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Rafting nel canyon del fiume Tara

Montenegro ha vissuto un grande boom turistico negli ultimi anni. Se per tutto il decennio precedente poteva contare quasi esclusivamente sugli allora connazionali serbi, di anno in anno sono aumentate le[...]

fiume Tara - MontenegroMontenegro ha vissuto un grande boom turistico negli ultimi anni. Se per tutto il decennio precedente poteva contare quasi esclusivamente sugli allora connazionali serbi, di anno in anno sono aumentate le presenze da altri paesi europei, Italia compresa. Peccato che questo vertiginoso sviluppo del settore non è stato accompagnato da un’adeguata tutela ambientale e da politiche urbanistiche che non mettono a repentaglio proprio ciò che dovrebbe attirare i turisti. Al contrario quello a cui si è assistito è stata una sorta di liberalizzazione immobiliare che ha attirato gli investitori di tutto il mondo. Di questa tendenza all’edilizia “selvaggia” ne hanno risentito soprattutto le zone costiere, in particolare alcune città, tra cui l’esempio negativo per eccellenza, Budva. Le implicazioni e le cause di tutto ciò sono molteplici, spesso di natura politica, di cui ogni tanto si parla anche sulle pagine dei quotidiani italiani, dalle quali emerge un’immagine del governo montenegrino particolarmente compromessa. Tutto ciò per dire di non aspettarvi i “paradisi incontaminati” dall’altra parte dell’Adriatico e di scegliere con cura la propria destinazione per le vacanze, regola che vale ormai per qualsiasi altro posto nel Mediterraneo.

Ma se non siete amanti delle spiagge, del caldo e della movida, bisogna addentrarsi nell’entroterra, dove il turismo è ancora poco sviluppato e basato sui bed&breakfast rustici. Nei luoghi come Durmitor, Kolasin o canyon del fiume Tara si può scorgere ancora il fascino “selvaggio” dei Balcani. È proprio del canyon del fiume Tara che volevo parlare, essendo, non tutti lo sanno, il secondo al mondo dopo il Gran Canyon del Colorado, con i suoi 1.300 m di profondità. Situato nel nord-est del paese, il fiume scorre in direzione sud-nord, e unendosi a Piva, da vita al fiume Drina - proprio quello del ponte di cui racconta il premio nobel Ivo Andric, ne “Il ponte sul fiume Drina“. Malgrado il canyon fosse protetto dall’UNESCO, nel 2005 il governo montenegrino e quello bosniaco hanno pensato bene di elaborare il progetto per la costruzione di una centrale idro-elettrica, per fortuna bocciato da un’agguerrita mobilitazione, ma non ancora del tutto accantonato. I paesaggi che circondano fiume Tara sono maestosi e “antichi”, in buona parte racchiusi nel Parco Nazionale di Durmitor. Una delle attrattive principali del canyon è il rafting con diversi gradi di difficoltà, in base all’esperienza e all’età. Ci sono diverse agenzie che propongono queste gite adrenaliniche con la possibilità di farle in giornata o in più giorni. Il “pacchetto” di solito prevede la colazione, il trasporto sui fuori strada fino al punto di partenza, il rafting della durata di 4-5 ore con le relative soste e il pranzo in una delle trattorie tipiche della zona. Se si sceglie l’offerta distribuita in più giorni sono incluse anche le visite ai monasteri medievali della zona, il trekking fino ai punti panoramici, le soste nelle conche dove si può fare il bagno (per chi se la sente), e il pernottamento nei campeggi, in bungalow o negli agriturismi. Naturalmente viene fornito tutto l’equipaggiamento necessario come i salvagente, i caschi e gli stivaletti di gomma. Sono gite adatte per chiunque sia l’amante della natura, anche per bambini. Chi è già esperto e fa parte di qualche associazione di rafting, può richiedere itinerari personalizzati nei punti dove il fiume diventa più rapido e pericoloso. Per chi ha deciso di fare le vacanze in Montenegro è una cosa da non perdere, anche qualora avete scelto la costa è possibile fare le gite in giornata o un “break” di un paio di giorni. Se non vi basta e volete qualcosa di ancora più originale, allora scegliete la zattera, proprie come quelle che si usavano secoli fa per guadare o trasportare merci e bestiame lungo i fiumi balcanici. C’è chi ha ereditato l’arte della costruzione delle zattere dai propri nonni e oggi utilizza questo antico sapere, tutt’altro che semplice come potrebbe apparire, per il turismo naturalistico. Un buon esempio in questo caso è l’associazione “Adem Pendek“.

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