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L'origine della bambola giapponese

La cultura giapponese è radicata nel presente e nel passato. Nella terra del sol levante, a differenza di quanto avviene nel mondo occidentale, la bambola non ha una valenza solo commerciale ed artistica ma anche sociale, storica, religiosa e culturale.Basti pensare che solo nella città di Iwatsuki esistono quasi 300 laboratori artigianali e 100 negozi di bambole.

La bambola in Giappone è un oggetto particolarmente apprezzato in quanto carico di profondi e differenti significati simbolico-taumaturgici: suggella diverse armonie come l’amicizia, esorcizza le forze negative, protegge i bambini, accompagna i giovani verso la maturità ed è anche una fedele compagna di giochi. Secondo una concezione tipicamente giapponese, di derivazione shintoista, le bambole hanno addirittura una loro “anima”: Tamashi, ossia l’ emanazione dello spirito dell’artista che l’ha realizzata.

Le progenitrici delle attuali bambole risalgono al periodo neolitico (4500 ca. – IV secolo a.C ), detto Jomon, che prende il nome dalla tipologia delle ceramiche decorate con motivi intrecciati, a “cordicella”.
Si tratta di piccole statuette antropomorfe dai tratti marcati, realizzate in argilla, dette “dogu”, relazionabili al primitivo senso religioso giapponese. La produzione dei dogu mostra un’ampia varietà di forme: testa a forma di cuore, occhi rotondi e cerchiati come se si indossassero degli occhiali o decorate con la tipica tecnica “a corda” denominata appunto Jomon
In seguito, nel periodo detto Kofun (IV secolo d.C.), dal nome degli imponenti tumuli funerari che lo caratterizzavano, apparvero delle statuette d’argilla vuote, chiamate “haniwa”, il cui significato non è ancora stato chiarito: forse fungevano da sentinelle del sepolcro; o avevano una funzione pratica come quella di prevenire l’erosione dei tumuli di terra; oppure furono introdotte per ovviare alla pratica del sacrificio dei servitori o familiari che avrebbero dovuto essere sepolti vivi insieme al nobile o al capo defunto. I primi haniwa, montati su pali posti attorno al tumulo, erano dei rudimentali cilindri, in seguito si evolsero assumendo la forma di piccole statue che ritraevano personaggi (guerrieri, sacerdotesse), animali ed oggetti dell’epoca (abitazioni, imbarcazioni, ecc.).

Le prime bambole da gioco e da collezione risalgono al periodo Heian (795-1185).Si presuppone che sia stata l’introduzione del Buddismo e delle relative tecniche di costruzione delle statue ha fornire i fondamenti di base per lo sviluppo della bambola.

Tra le fonti attendibili, che lo testimoniano ricordiamo il Genji Monogatari, il primo grande romanzo giapponese, scritto attorno all’anno 1000 dalla dama di corte Murasaki Shikibu e considerato il massimo capolavoro della letteratura giapponese. Nel capitolo 12, “Suma”, del mitico romanzo si parla delle “hitogata”, semplici bambole piatte realizzate con legno o carta che venivano anche utilizzate per esorcizzare il male e le negatività.
Secondo un antico rituale, chiamato nagashi hina (far galleggiare la bambola) o hina okuri (accompagnare la bambola), il primo mese dell’anno ogni giapponese si recava sulla sponda di un fiume con una hitogata, soffiava sulla bambola e la lasciava cadere in acqua, lasciandola in balia della corrente. Si credeva, infatti, che l’acqua, eliminando ogni sorta di impurità, mali fisici e spiriti negativi , avesse il potere di trasformare le creature umane in esistenze pure ed originali.Questa cerimonia viene celebrata e valorizzata ancora oggi esercitando un grande fascino su chi vi assiste.

Ma anche alcuni importanti scavi archeologici hanno permesso di fare risalire le prime bambole da gioco al periodo Heian. Tra i reperti, riportati alla luce, ci sono due piccole figure in legno e bambu’ che gli esperti ritengono siano le precursici delle attuali bambole da gioco giapponesi: Amagatsu e Hoko. Amagatsu rappresenta la figura maschile, ha un corpo stilizzato ed essenziale in bambù e la testa di legno. Si leva in piedi con le braccia diritte e porta un kimono di broccato in seta. Hoko rappresenta invece la figura femminile, ha un corpo di seta bianca, imbottito e cucito intorno ad una struttura di bambu’, la testa di legno e lunghi capelli neri .

Dal periodo Hein in poi, i progressi nella produzione artigianale delle bambole furono notevoli. Si assistette ad una proliferazione di forme, varianti e funzioni ed alla compresenza di differenti nomi, dati in base ad una classificazione per materiali, tecniche, rappresentazioni e provenienza. A riguardo, segnalo il mio articolo intitolato “Nel paese delle bambole”

Il profondo legame con le bambole che caratterizza il popolo giapponese si manifesta, ancora oggi, in alcune importanti tradizioni popolari come il festival di Hina Matsuri, dedicato alle bambine ed all’ armonia familiare, o il Tango Nessun Sekku , dedicato invece ai bambini. Per chi avesse voglia di approfondire ancora un po’ l’argomento vi rimando al mio articolo dal titolo” Festival e cerimonie per bambole”