Una questione spinosa

In un passato, non troppo lontano, il valore sul mercato antiquario di una bambola antica si poteva facilmente ipotizzare. Le guide di quotazione concordavano, quasi sempre, con la maggior parte delle vendite che avvenivano, tra i diversi mercanti ed appassionati del settore. Ma paragonando quel passato recente al mercato di oggi si rileva una grande differenza fra i tempi.

L’avvento di Internet che permette di stabilire contatti in tutto il mondo, utilizzando diverse strategie in poco tempo e a costi bassissimi, ha creato un mercato volatile in cui i prezzi tendono a presentare bizzarre oscillazioni. Non essendo disponibili tabelle precise, il mercato della bambola da collezione è avvolto in un alone di mistero. Può accadere, e di fatto accade, che una persona inesperta trovi una pregiata Lenci in una vecchia soffitta e che assolutamente ignara del suo valore, imprudentemente, decida di venderla su eBay. In questo caso la bambola sarà sicuramente venduta ad un prezzo inferiore rispetto al suo effettivo valore (sempreché, il possessore della bambola non trovi un acquirente molto onesto). A fronte del numero rilevante di episodi del genere, effettivamente avvenuti, oggi è diventato difficile determinare il valore reale di una bambola antica. Qual’è il valore da prendere in considerazione? Quello riportato su una guida di quotazione, il prezzo attribuito da un commerciante in un esposizione o quello che compare su eBay? E’ quale tra questi è quello piu’ equo?

Il caso Barbie
Nella stessa settimana, su eBay, una Barbie da collezione, del 1988, NRFB (mai rimossa dalla sua scatola originale), modello Happy Holiday, è stata offerta contemporaneamente a prezzi differenti: $435, $355 e $225. A confondere le acque contribuiscono anche alcune autorevoli guide di quotazione che non concordando sul valore della Barbie Happy Holiday, dando le seguenti valutazioni: $200, $300 e $400. La situazione è simile anche per una NRFB Munsters Barbie, proposta, sempre su eBay, da due differenti collezionisti a prezzi discordanti:$130 e $230.

Il caso Googly
Una situazione analoga si è verificata con una bambola Googly di Armand Marseille, modello 323, comprata da un mercante di bambole e giocattoli antichi ad un’asta per la cifra di $400 e rivenduta, pochi mesi dopo, dallo stesso ad un collezionista, per $700. Un anno dopo, il collezionista vede un’altra bambola antica che decide di avere a tutti i costi, pur non avendo, in quel frangente, disponibilità economica. Per reperire la cifra necessaria, decide di vendere la Googly su eBay. Questa volta, con somma gioia del collezionista, la bambola viene aggiudicata per $900.

Qual’è allora il valore reale di una bambola da collezione?
E comprensibile che nelle aste online esistono una serie di motivi che influenzano l’andamento dei prezzi: la reputazione del venditore (un commerciante con un elevato punteggio di Feedback venderà a prezzi più elevati), la qualità delle foto, la tipologia di acquirenti presenti in linea, il programma TV in onda la notte in cui l’asta si conclude. Ma il problema è radicalmente diverso quando informazioni discordanti vengono da esperti considerati autorevoli e qualificati e perciò più facilmente creduti senza verifica.
Solo un’adeguata e solida raccolta di informazioni sull’argomento può prevenire gli agguati commerciali e dare la possibilità di stabilire l’effettivo valore economico di una bambola.
Evitare gli acquisti facili, contenere la voglia di fare affari a tutti i costi e verificare la serietà del venditore sono le prime regole da seguire quando su internet si fanno investimenti di una certa entità (parlo di bambole dai 1000 euro in su).
In ogni caso, al di là della valutazione commerciale e di mercato, se l’oggetto acquistato soddisfa tutte le sue aspettative del compratore è sempre un ottimo affare. Esiste anche il valore in sé degli oggetti che è incommensurabile.

- Edward R Hamilton, libreria online che offre alcune utili guide per la giusta quotazione delle bambole antiche e moderne. Le guide sono in inglese perchè sono in vendita sul mercato americano, dove, rispetto a quello italiano, è piu’ facile reperirle.

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