
Il termine “Manga” deriva dalla unione delle parole giapponesi “man” (immagine) e “ga” (in movimento) ed in Giappone indica il fumetto. Le origini dei manga affondano nel XII secolo, ma la nascita delle vignette e delle prime strisce avvenne nel periodo Meiji (1868-1912) quando il Giappone si trasformò in un paese industrializzato. Nel corso degli anni, i manga hanno influenzato in vario modo l’arte e la cultura nipponica ed è per questo che a differenza dell’Occidente, nel paese del Sol Levante, vengono considerati un mezzo espressivo pari ai libri.
“Anime” è un termine che deriva dalla contrazione della parola inglese “animator” e che indica i tipici cartoni animati giapponesi, senza distinzione di tipologia tra serie televisive, Oav (cartoni animati in Vhs) e lungometraggi per il cinema.
Negli anni Sessanta, grazie all’abilità ed alla creatività di molti artisti venne intrapresa la via del disegno animato. Da allora, spesso e volentieri il successo di un personaggio manga si è risolto in una trasposizione delle sue avventure sotto forma di anime.
Dalla fine degli anni Ottanta, le compagnie occidentali iniziarono ad importare anime per il mercato video dell’ Europa degli USA e di diversi paesi asiatici. Inizialmente, la scelta ricadde su titoli dal contenuto a tinte erotiche o violento, detti “shonen”, ma in seguito il crescente aumento degli appassionati, convinse le compagnie statunitensi a far entrate nel mercato anche i titoli “shojo”, ossia manga rivolti a un target femminile
Gli shonen anime che ebbero molto successo in Italia furono le serie robotiche come Mazinga Z, Goldrake e Jeeg Robot d’acciaio, mentre tra gli shojo anime come non ricordare Candy Candy, protagonista di una brillante serie animata dai toni teneri e sbarazzini, oppure l’eroina della corte di
Versailles Lady Oscar o le 5 ragazze terrestri, dotate di poteri speciali da guerriere, protagoniste di Sailor Moon.
Anche l’industria della bambola si è ispirata all’universo ed ai personaggi, con i tipici “occhi rotondi” occidentali, degli anime giapponesi. L’iniziale produzione di sole bambole da gioco negli anni si è ampliata fino ad arrivare, oggi, ad una vasta ed evoluta gamma di modelli, realizzati da diverse aziende e destinati a grandi, piccini, collezionisti esigenti o semplici appassionati. Solitamente le bambole-anime hanno un aspetto infantile, tratti delicati, proporzioni sottili ed essenziali e occhi malinconici e luccicanti.
Anime Dolls: un sito, dalla grafica decisamente kawaii, dove troverete innumerevoli esempi di bambole-anime
Troverete altri articoli,dedicati all’argomento nella sezione “Dollfie e Fashion Dolls dall’Oriente”

Francesca Londino-1484









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