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    <title>guide</title>
    <link>http://guide.supereva.it</link>
    <description>Le guide di Supereva</description>
    <pubDate>Sun, 08 Nov 2009 06:55:07 GMT</pubDate>
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    <copyright>2008-2009 Blogo.it</copyright>
    <language>it-it</language>

    
	<item>
	<title>Destiny Deacon -  Bambole per riflettere…</title>
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	<pubDate>Mon, 17 Nov 2008 09:00:24 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Francesca Londino-1484</dc:creator>
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    <category>books</category><category>bambole_moderne</category><category>arte</category><category>artista</category><category>bambole</category><category>creatività</category><category>destiny deacon</category><category>gioco</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>
  <img src="http://static.blogo.it/guide/bambole/adoption.jpg.jpg" class="left" border="0" width="340" height="345" alt="adoption" /><br clear="both" /></p>
<p>Sono le parole di <strong>Destiny Deacon</strong>, nota fotografa di origini aborigene, che osserva, indaga e  utilizza le bambole come oggetti d&#8217;arte in sé, per elaborare immagini capaci di infondere nello spettatore turbamenti ed emozioni.<br />
Nella ricerca estetica della Deacon la bambola veste un ruolo di assoluta protagonista, palesandosi in tutta la sua delicata impenetrabilità.<br />
Un oggetto  inanimato e apparentemente innocuo, associato da secoli al gioco e all&#8217;infanzia, si trasforma in pungenti metafore della realtà.<br />
Nelle opere della Deacon ritroviamo, infatti,  il suo interesse per alcune  problematiche del suo popolo, ma anche della società contemporanea, la sua produzione fotografica infatti è sempre stata legata a  tematiche  che affrontano argomenti diversi, dal  problema razziale e le sue complesse ramificazioni alla sessualità, dall&#8217;infanzia rubata alle politiche di genere e d’identità.<br />
Eloquente ed incisivo uno degli ultimi lavori dell’artista, intitolato “Adoption”,  che rappresenta una serie di piccoli  bambolotti inseriti e serviti in tanti “pirottini” di carta  per dolci, come se fossero pasticcini.<br />
L&#8217;opera è una risposta crudamente ironica alla drammatica storia di quei tanti bambini indigeni, “parcheggiati” in fatiscenti ed affollati orfanotrofi, che aspettano di diventare figli. La visione del mondo di Destiny Deacon si trasforma così, attraverso la lente di  una caustica provocazione che ne potenzia la forza comunicativa, in  pretesto o in strumento di indagine e di denuncia sociale per scuotere anime e menti. Ipnotica ed inquietante nella sua immobile fissità, l&#8217;oggetto bambola, nell&#8217;esperienza dell’artista australiana, diventa una sorta di entità narrativa drammaticamente umoristica, densa di concetti e riflessioni che riesce a raccontare.</p>
<p><strong>Scheda dell’artista:</strong>  Destiny Deacon, considerata in Australia una delle più innovative artiste impegnate politicamente, nasce a Maryborough, nel Queensland, nel 1957. Vive e lavora a Melbourne. Dopo gli studi di Scienze Politiche e Scienze dell&#8217;Educazione all&#8217;Università di Melbourne, a partire dal 1990 si dedica esclusivamente  alla ricerca artistica e, nello stesso anno, espone la sua prima personale all&#8217;Australian Centre of Photography di Sydney. Ha all&#8217;attivo  diverse mostre personali e collettive in Australia, Europa e  Nuova Zelanda, tra cui un&#8217;edizione di Documenta Kassel.</p>
 
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	</item>
    
	<item>
	<title>Le Uglydolls</title>
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	<pubDate>Tue, 26 Aug 2008 00:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Francesca Londino-1484</dc:creator>
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    <category>horror_gothic_dolls</category><category>Uglydolls David Horvath  Sun-Min Kim Pretty Ugly</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Durante una  fitta corrispondenza epistolare, intercorsa tra la coppia, il disegno di un misterioso e buffo mostriciattolo arancione, soprannominato  Wage, prende vita dalla penna di David, in calce ad ogni sua  lettera, tra le strade ed  i grattacieli di Los Angeles; e si concretizza dalle mani esperte di Sun-Min in un morbido e colorato pupazzo di pezza, alto poco più di venti centimetri, tra le pagode e i giardini di Seul.<br />
Ed è da qui, dalla lontananza, dall&#8217;amore e da  questa tacita e stimolante complicità che nasce la prima Uglydoll.<br />
Dal momento in cui Wage acquista forma e consistenza,  per i due protagonisti inizia una lunga avventura all&#8217;insegna del successo e della creatività. Inizialmente, David mostra il pupazzo, realizzato da Sun-Min,  ad Eric Nakamura, un negoziante di Los Angeles, che, individua subito  le potenzialità della bambola e sprona la coppia a trasformare l&#8217;idea   in business.<br />
Dopo pochi anni, nel 2003, David e Sun-Min fondano la Pretty Ugly, una piccola azienda  che produce in Cina, da un&#8217;azienda coreana.<br />
Attualmente le Uglydolls, oltre ad essere protagoniste di mostre e convegni, sono ospitate nelle sale del London Design Museum, del Whitney Museum di New York e del Musee des Arts Decoratifs di Parigi.</p>
 
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	<item>
	<title>Le bambole morte della Little Apple Dolls</title>
