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Guča Festival i suoni della Serbia rurale

Vi ricordate l’orchestra itinerante di ottoni nel film “Underground” di Kusturica, che esegue la canzone “Kalashnikov” di Bregovic? Immaginatevi allora un festival con decine[...]

festival internazionale delle orchestre di ottoniVi ricordate l’orchestra itinerante di ottoni nel film “Underground” di Kusturica, che esegue la canzone “Kalashnikov” di Bregovic? Immaginatevi allora un festival con decine di orchestre così, i maialini allo spiedo, i fiumi di grappa e un gran casino di gente, ormai proveniente da tutta l’Europa e non solo dalla Serbia. Sto parlando del festival di Guča, un appuntamento tradizionale di musica popolare per fiati, con il tipico repertorio che si tramanda da almeno un paio di secoli, assumendo in passato il ruolo della colonna sonora degli eventi importanti come matrimoni, funerali, partenze, festività religiose o rurali. Le orchestre sono spesso composte da musicisti rom, i principali detentori di questa tradizione che ha avuto l’origine durante la guerra di liberazione contro l’impero Ottomano, sotto la guida del conte Milos Obrenovic nel XIX secolo. Fu lui a fondare un reparto di suonatori nel proprio esercito, che ben presto divenne una tradizione di quella zona della Serbia.

Da un evento locale per i paesani e diventato un appuntamento internazionale senza che ci sia stata chissà quale strategia di marketing da parte degli organizzatori. Prima hanno iniziato ad affacciarsi i giovani, poi le persone dai paesi confinanti e poi grazie al tam-tam, al fascino dell’esotico e alla mentalità caciarona ed ospitale degli autoctoni, la voce si è sparsa in giro per il mondo. Il resto l’hanno fatto i ritmi frenetici e dispari di una musica spontanea e piena di calore, ma per nulla facile da riprodurre. E’ scritta o arrangiata da autodidatti che riescono ad imprimere il loro stile di vita nelle canzoni che eseguono. Non è un caso che i musicisti di tutto il mondo vengono ad ascoltare, ad imparare e reinterpretare queste sonorità. Lo stesso Bregovic è diventato famoso a livello internazionale, arrangiando i brani di quella tradizione.

Il festival ha avuto ufficialmente l’inizio nel 1961, e ai tempi non era visto in buona luce, avendo, i dirigenti comunisti una scarsa considerazione dei “retaggi culturali” di una Jugoslavia rurale che andava “sconfitta” nel nome del progresso. Dopo gli anni novanta e la fase in cui il neo-nazionalismo ha avuto il ruolo dominante sulla politica serba, i retaggi che hanno contagiato in parte il festival sono diventati ben altri, quindi non c’è da meravigliarsi o scandalizzarsi troppo se incontrate dei personaggi con le magliette del generale Mladic. Tuttavia il ruolo di questo fenomeno viene relativizzato dalla presenza di persone di ogni tipo ed estrazione, cosicché potete trovarvi nella stessa tavolata con il ragazzotto rasta tedesco e l’agricoltore di Dragacevo, con la famigliola rom e con un gruppo di musicisti di world music. Nel 2002 la manifestazione ha visto la presenza di 300.000 persone.

Il festival si svolge nella seconda metà di agosto, dura 8-9 giorni e chi volesse andare può scegliere tra il camping libero o la sistemazione dagli affitta camere. Non ci sono strutture turistiche nella zona e se non siete degli schizzinosi difficilmente ne rimarreste delusi. C’è spazio anche per altre forme d’arte nel festival, infatti contemporaneamente si svolgono le rappresentazioni teatrali e le mostre di scultura o pittura, in genere presso la Casa della Cultura, allo stadio o all’aperto. Si mangia bene e si spende poco nelle trattorie dei paesi vicini, ma se siete vegetariani probabilmente vi converrebbe portare dietro degli integratori alimentari, altrimenti rischiereste di morire di fame o di coma etilico. Tra i miei conoscenti, tutti quelli che ci sono stati sono rimasti affascinati dall’energia, dall’atmosfera euforica e da un pizzico di follia che si avverte nell’aria. Dal sito ufficiale del festival di Guča, potete consultare il programma della prossima edizione e sentire qualche anteprima delle canzoni più rappresentative, anche se sentite da uno stereo non rendono come dal vivo.

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