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Persepolis. Autobiografia al femminile di Claudio Lugi

Visceralmente autobiografico, Persepolis è un racconto di formazione al femminile che narra un ventennio circa della vita di Marjiane (dal 1979 al 1994), una bambina che a soli dieci anni è spettatrice della Rivoluzione islamica ed è costretta inconsapevolmente a indossare il chador. Educata ai valori di libertà da una famiglia laica e benestante discendente dagli aristocratici della dinastia Qajar scalzata dai Pahlavi, Marji è particolarmente sensibile alla storia del suo paese e dei suoi parenti, alcuni dei quali uccisi in carcere per le idee socialiste. La bambina è inoltre molto attaccata alla nonna la quale le narra molti episodi del lontano passato ricordandole di continuo l’importanza dell’integrità morale

Si può guardare a Persepolis come all’ennesima prova di sensibilità e originalità della lunga e felice stagione del cinema iraniano? Si direbbe proprio di sì, sebbene il lungometraggio animato di Marjane Satrapi e Vincent Paronnaud sia stato interamente prodotto in Francia e nonostante il ritmo serrato del montaggio riporti alla mente la maniera occidentale. La scelta del bianco e nero nel raffinato gioco di luci e ombre, di sfondi e silhouettes, di contrasti tra materie e superfici rievoca l’espressionismo tedesco del periodo tra le due guerre, e le storie di vita vera, la semplicita dei dialoghi tra i personaggi e l’insieme narrativo ottenuto assemblando una serie di scene-quadro è oltremodo riconducibile al neorealismo italiano.
Qualora l’aderenza al cinema italiano del dopoguerra possa non considerarsi un viatico sufficiente ad accostare Persepolis all’idea di “cinema-verità” perseguita da Kiarostami, Makhmalbaf e dai loro numerosi emuli, basti osservare come l’opera in esame sia talmente pregna della religione e della millenaria cultura persiana da non poterne assolutamente prescindere. Già il titolo è un forte richiamo allo splendore - oggi testimoniato dalle straordinarie rovine - della capitale degli Achemenidi incendiata da Alessandro Magno nel 331 a.C; inoltre la storia dell’Iran moderno, come viene descritta nell’articolo successivo, procede intrecciandosi alla vicenda personale della protagonista Marjane Satrapi, celebrata autrice del fumetto omonimo (pubblicato in Italia da Lizard edizioni in un magnifico volume) da cui è tratto il film.

Visceralmente autobiografico, Persepolis è un racconto di formazione al femminile che narra un ventennio circa della vita di Marjiane (dal 1979 al 1994), una bambina che a soli dieci anni è spettatrice della Rivoluzione islamica ed è costretta inconsapevolmente a indossare il chador. Educata ai valori di libertà da una famiglia laica e benestante discendente dagli aristocratici della dinastia Qajar scalzata dai Pahlavi, Marji è particolarmente sensibile alla storia del suo paese e dei suoi parenti, alcuni dei quali uccisi in carcere per le idee socialiste. La bambina è inoltre molto attaccata alla nonna la quale le narra molti episodi del lontano passato ricordandole di continuo l’importanza dell’integrità morale.

Ed è sempre la simpatica nonna dai seni sodi (immersi quotidianamente in acqua ghiacciata) a svelarle un’antica ricetta per profumare la biancheria intima: mettere ogni mattina dei fiori freschi di gelsomino nel reggipetto. È questa una delle sequenze più poetiche del cartone animato, che riecheggia anche nel finale, appena prima dei titoli di coda. La storia prosegue poi con l’ascesa del fondamentalismo e la repressione del dissenso interno all’indomani della cacciata dello scià. Marji è un’adolescente intelligente e trasgressiva che si oppone all’oscurantismo e al fanatismo religioso imposto dal regime degli ayatollah. Divora libri e studia il marxismo, scopre gli Abba, il punk e gli Iron Maiden, polemizzando sempre più frequentemente con gli insegnanti della scuola.