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	<pubDate>Sat, 23 Aug 2008 00:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Francesca Londino-1484</dc:creator>
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    <category>horror_gothic_dolls</category><category>Little Apple Dolls bambole Yurie Urie</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Meravigliosamente inquiete e tristi, dall&#8217;aria vacua e malinconica, hanno volti senza volto in porcellana bianchissima e lo  sguardo perso nel nulla, che conferisce loro un aspetto quasi incorporeo.<br />
Sono le Little Apple Dolls, bambole ispirate allo stile Gothic &#038; Lolita, che ricordano quel sottile confine che si trova tra la vita e la morte, tra il reale e l&#8217;oltre. Nate dall&#8217;immaginario visuale  di Yurie Urie, un geniale  artista giapponese che,  attraverso le sue creazioni, ci riconduce al sottile piacere mentale di una interpretazione personale. Quanti significati si celano, infatti, dietro queste seducenti ed  eteree figure di  bambole che con la loro presenza sembrano preannunciare  particolari eventi luttuosi?<br />
Ogni bambola  rappresenta il piccolo fantasma di una bambina, con una  storia particolarmente triste e angosciante come quella di Circe, morta  nelle acque di un insidioso lago, o della dolce Sine, uccisa dalla lunga agonia della paralisi.<br />
Caratteristica  tipica di tutte le Little Apple Dolls è una mela, trafitta da una miriade di piccoli spilli, che le accompagna e che rappresenta anche il logo dell&#8217;azienda. La mela, un simbolo arcaico di saggezza, fertilità ed immortalità, ma anche di male (dal latino malum), seduzione, peccato  e tentazione.</p>
 
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	<item>
	<title>Preziose bambole mannequin</title>
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	<pubDate>Thu, 31 Jul 2008 00:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Francesca Londino-1484</dc:creator>
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    <category>bambole_moderne</category><category>Fashion Doll Agency   Jayro Bustamante Nunzio Carbone</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Si tratta di un&#8217; azienda giovane, dinamica e brillante,  formata da due professionisti della moda, della bellezza  e della comunicazione visiva,  che sanno riconoscere le potenzialità  di una bambola, destinata a diventare una mannequin.<br />
Marcella  è la prima bambola  della Fashion Doll Agency  lanciata  sulle passerelle di Parigi, Milano e New York. Dotata di una forte connotazione distintiva, Marcella, alta 16 pollici,  silhouette slanciata, tratti del volto  multietnici e giunture mobili che le permettono di assumere posture femminili e naturali,  non è solo  una bambola, ma una risposta di estetica e qualità alle esigenze dei collezionisti più esigenti. Le sue caratteristiche intrinseche di bellezza, semplicità, raffinatezza ed eleganza  caratterizzano questa bambola, rendendola decisamente unica e apprezzabile nel corso del tempo.<br />
Ma la Fashion Doll Agency ha  altri assi nella manica: Petra, Pola, Manon e Kaori, bambole con un  doll concept unico nel suo genere, che hanno conquistato lo status invidiabile di mannequin note e apprezzate, grazie alle numerose copertine di riviste a loro dedicate. Riusciranno  a fare concorrenza alle superbe  Kate Moss e colleghe?</p>
 
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	<item>
	<title>Come riconoscere una bambola Lenci?</title>
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	<pubDate>Tue, 15 Jul 2008 00:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Francesca Londino-1484</dc:creator>
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    <category>bambole_di_stoffa</category><category>lenci bambole</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Eccone intanto alcune riportate nel N9/2008 della rivista intitolata &#8220;La  bacchetta magica&#8221; e dedicata alla bambola da collezione e d&#8217;artista:</p>
<p>- Dall&#8217;analisi degli occhi si può risalire alla data di produzione di una bambola Lenci e stabilire se è stata prodotta prima o dopo del 1926. Quelle costruite prima della fine del 1926 hanno occhi più grandi rispetto a quelle prodotte negli anni successivi. Le bambole realizzate dopo il 1926 hanno occhi più raffinati,  più piccoli, a volte più ovali e quasi a mandorla.<br />
Dal 1930, un&#8217;espressione di sorpresa negli occhi diventò una caratteristica standard  della produzione Lenci. Gli occhi delle bambole sono dipinti  con lo sguardo laterale ed con due  punti di luce sulla pupilla: uno bianco  ed uno di una tonalità leggermente  più chiara del colore dell&#8217;occhio.<br />
Le miniature del 1929 si contraddistinguono perchè  hanno occhi più grandi e più tondi, con lo sguardo rivolto all&#8217;insù, verso il basso oppure di lato.<br />
- I primi maschietti della Lenci hanno puntini come sopraciglia. Questo metodo sparisce nel 1924 e viene adeguato a metodi più tradizionali.<br />
- Lo stampo del volto era di dimensione standard e veniva usato prevalentemente sulle bambole della serie 300 e sulle orientali in miniatura.<br />
- Le bambole che misurano oltre  30 cm di altezza hanno le orecchie formate con un doppio strato di feltro cucito insieme e poi applicato sulla testa, quelle inferiori hanno invece le orecchie di un solo strato.<br />
- Il labbro inferiore è colorato con una tonalità più chiara di quello superiore, oppure ha due puntini di luce più chiari rispetto al colore della bocca.<br />
