dita gli bastava”2.

Scrittura come fuga dalla realtà ma anche pratica quotidiana, ricerca di sé, come in 26 ottobre 19573:

“Scrivi, ti prego. Due righe sole, almeno, anche se l’animo è sconvolto e i nervi non tengono più. Ma ogni giorno. A denti stretti, magari delle cretinate senza senso, ma scrivi. Lo scrivere è una delle più ridicole e patetiche nostre illusioni. (…) Scrivi,

1 Testo della lettera e notizie su Buzzati provengono dalla mia libera trascrizione degli appunti che ho preso durante la conferenza Quando la letteratura “dice” la montagna: percorsi buzzatiani tra racconto, visualità e figura.

La conferenza è stata tenuta da Nella Giannetto il 21 giugno 2004 a Varese in Via Ravasi 2 nell’aula magna dell’Università degli studi dell’Insubria all’interno del ciclo di conferenze e seminari “Comunicare la montagna”.

2 D. Buzzati, In quel preciso momento, Milano, Mondadori, 1974, p.291. Ho trovato questo testi in F.Linari, “Dalla narrativa al diario: strutture diaristiche nella raccolta buzzatiana In quel preciso momento“, Studi Buzzatiani, Feltre, Centro Studi Buzzati, n.V, 2000, p.15.

3 D. Buzzati, In quel preciso momento, cit., p.268. Ho trovato questo testi in F.Linari, “Dalla narrativa al diario: strutture diaristiche nella raccolta buzzatiana In quel preciso momento“, cit., p.15-16.

scrivi. Alla fine, tra tonnellate di carta da buttare via, una riga si potrà salvare. (Forse)”

Per approfondire questa particolarità della letteratura buzzatiana ho intervistato Nella Giannetto, attenta studiosa dell’opera di Buzzati4 e le ho chiesto di darmi un quadro più completo del fenomeno.

Nel corso dell’intervista le ho chiesto di fornirmi delle delucidazioni sull’abitudine di Buzzati a tenere un diario e di parlarmi della funzione di autochiarificazione che la scrittura ha avuto per Buzzati.

Quest’intervista è stata realizzata per capire quanto l’abitudine diaristica fosse realmente importante per Buzzati, quanto ha contribuito nel determinare la sua personalità artistica e quanto ha influito nella genesi dei suoi capolavori. L’intervista è stata da me registrata in seguito alla conferenza Quando la letteratura “dice” la montagna: percorsi buzzatiani tra racconto, visualità e figura5.

2. Intervista


“Durante la conferenza abbiamo parlato di Leopardi e Buzzati: a questo proposito Le volevo chiedere maggiori informazioni sullo “Zibaldone” che, proprio come Leopardi, anche Buzzati era solito tenere. Le chiedo questo perché ho notato con interesse dei rimandi ai diari di Buzzati, soprattutto in Siamo spiacenti di6.”


“E lui lo faceva, teneva un diario; aveva delle grandi agende che usava proprio come un libro, un quaderno… purtroppo non sono pubbliche perché la moglie non ha voluto, perché sono racconti intimi della sua esperienza e forse li riteneva troppo personali: per cui ogni tanto pubblica una pagina. Quindi non è soltanto una battuta.

Alcune pagine di questi diari sono state pubblicate da Gente negli anni ‘80, se per caso le interessassero noi le abbiamo in centro studi.

Qualche altra pagina del diario è stata pubblicata sparsamente, così …

Sulla rivista Studi buzzatiani abbiamo una volta pubblicato un articolo di una studiosa, Franca Linari7, che ha fatto una ricerca per vedere che cosa di In quel preciso momento e di Siamo spiacenti di veniva da quei diari, con degli argomenti sia di stile che di collegamenti. Questa ragazza è riuscita a stabilire che delle cose che lui stesso aveva pubblicato in In quel preciso momento o in Siamo Spiacenti di venivano dal suo diario.”

4 Nella Giannetto è Presidente dell’Associazione Internazionale Dino Buzzati di Feltre (Belluno), docente di letteratura italiana all’Università IULM(Milano e Feltre) e Direttore della Rivista del Centro Studi Buzzati “Studi Buzzatiani”.

5 L’intervista è stata registrata lunedì 21 giugno 2004 a Varese nell’aula magna dell’Università degli studi dell’Insubria in Via Ravasi 2, in seguito alla conferenza Quando la letteratura “dice” la montagna: percorsi buzzatiani tra racconto, visualità e figura, tenuta da Nella Giannetto all’interno del ciclo di conferenze e seminari “Comunicare la montagna”.

6 D. Buzzati, Siamo spiacentidi – Un inedito zibaldone di paradossi e di aforismi, Milano, Mondadori, 1975.

7 Per saperne di più, vedi nel presente lavoro la sezione “Un approfondimento sui diari di Buzzati”.


“Un’altra cosa: durante la conferenza Lei diceva che Buzzati era molto sincero come persona e come scrittore. Mi chiedo se in questo fosse stato aiutato dalla sua abitudine diaristica.”