Fig. 2
A 14 anni, mentre imperversa la stolida guerra Irak-Iran, con Teheran terrorizzata dai missili e dagli attacchi aerei, i genitori decidono di farle proseguire gli studi al liceo francese di Vienna dove alcuni amici di famiglia l’ospiteranno. Nel quinquennio che trascorrerà in Austria tra varie vicissitudini completerà la propria educazione sentimentale diventando una donna, ma avrà modo anche di scontrarsi con i pregiudizi razziali e con il conformismo borghese, con l’indifferenza e la vigliaccheria degli esseri umani. Il felice rientro in patria viene, però, subito turbato dalla crisi economica e dalla feroce oppressione dittatoriale seguita alla fine del conflitto iracheno.

Marji ritrova il calore dei familiari, e con esso il velo e la sopraffazione, quotidiana e sessista, dei barbuti guardiani della rivoluzione: “I capelli delle donne contengono dei raggi che eccitano gli uomini. Le donne devono nasconderli! Se girare a capo scoperto è civiltà, allora gli animali sono più civili di noi.” Nel contempo la giovane intraprende gli studi di arte e grafica e si sposa, quasi per inerzia, senza smettere d’inseguire l’amore e di denunciare l’ipocrisia della società in cui vive. Ma a 24 anni compie la scelta decisiva: abbandona il marito e la sua casa per trasferirsi in esilio volontario a Parigi per costruirsi un nuovo futuro di libertà. Senza mai rinnegare le proprie radici e il proprio passato.

Tuttavia, com’era prevedibile, questo sincero attaccamento alle proprie origini non ha prodotto plausi in Iran, dove al contrario sono state intraprese iniziative ufficiali per impedirne la proiezione anche in Europa. Comunque, alla luce delle favorevoli considerazioni espresse dalla critica all’indomani della presentazione al Festival di Cannes 2007 dove il film ha conquistato il Gran Premio della Giuria ed è stato Candidato agli Oscar 2008 per la Francia, non possiamo esimerci di celebrare questo sorprendente e innovativo graphic novel, che seppur intriso di malinconia, e intercalato da eventi drammatici, non risparmia frecciate al regime iraniano tacciato di intolleranza e fanatismo, né all’Europa capitalista analogamente accusata di ignoranza e insensibilità.

Fig. 3

D’altro canto Persepolis è anche molto divertente e ironico nell’affrontare le dinamiche familiari, e specialmente le tematiche femminili, sfiorando con delicatezza le corde della poesia proprio nei momenti in cui il tratto disegnato si lascia andare a motivi naif o a decorazioni di ascendenza etnica, ben commentate da una scelta sonora orientaleggiante. In questo senso il valore dell’opera realizzata da Marjane Satrapi e Vincent Paronnaud è ancor più evidente se si considera il fatto che il cartone è stato realizzato con la tecnica tradizionale e sono presenti nella storia più di seicento personaggi. Il bianco e nero è interrotto solo nelle scene all’aeroporto di Orly, dove Marjiane (voce di Paola Cortellesi che funge anche da narratore esterno), fumando una sigaretta racconta in un lungo flashback il romanzo della sua vita.

Quel romanzo che oltre all’aderenza al fumetto a cui è ispirato, e che consigliamo caldamente di leggere, costituisce un ricco capitolo della memoria collettiva, e al tempo stesso un semplice richiamo ai diritti umani e a quei valori di laicismo e democrazia troppo spesso dimenticati anche nei paesi cosiddetti “liberi”. Ma gli spettatori più sensibili potranno cogliervi anche il connubio tra realismo e astrazione, la capacità di fondere due culture lontane, ma non così distanti, il saper raccontare semplicemente la complessità del mondo, l’emozione dettata dal triste canto dell’esule, e il senso spiccato dell’eleganza e della bellezza…