- La maggior parte delle bambole costruite prima del 1926 ha le manine a manopola con le cuciture che ben definiscono ogni dito. Dal 1926 in poi le bambole hanno dita individuali ed una cucitura che unisce indice e anulare. Questa caratteristica però non è indicativa per l&#8217;identificazione di una Lenci, in quanto esistono molte bambole del tipo &#8220;Lenci&#8221; che hanno questo tipo di mano.<br />
- La maggior parte delle bambole Lenci prodotte negli anni &#8216;20 ha le dita dei piedini ben delimitate da una cucitura che separa un dito dall&#8217;altro. Caratteristica  che scomparirà nei primi anni del 1930, quando l&#8217;azienda, in un tentativo di ridurre le spese, non delimiterà più le dita delle bambole.<br />
- Molte  bambole Lenci grandi sono contrassegnate su entrambe le piante dei piedi con una stampa in corsivo di color nero o viola.<br />
- Gli arti delle  bambole sono fissati  da una corda pesante, non elastica, ad eccezione delle &#8220;Prosperity Babies&#8221;. Tutte hanno le attaccature piatte come quelle che si trovano nei Teddy Bears oppure attaccature tipo alette che permettono di muovere le braccia e le gambe e di posizionare la bambola seduta.<br />
-Sulla nuca le bambole hanno una cucitura a zig-zag.<br />
- La maggior parte delle  parrucche delle bambole è in lana mohair, cucita  in cerchi concentrici oppure annodata in piccoli ciuffetti sul cuoio capelluto. Sono stati trovati anche esemplari con capelli veri, di feltro e di filo.<br />
- Le scarpette con la chiusura a bottone sono quelle più comuni. Il bottone di solito ha tre fori come quello comunemente usato anche sui vestiti della Lenci.<br />
- I calzini Lenci, lavorati a maglia, sul tallone e sulle dita sono facilmente identificabili dai bordi smerlati. Dalla fine del 1940 in poi, la Lenci iniziò ad usare un calzino di cotone bianco  con una cucitura per bordo.</p>
 
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	<description>Eccone intanto alcune riportate nel N9/2008 della rivista intitolata &amp;#8220;La  bacchetta magica&amp;#8221; e dedicata alla bambola da collezione e d&amp;#8217;artista:
- Dall&amp;#8217;analisi degli[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>Licca Chan e Renoir</title>
	<link>http://guide.supereva.it/bambole/interventi/2008/03/324142.shtml</link>
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	<pubDate>Wed, 05 Mar 2008 00:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Francesca Londino-1484</dc:creator>
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    <category>bambole_moderne</category><category>Licca Chan Renoir</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><STRONG>Licca Chan</STRONG>, icona delle bambole di Tokio, prodotta dalla casa di giocattoli <STRONG><A href="http://www.takaratomy.co.jp/">Takara</A></STRONG>, si presenta in una nuova versione: vestita ed acconciata come il personaggio femminile di un  celebre quadro del pittore francese Pierre-Auguste Renoir: &#8220;La Balancoire&#8221;.<br />
La bambola, curata nel minimo particolare e realizzata in edizione limitata, porta i capelli, biondi e setosi, raccolti a crocchia ed indossa un  lungo ed elegante abito bianco, abbellito con fiocchi e balze, color blu notte, riproducendo in maniera eccelsa le sembianze della giovane attrice Jeanne Samary, cosi&#8217; come e&#8217; rappresentata nel quadro di Renoir. </p>
<p>Una <A href="http://www.repubblica.it/2006/05/gallerie/esteri/renoir-bambola/1.html"><STRONG>foto di Licca Chan</STRONG></A> esposta davanti al quadro di Renoir</p>
<p><A href="http://www.youtube.com/watch?v=8Ym-bIiLfd0"><STRONG>Video YouTube di Licca Chan</STRONG></A></p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20080305000000"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20080305000000?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20080305000000" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-6486957077882134&channel=2508919242&output=png&cuid=20080305000000&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fbambole%2Finterventi%2F2008%2F03%2F324142.shtml"/></p>
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	<description>Licca Chan, icona delle bambole di Tokio, prodotta dalla casa di giocattoli Takara, si presenta in una nuova versione: vestita ed acconciata come il personaggio femminile di un  celebre quadro del[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>Bambole Pertubanti</title>
	<link>http://guide.supereva.it/bambole/interventi/2008/03/324143.shtml</link>
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	<pubDate>Wed, 05 Mar 2008 00:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Francesca Londino-1484</dc:creator>
