
Le antiche bambole romane che, generalmente, riproducevano la figura femminile adulta, a volte raffiguravano le fattezze delle dee Venere, Proserpina o Vesta.
Ogni bambina possedeva una bambola, da cui si separava alla vigilia delle sue nozze, celebrando una cerimonia: lasciava il suo balocco nei templi dedicati ai Lari, offrendolo alle divinità che proteggevano il focolare e la famiglia. Le bambole simboleggiavano l’infanzia delle bambine, l’atto di abbandonarle segnava il passaggio nel mondo degli adulti.
Le pupe venivano realizzate da artigiani chiamati giguli, con vari materiali come stoffa, ambra, legno, avorio e creta, in base al ceto d’appartenenza della piccola proprietaria. Le più pregiate avevano arti snodati, visetti ben curati e dipinti a mano, indossavano tuniche ornate da ricami e perle, piccoli monili in oro o argento ed erano corredate da culle in terracotta e da minuscoli oggetti da toilette in bronzo.
Le bambole più famose, pervenutaci dall’antica Roma, sono state scoperte nel sottosuolo romano. Grazie a questi importanti ritrovamenti archeologici si scoprì un aspetto del rituale funerario nella Roma imperiale: le bambole facevano parte del corredo funerario posto nei sarcofagi destinati alle fanciulle morte.
Tra gli esperti si rafforzò così l’ipotesi, precedentemente prospettata, di una valenza magico - religiosa dell’oggetto, oltre che ludico - educativa. Ma scopriamo quali e quanti furono i ritrovamenti effettuati nel mio articolo > Ritrovamenti e Misteri

Francesca Londino