“Si, certo: lui sentiva proprio un bisogno quasi fisico di mettere sulla carta. Penso che lo sperimentiamo tutti noi nel momento in cui ci mettiamo a scrivere qualcosa di quello che stiamo vivendo ci sembra di vederlo più chiaro, una volta che lo traduciamo in parole. E lui evidentemente questa cosa la metteva in pratica in maniera ancora più profonda vista la sua sensibilità speciale… ed è curioso il fatto che è considerato nonostante questo uno degli scrittori meno autobiografici della letteratura italiana, perché con l’immagine che ha di scrittore fantastico, di scrittore che racconta cose inverosimili dà l’idea apparentemente di essere uno che non parla mai di sé. In realtà, intanto parla di sé in questi pezzettini che sono anche dichiaratamente diaristici e poi parla di sé anche in tanti scritti apparentemente paradossali o fantastici in cui però attraverso il velo dell’allegoria o della trasfigurazione passano dei contenuti che sono anche molto intimi e molto personali; non lo fa alla maniera dello scrittore di memorie, a lui ripugnava un po’ l’idea; gli sembrava un modo piuttosto riduttivo di scrivere, quello di scrivere un romanzo (a parte la pagina di confessione) che fosse solamente una specie di racconto autobiografico come tanti scrittori per tutto il novecento hanno fatto. C’è questa dimensione che tutto sommato è un po’ semplificatrice perché basta saper scrivere un po’ bene per poter scrivere un racconto in cui si parla della propria vita mentre invece per raccontare anche della propria vita però attraverso una trasfigurazione o fantastica o comunque una trasposizione di un altro mondo che non è il proprio ci vuole molta più creatività. E lui riteneva che essere un vero scrittore significasse saper fare questo salto appunto, dalla autobiografia in quanto recupero memoriale nudo e crudo alla trasfigurazione. Poi ci sono questi due libri che sono soprattutto In quel preciso momento e poi Siamo spiacenti di dove lui invece fa un’autobiografia in modo più diretto; però letterariamente sono testi secondo me meno efficaci di quelli in cui attua una trasfigurazione.”

3. Un approfondimento sui diari di Buzzati

In seguito all’intervista, come promesso da Nella Giannetto, ho ricevuto dal Centro Studi Buzzati l’articolo del 31 ottobre 1980 in cui Gente pubblica alcune pagine (poesie, frasi) inedite dei diari buzzatiani e l’articolo di Franca Linari8 pubblicato sulla rivista del Centro Studi Buzzati.

L’articolo di Gente9 contiene una lunga intervista ad Almerina Buzzati, moglie di Dino, in cui ripercorre la storia umana e professionale dello scrittore e presenta al pubblico alcune pagine dei suoi diari intimi.

8 F.Linari, “Dalla narrativa al diario: strutture diaristiche nella raccolta buzzatiana In quel preciso momento“, cit.

9 “Gente”, 31 ottobre 1980, p.180.

Da quest’intervista emergono molte notizie interessanti: lo scrittore riteneva ad esempio che il suo romanzo destinato ad entrare nella storia della letteratura sarebbe stato Un amore e non il famosissimo Il deserto dei tartari, e che il suo lavoro al “Corriere della sera”10 sarebbe finito bruscamente da un momento all’altro (”Mi cacceranno come un cane” scriveva nel diario nel 1929).

Annotazioni dai suoi diari verranno pubblicate da Gente oltre che nello stesso numero del 31 ottobre, anche in quelli del 7, del 14, del 21 e del 28 novembre, e poi del 5 e del 19 dicembre 1980 e nella raccolta Il buttafuoco11.

L’articolo di Franca Linari è stato pubblicato nel 2000 su Studi buzzatiani, rivista del Centro Studi Buzzati con il titolo “Dalla narrativa al diario: strutture diaristiche nella raccolta buzzatiana In quel preciso momento“.

In questo articolo la studiosa nota come due dei racconti che compaiono in In quel preciso momento provengano dai diari di Buzzati.

I racconti in questione sono Quelli che ritornano e Congedo dalla nave e furono originariamente scritti da Buzzati nei suoi diari rispettivamente il 18 aprile 1939 e nel 1941. Il primo è stato pubblicato da Gente nel numero del 5 dicembre 1980, il secondo ne Il buttafuoco12


L’articolo si chiude con la supposizione che queste due non siano le uniche pagine diaristiche confluite in In quel preciso momento e si augura di poter capire meglio questo fenomeno qualora fossero pubblicate altre pagine dei diari buzzatiani.


4. Bibliografia:


D. Buzzati, In quel preciso momento, Milano, Mondadori, 1974.

F.Linari, “Dalla narrativa al diario: strutture diaristiche nella raccolta buzzatiana In quel preciso momento“, Studi Buzzatiani, Feltre, Centro Studi Buzzati, n.V, 2000.

D. Buzzati, Il buttafuoco, Milano, Mondadori, 1992.