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    <category>books</category><category>hoffmann il mago sabbiolino sigmund freud</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Una donna molto alta e slanciata, di una rara purezza di forme, squisitamente vestita, sedeva davanti a un tavolino su cui aveva appoggiato le braccia, tenendo le mani incrociate. Il suo viso era bello come quello d’un angelo. Sembrava che non ci vedesse o meglio ancora che dormisse a occhi aperti. Gli occhi erano stranamente fissi e morti. Sembrava come se umidi raggi lunari spuntassero in quegli occhi. Nelle sale, adorne di lumi scintillanti apparve vestita molto riccamente e con gusto. Tutti dovettero ammirare il suo armonioso volto e la sua bella persona. L’incavatura un po’ strana della schiena, il vitino di vespa furono attribuiti al busto troppo stretto. Nel passo e nell’atteggiamento una tal compassatezza e rigidezza a qualcuno dispiacque; ma in generale la si ascrisse alla soggezione che doveva ispirarle tutta quella gente. Il passo di Olimpia era stranamente misurato, ogni suo movimento sembrava occasionato dalla marcia di un congegno d’orologeria. Il ballo cominciò, Nathaniel si era trovato al fianco di Olimpia e l’aveva afferrata per una mano. Gelida era la mano ed egli si era sentito percorso da un terribile brivido di morte. Baciò la mano, si piegò sulla sua bocca; due labbra fredde come il ghiaccio incontrarono le sue che bruciavano. Quando Nathaniel, nei momenti di maggior lucidità, ricordava la totale passività di Olimpia e la sua laconicità ecco che ragionava così: “Parole? parole? che cosa contano? Lo sguardo dei suoi occhi celestiali dice più di ogni lingua terrena”.</p>
<p><strong>Testo tratto dal libro Il mago sabbiolino di E.T.A. Hoffmann. </strong> </p>
<p>&#8220;&#8230;nel Mago sabbiolino si trova il motivo della bambola che sembra viva, già rilevato da Jentsch. Secondo questo studioso, una condizione favorevole al sorgere di sentimenti perturbanti si verifica quando si desta un&#8217;incertezza intellettuale se qualcosa sia o non sia vivente, o quando ciò che è privo di vita si rivela troppo simile a ciò che è vivo.<br />
I bambini, nell&#8217;età dei loro primi giochi, non distinguono nettamente ciò che è vivo da ciò che non lo è, e in particolare trattano volentieri le loro bambole come essere viventi.<br />
Anzi, a volte, sentiamo raccontare da certe pazienti di essere state, ancora all&#8217;età di otto anni, persuase che bastasse rivolgere alle loro bambole uno sguardo particolare, il più possibile penetrante, perché quelle diventassero vive.<br />
La fonte del sentimento perturbante non sarebbe dunque in questo caso una paura infantile, bensì un desiderio infantile o anche semplicemente una credenza infantile.<br />
Perturbante è qualcosa di rimosso che ritorna, e questo spiegherebbe l&#8217;uso linguistico che consente al Heimliche(nascosto, familiare, intimo, segreto) di trapassare nel suo contrario Unheimliche(perturbante, inquietante); l&#8217;elemento perturbante è qualcosa di famigliare alla vita psichica e ad essa estraniatosi, a causa del processo di rimozione.<br />
L&#8217;effetto perturbante si manifesta quando il confine tra&nbsp; fantasia e realtà si fa labile, quando un simbolo assume pienamente la funzione e il significato di ciò che è simboleggiato.<br />
L&#8217;elemento infantile, che domina anche la vita psichica dei nevrotici, è presente in questo caso come eccessiva accentuazione della realtà psichica rispetto alla realtà materiale&#8221;.<br />
“…nel Mago sabbiolino si trova il motivo della bambola che sembra viva, già rilevato da Jentsch. Secondo questo studioso, una condizione favorevole al sorgere di sentimenti perturbanti si verifica quando si desta un’incertezza intellettuale, se qualcosa sia o non sia vivente o quando ciò che è privo di vita si rivela troppo simile a ciò che è vivo.<br />
I bambini, nell’età dei loro primi giochi, non distinguono nettamente ciò che è vivo da ciò che non lo è  e in particolare trattano volentieri le loro bambole come essere viventi.<br />
Anzi, a volte, sentiamo raccontare da certe pazienti di essere state, ancora all’età di otto anni, persuase che bastasse rivolgere alle loro bambole uno sguardo particolare, il più possibile penetrante, perché quelle diventassero vive.<br />
La fonte del sentimento perturbante non sarebbe dunque in questo caso una paura infantile, bensì un desiderio infantile o anche semplicemente una credenza infantile.<br />
Perturbante è qualcosa di rimosso che ritorna e questo spiegherebbe l’uso linguistico che consente al Heimliche (nascosto, familiare, intimo, segreto) di trapassare nel suo contrario Unheimliche(perturbante, inquietante); l’elemento perturbante è qualcosa di famigliare alla vita psichica e ad essa estraniatosi, a causa del processo di rimozione.<br />
L’effetto perturbante si manifesta quando il confine tra  fantasia e realtà si fa labile, quando un simbolo assume pienamente la funzione e il significato di ciò che è simboleggiato.<br />
L’elemento infantile, che domina anche la vita psichica dei nevrotici, è presente in questo caso come eccessiva accentuazione della realtà psichica rispetto alla realtà materiale”.</p>
<p><strong>Un estratto da Il perturbante (1919) di Sigmund Freud, testo che  affronta il tema della bambola intesa come elemento perturbante, facendo riferimento al racconto Il mago sabbiolino di Hoffmann.</strong> </p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20080305000000"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20080305000000?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20080305000000" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-6486957077882134&channel=2508919242&output=png&cuid=20080305000000&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fbambole%2Finterventi%2F2008%2F03%2F324143.shtml"/></p>
    ]]></content:encoded>
	<description>Una donna molto alta e slanciata, di una rara purezza di forme, squisitamente vestita, sedeva davanti a un tavolino su cui aveva appoggiato le braccia, tenendo le mani incrociate. Il suo viso era bello[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>Le bambole romane antiche</title>
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	<pubDate>Fri, 15 Feb 2008 00:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Francesca Londino-1484</dc:creator>
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    <category>la_bambola_nell_antica_roma</category><category>bambole imperiali  tradizione ellenistica</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Sin dal X secolo i Greci fabbricavano delle figurine di terracotta il cui corpo campaniforme permetteva l&#8217;applicazione di gambe mobili, sospese ad un filo metallico orizzontale, teso da una parte all&#8217;altra&nbsp; della zona inferiore del corpo. In seguito, dall&#8217;inizio del V secolo a. C., i modelli si diversificano e si perfezionano: le bambole corinzie confezionate con uno stampo, il dorso piatto, le braccia e le gambe mobili, saranno sostituite da bambole modellate e rifinite con piu&#8217; cura, fabbricate con due stampi e le cui articolazioni dell&#8217;anca, e talvolta delle ginocchia, sono munite di perni che rendono il movimento piu&#8217; naturale, rispetto a quelle del V secolo. Le bambole corinzie si ritrovano sul litorale&nbsp; settentrionale del Mar Nero, in Egitto ed in Spagna, mentre le bambole attiche del V e IV secolo sono riprodotte fino a Cirenaica. Non è quindi sorprendente osservare che il modello piu&#8217; diffuso delle bambole ellenistiche, con il corpo campaniforme e le gambe mobili, apparso nel IV secolo a. C., continui ad essere fabbricato nel periodo in cui Roma&nbsp; conquista la parte inferiore del bacino del Mediterraneo: l&#8217;arte ellenistica si prolunga si prolunga in Asia minore sino al I secolo. Tuttavia troviamo delle bambole con questa stessa struttura nel regno dei Cimmeri della zona del Bosforo, fino al III secolo.<br />
Sino ad oggi, gli esperti hanno individuato sedici tipi iconografici, che si distinguono in base al costume, alla posa ed agli accessori che le bambole tengono nelle loro braccia fisse. Questi tipi si dividono in quattro importanti categorie: i musicisti (sette tipi: suonatori di tamburello, di liuto, di sistro, di siringa, di corno, di sitar e di flauto doppio);la gente di spettacolo (quattro tipi: il danzatore con le mani giunte, il mimo-danzatore, il danzatore-giocoliere ed il commediante); le figure armate (due tipi: i soldati e le gladiatrici); il mondo religioso di Kertch (tre tipi: il portatore di offerte, i portatori di figurine e la grande dea). Numerosi sono gli interrogativi che sorgono nell&#8217;osservare queste figure: il danzatore con le mani giunte non potrebbe essere legato al culto di Cibele? Che significato hanno le gladiatrici dal seno nudo come le Amazzoni? E, soprattutto, è possibile inserire le bizzarre figure del mondo di Kertch, con il fallo articolato, nella categoria delle bambole giocattolo? Di fatto, molti archeologi hanno la tendenza ad interpretare questi oggetti in funzione del loro aspetto iconografico: appena compare un&#8217;immagine di carattere religioso, alla figurina viene attribuita una funzione culturale. Anche se non è la sede appropiata per approfondire il modo in cui la scoperta dell&#8217;oggetto è stata fatta, non è&nbsp; logico considerare le figure dei soldati romani, ritrovate in Crimea, dei giocattoli mentre il danzatore con le mani giunte è considerato una figura rituale del culto di Attis. Se si concorda sul fatto che tutti questi oggetti hanno la stessa struttura formale, perchè hanno la stessa funzione, accetteremo allora di vedere in questi diversi tipi iconografici&nbsp; gli elementi di un repertorio di personaggi pittoreschi della vita quotidiana, così come si possono osservare per le strade e che vengono ammirati dai bambini: i musicisti, i danzatorri, i mimi, i giocolieri ed i commedianti, i soldati ed i fedeli di un culto, così come appaiono sovente nelle processioni. Un noto esperto di bambole indiane popolari pre-coloniali, in un suo libro fa notare&nbsp; che la loro iconografia abbraccia questi stessi tipi di personaggi: musicisti, danzatori, mimi, ect.; ed in questo caso è dimostrata la loro utilizzazione come giocattoli. Per concludere questa sintetica analisi sull&#8217;aspetto iconografico&nbsp;delle bambole imperiali, accenniamo al fatto che alcune di esse sono giocattoli che rappresentano momenti di attualità. Le due bambole che raffigurano soldati romani, trovate ad Olbia, potrebbero essere state fabbricate nel momento in cui le truppe romane erano di stanza in questa città, minacciata dai nomadi, ma che non facevao parte dell&#8217;Impero romano: i legionari dell&#8217;epoca di Adriano erano dunque una curiosità per i bambini locali. Le bambole simili ad Amazzoni provengono dall&#8217;Asia minore e devono essere interpretate come gladiatrici, come ci suggerisce un bassorilievo di Alicarnasso che rappresenta due donne in atto di lottare su una pedana e, sotto la figura di sinistra, la scritta &#8220;Amazon&#8221;. I combattimenti femminili, attestati anche da diverse fonti letterarie, facevano scandalo sotto l&#8217;impero di Nerone e di Domiziano, ma furono proibiti ufficialmente solo da Settimio Severo. Le nostre bambole sono datate, anch&#8217;esse, dalla fine del I secolo al primo terzo del III secolo d.C.&nbsp;&nbsp;&nbsp; </p>
<p><STRONG>Statuette mesopotamiche greco-partiche</STRONG><br />
Possiedono delle caratteristiche tipologiche decisamente interessanti.&nbsp;Rappresentano figure femminili nude, in posizione eretta,con le gambe fisse&nbsp;e strette l&#8217;una contro all&#8217;altra, a volte separate a partire dalle ginocchia. Le braccia sono tagliate sotto le spalle, orizzontalmente, e forate; il resto del braccio è mobile, bucato in alto e attaccato al moncone con un filo.Questo tipo di articolazione delle braccia è attestato solo in Mesopotamia, ma ricorda anche alcune bambole attiche con le braccia tagliate. Alcune statuette in marmo o alabastro provengono da Babilonia e sono datate tra il III secolo a.C. ed il II secolo d. C. Esse formano una prima sotto-categoria che difficilmente si può includere nel grupppo&nbsp; delle bambole da gioco, a causa delle acconciature che ricordano la dea Ishtar (dea della fertilità), e per il tipo di materiale di fabbricazione utilizzato,anche se una di queste è stata rinvenuta nella tomba di un bambino. Una seconda sotto-categoria comprende delle piccole figure stilizzate in osso, rinvenute tutte a Selèucia sul Tigri e datate intorno&nbsp; al I-II secolo d.C. Hanno le braccia articolate, mentre altre figurine d&#8217;osso rappresentano il tipo &#8220;Ishtar&#8221; con le braccia rigide. Per quanto riguarda queste due serie parallele, si tende ad interpretare come &#8220;bambole&#8221; solamente la prima serie. Una terza sotto-categoria di figurine, in osso, molto schematizzate, ma senza arti mobili, è stata inserita nel gruppo delle bambole, perchè proviene da tombe di bambini a Susa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20080215000000"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20080215000000?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20080215000000" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-6486957077882134&channel=2508919242&output=png&cuid=20080215000000&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fbambole%2Finterventi%2F2008%2F02%2F322344.shtml"/></p>
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	<description>Sin dal X secolo i Greci fabbricavano delle figurine di terracotta il cui corpo campaniforme permetteva l&amp;#8217;applicazione di gambe mobili, sospese ad un filo metallico orizzontale, teso da una[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>Bambole della seconda metà dell’Ottocento</title>
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	<pubDate>Mon, 11 Feb 2008 00:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Francesca Londino-1484</dc:creator>
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    <category>la_bambola_ottocentesca</category><category>bambola ottocento</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Precedentemente a questo periodo, la bambina si ritrovava come compagna di giochi la proiezione futura di se stessa, secondo i canoni della morale dell&#8217;epoca: una signora molto dignitosa e riservata, imbrigliata in soffocanti e rigidi busti e con i lunghi riccioli costretti in elaborate acconciature. Queste altere damine erano, inoltre, spesso  delicate e fragili, destinate ad essere solo ammirate e poco &#8220;giocate&#8221;. </p>
<p><EM>&#8220;Isabel spingeva una linda carrozzina carica di bambole smorfiose e Lottie  aveva il permesso, in via eccezionale, di camminarle accanto reggendo l&#8217;ombrellino per riparare la faccia della bambola di cera&#8221;.</EM> E&#8217; una poesia, del 1850, di un anonimo inglese, che ricorda alla bambina di salvaguardare la sua  bambola dai raggi del sole. Era una delle tante attenzioni che non bisognava assolutamente dimenticare, prima dell&#8217;arrivo di una bambola a portata di bambino, finalmente pratica ed accessibile, con la testa in biscuit ed il corpo in legno, stoffa o pelle di capretto. In questo articolo è di questa compagna di giochi che parlerò; francese, tedesca, inglese o italiana è la prima bambola a misura di bambino. Perdono terreno le algide ed eleganti signore e si affermano bambole create ad immagine delle loro piccole proprietarie, desiderose di ricevere attenzioni e se trattate con cura quasi infrangibili.</p>
<p>Normalmente, le parti che formano una bambola, sono assemblate fra di loro tramite tramite giunture. La prima cosa da fare quando ci troviamo davanti una bambola antica è  quella di renderci conto dei guasti presenti osservando le varie parti che lo compongono. Non preoccupiamoci se porta i segni del tempo o del bambino  che ci ha giocato, se manca qualche   ditino o gli elastici non sono  piu&#8217; efficienti: oggi si può porre rimedio a quasi tutti i danneggiamenti subiti nel tempo, senza grandi difficoltà e senza nulla togliere al valore dell&#8217;oggetto.<br />
<STRONG></STRONG></p>
<p><STRONG>Corpo</STRONG></p>
<p>Il corpo della bambola era, generalmente, formato da 12 pezzi: la testa in biscuit, il corpo in composizione  o in legno o in entrambi i materiali, diviso negli 11 pezzi che ne formano le articolazioni; il suo colore varia dal giallo chiaro al rosa, a seconda dell&#8217;azienda produttrice, il movimento delle varie parti del corpo è ottenuto per mezzo di elastici o in produzioni piu&#8217; recenti da molle. In genere le mani sono articolate al polso, al contrario della prima produzione in serie, dal 1860 al 1880 circa, che non ha ancora questa possibilità di movimento. Naturalmente con le eccezioni del caso, come ad esempio alcune bambole tedesche di &#8220;Heubach Koppelsdorf&#8221;, contrassegnate da  un ferro da cavallo inciso sul retro della testa in biscuit, e le italiane Majer Fels, prodotte a Milano e marcate M.F. con uno scudo crociato. Un altro tipo di corpo è formato da soli 4 pezzi ed è quello usato per le teste dei bèbès caractères, bambole realistiche,  brevettate in Germania, nel 1904, che rappresentano bambini ed neonati. </p>
<p><STRONG>Testa</STRONG></p>
<p>Accertiamoci, innanzitutto, che la testa sia almeno per quanto riguarda il biscuit in perfetto stato, non vi siano fratture o incrinature da essiccamento, anche se a volte è difficile individuarle. L&#8217;ideale sarebbe poter togliere la parrucca e constatare dall&#8217;interno le condizioni del biscuit, ma è preferibile lasciare questa soluzione, decisamente poco agevole, agli addetti ai lavori. Il metodo migliore è di esporla in trasparenza alla luce di una lampadina oppure di inumidire la superficie: una vecchia&#8221;filatura&#8221; lascia sempre la sua sottile traccia scura&#8230;un capello come dicono i francesi. Prestiamo attenzione ai lineamenti della testa che dovranno essere dipinti e rifiniti con cura. Nelle bambole piu&#8217; pregiate le narici, solitamente, devono essere dipinte in due tonalità di rosa, così come le labbra, disegnate da un contorno rosso, le sopracciglia a piccoli tocchi di pennello e le ciglia intorno a tutto il contorno degli occhi o, a volte, se essi dovessero essere mobili solamente dipinte nella parte inferiore. Noteremo spesso come le orecchie siano forate, qualità non rara in una buona testa di bambola.<br />
Le bambole con gli occhi fissi devono avere un&#8217;uniforme colata di gesso all&#8217;interno della testa, essi infatti sono di forma ovale per adattarsi completamente alla fessura su cui devono poggiare. Gli occhi mobili, invece, trattenuti all&#8217;interno da due leggere colate di gesso che ne permettono, rapprendendosi, il movimento, sono rotondi e collegati tra loro da un filo di ferro che si congiunge ad un piombo che batte su di pezzetto di sughero posto, piu&#8217; o meno, sotto la bocca per evitare abbassandosi il contatto con il biscuit e da uno strato di cera rosa che imita la palpebra.<br />
Per le bambole con gli occhi in vetro soffiato mobili assicuriamoci che siano ancora funzionanti. Ricordiamoci che il brevetto piu&#8217; comune di bilanciere per il movimento degli occhi risale alla  fine dell&#8217;800 e che di conseguenza le bambole dotate  di tale meccanismo appartengono a quel periodo e a quello posteriore. A riguardo, per approfondire l&#8217;argomento vi consiglio di leggere il mio articolo, dedicato agli occhi in vetro soffiato, intitolato <A href="http://guide.dada.net/bambole/interventi/2008/02/321719.shtml">&#8220;Lo sguardo umano delle bambole&#8221;. </A>Un elemento seducente che  pone ogni bambola al centro dell’attenzione  è senza dubbio la bocca atteggiata a sorriso che mostra una serie di piccoli dentini in porcellana, in biscuit o in pasta di vetro.<br />
Le bambole incominciano a sorridere tra il 1888 ed 1l 1890. Precedentemente le bocche, dalle labbra a cuore, erano, quasi sempre, chiuse con i contorni delineati da un tratto di pennello rosso o rosa; fanno eccezione, però, molte bambole di produzione tedesca, risalenti al 1830, in cartapesta o in cartapesta e cera. Le famose &#8220;Pauline&#8221;, del 1860, e  quelle del tipo &#8220;Motschmann&#8221; dischiudono la bocca su pochi, piccoli dentini in bambu&#8217;, oltre alle bambole meccaniche prodotte da E.Steiner ed a qualche eccezionale pezzo in biscuit o in porcellana lucida.<br />
La maggior parte delle  parrucche che incorniciavano i bei visini in biscuit, acconciate secondo lo stile e le esigenze della moda e del mercato, venivano realizzate in pelle di montone, in pelo di mongolia o in thibet, pelo di capra trattato e cucito su una base di tessuto. Evitiamo di disprezzare una parrucca originale, anche se non di capelli naturali, e cambiamola solo se ne esiste veramente la necessità. Andiamo cauti nello strappare una parrucca, quando con pochi accorgimenti possiamo pulirla e renderla nuovamente presentabile. Un pò di benzina per quella in mongolia ed un pò d&#8217;acqua e sapone neutro per il capelli naturali. Ricordiamoci inoltre che anche le parrucche possono fornirci dati interessanti: un marchio di fabbrica, una data,la dicitura dell&#8217;ultimo riparatore che spesso non resisteva a lasciare traccia del suo passaggio. </p>
<p><STRONG>Abiti</STRONG></p>
<p>Quando immaginiamo una bambola antica vestita la pensiamo il piu&#8217; delle volte carica di pizzi, trine e merletti, ma purtroppo gli abitini nella maggior parte dei casi non erano poi così ricchi. Non dimentichiamo, infatti, che furono le bambole francesi a diventare famose per il loro guardaroba, che è una delle caratteristiche peculiari di questa produzione. In un rapporto, del 1848, di Natalie Rondt, per la Camera di Commercio di Parigi, troviamo scritto<EM>:&#8221;&#8230;le sarte parigine non hanno rivali nell&#8217;abbigliamento della bambola, sanno con una prontezza ed un&#8217;abilità meravigliosa fare buon uso del piu&#8217; piccolo pezzo di stoffa per creare una toilette elegante&#8221;</EM>. Fu per i suoi abiti che la bambola francese, seppur costosa, fu estremamente concorrenziale nei confronti della bambola tedesca, austriaca, inglese ed italiana.E sarà piu&#8217; tardi l&#8217;immagine del &#8220;Bèbè Jumeau&#8221; e del suo stile che condizionerà tutta la produzione francese ed europea e ne farà il sogno proibito di molte bambine dell&#8217;epoca.Normalmente gli abiti non sono di una  ricchezza tracotante, i merletti sono meccanici, in cotone leggero ed usati con parsimonia.Abbondanza invece di pieghe e pigoline, di piccoli nastri e di quel ricamo semplice, a spina di pesce in filo di seta. Sarà sufficiente dare un&#8217;occhiata a qualche rivista di moda dell&#8217;epoca per accertarsi di quello che descrivo. Vorrei dare per gli abiti  lo stesso consiglio della parrucca: cambiarlo solo se necessario e ricostruirlo con discrezione quando non ne è rimasta alcuna traccia. Recuperare l&#8217;immagine originaria è il minimo che si può  richiedere per mantenere in vita questi oggetti che sono innanzi tutto testimonianze del passato.</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20080211000000"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20080211000000?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20080211000000" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-6486957077882134&channel=2508919242&output=png&cuid=20080211000000&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fbambole%2Finterventi%2F2008%2F02%2F322006.shtml"/></p>
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	</item>
    
	<item>
	<title>Gli &quot;occhi umani&quot; delle bambole</title>
	<link>http://guide.supereva.it/bambole/interventi/2008/02/321719.shtml</link>
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	<pubDate>Sat, 09 Feb 2008 00:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Francesca Londino-1484</dc:creator>
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    <category>la_bambola_ottocentesca</category><category>occhi in vetro soffiato bambole  bebès</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>In Europa tra i principali Paesi produttori di occhi in vetro soffiato si distinguono la Germania e la Francia.<br />
Facilmente potremo distinguere la qualità degli occhi, se francesi o tedeschi e quindi riferirne la produzione all&#8217;intera  testa. Sono francesi gli occhi profondi quelli cioè che nella fattura hanno  nette caratteristiche di tridimensionalità, tedeschi quelli con carattere bidimensionale. Non furono, però, né i francesi e né i tedeschi, a quanto pare, ad inventare i lucenti ed apprezzati occhi profondi, denominati <STRONG>&#8220;paperweight&#8221;,</STRONG> ma bensì gli inglesi nel 1849. Ideati e prodotti da una ditta di fermacarte, paperweight&#8221;, appunto, di Bristol vennero esportati in Francia dove, nel 1855, furono perfezionati al punto da essere definiti&#8221;occhi umani&#8221;(D.E.E. Coleman Encyclopaedia off dolls). Sempre, intorno alla fine dell&#8217;800, vengono brevettati diversi meccanismi che permettono a bambole e bebès di aprire e chiudere  gli occhi sui volti delle loro padroncine.<br />
L&#8217;invenzione di uno dei primi meccanismi, montato su teste in cartapesta ed in cera, che permette il movimento degli occhi, grazie ad un filo di metallo che sporge dal fianco del corpo in telina, risale al 1840 circa. Nel 1880, invece, il francese <STRONG>J.N. Steiner</STRONG>, inventore ed unico produttore di un  bebè meccanico vivente e di un modello di bebè con corpo articolato senza giunture, copiato da tutti i produttori di bambole francesi e stranieri, brevetta un ingegnoso sistema di movimento a leva per occhi, contenuto nella testa di bambole e bebès, che si può montare su qualsiasi tipo di corpo.L&#8217;iride è montata all&#8217;interno da due globi in biscuit uniti fra loro e collegati per mezzo di due asticciole in ottone ad una leva che, uscendo dalla testa all&#8217;altezza dell&#8217;orecchio, alzata ed abbassata ne permette il movimento.<br />
Ad <STRONG>Emile Jumeau</STRONG>, noto produttore francese di bambole in biscuit, si deve, nel 1885, l&#8217;invenzione di un  nuovo ed interessante meccanismo &#8220;&#8230;la mia invenzione consiste nel lasciare i globi oculari fissi e nell&#8217;impiegare delle palpebre superiori mobili che si abbassano e si alzano a volontà, coprendo o scoprendo il globo dell&#8217;occhio. Così imito la natura ed arrivo a rendere l&#8217;illusione pressochè completa&#8221;.  Sempre di Jumeau è un brevetto per un movimento di occhi anche laterale:una barretta di metallo unisce i due globi collegandoli poi ad una leva che, uscendo sul retro della testa da un&#8217;apertura, ne permette gli spostamenti. Nel 1890, Simon &#038; Halbig, fabbricanti tedeschi di bambole, ispirandosi all&#8217;invenzione di Jumeau, brevettano un  meccanismo  dello stesso genere, destinato ad avere un grande successo, chiamato <STRONG>&#8220;flirting o flirty&#8221;</STRONG> che ritroveremo, piu&#8217; tardi, perfezionato ed applicato soprattutto sulle teste dei &#8220;bèbès caractères&#8221;. I bulbi sono uniti orizzontalmente tra loro da un filo di ferro su cui si muove solamente un piccolo piombo, il suo spostamento  nel tratto concesso dal filo  fa muovere contemporaneamente a sinistra o a destra, oltre che in alto e in basso, entrambi  gli occhi. Autonomamente, ma collegato a questo meccanismo  si alza o abbassa, un bilanciere munito di palpebra in metallo. Le bambole con gli &#8220;occhi quasi umani&#8221; hanno avuto un enorme successo ed una  vasta diffusione nell’ambito del mercato europeo e d’oltreoceano.<br />
Questi brevetti, frutto di una meticolosa ricerca finalizzata ad umanizzare il più possibile la bambola, hanno contribuito concretamente a lanciare le basi del mercato moderno del giocattolo.</p>
 
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	<description>In Europa tra i principali Paesi produttori di occhi in vetro soffiato si distinguono la Germania e la Francia.
Facilmente potremo distinguere la qualità degli occhi, se francesi o tedeschi e quindi[...]</description>
	
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