
Roma, 10 maggio 1889 - Durante i lavori per la costruzione del Palazzo di Giustizia viene alla luce un sarcofago contenente il corpo di una fanciulla di 18 anni. Sul sarcofago un’iscrizione che indica il nome della fanciulla: Crepereia Tryphaena. La cassa del sarcofago, che presenta alcuni elementi tipici dell’età Antoniniana, orienta la datazione negli anni intorno al 170 d.C.
Con queste parole l’archeologo Rodolfo Lanciani descrive l’apertura del sarcofago di Crepereia avvenuta sul luogo stesso del ritrovamento:
“Tolto il coperchio e lanciato uno sguardo sul cadavere attraverso il cristallo dell’acqua limpida e fresca, fummo stranamente sorpresi dall’aspetto del teschio, che ne appariva tuttora coperto dalla folta e lunga capigliatura ondeggiante sull’acqua. La fama di cosi mirabile ritrovamento attrasse in breve turbe di curiosi dal quartiere vicino, di maniera che l’esumazione di Crepereia Tryphaena fu compiuta con onori oltre ogni dire solenni, e ne rimarrà lunghi anni la memoria nel quartiere Prati. Il fenomeno della capigliatura è facilmente spiegato. Con l’acqua di filtramento erano penetrati nel cavo del sarcofago bulbi di una tal pianta acquatica che produce filamenti di color d’ebano, lunghissimi, i quali bulbi avevano messo di preferenza le loro barbicine sul cranio. Il cranio era leggermente rivolto verso la spalla sinistra e verso la gentile figurina di bambola…”
La bambola ritrovata accanto a Crepereia ha testa e tronco intagliati in un unico pezzo, arti superiori che si raccordano al corpo mediante imperniatura e arti inferiori che si innestano negli appositi alloggiamenti incavati all’interno del bacino grazie ad un accurato sistema ad incastro fissato con perni; analogo collegamento rende possibili l’articolazione del gomito e del ginocchio.
Un tipo di articolazione studiato per permettere alle gambe e alle braccia soltanto i movimenti anatomicamente corretti; il lavoro è stato eseguito con una precisione e una perizia tali da richiedere la padronanza di uno straordinario livello tecnico.
Il corpo della bambola è generalmente stilizzato, con qualche compiaciuta notazione realistica come i piccoli seni e il morbido modellato del ventre; le braccia sproporzionalmente lunghe terminano con mani curate fin nei minimi particolari, come il disegno delle falangi e delle unghie nelle dita affusolate; i piedi di una plasticità accentuata, presentano una sensibile arcuazione della pianta e una estrema precisione di dettaglio.
Un piccolo capolavoro di intaglio è la testa con i tratti del viso ben caratterizzati e la capigliatura rappresentata con una precisione e una eleganza eccezionali; da essa emerge il morbido ovale del viso con naso diritto, bocca ben disegnata, occhi allungati con iride e pupilla semilunante, segnate plasticamente, che conferiscono al volto un’espressione intensa ed assorta.
I capelli spartiti in mezzo alla fronte, scendono con morbide ondulazioni a incorniciare il viso, lasciando scoperta solo la parte inferiore delle piccole orecchie dai lobi forati per sospendervi gli orecchini. Le lunghe chiome, spartite sulla nuca in più elementi, sono attorte intorno al capo a formare un primo giro che delimita il motivo ad onda e sono raccolte sulla sommità della testa, in un cercine molto piatto in cui confluisce anche il gruppo di trecce che salgono dalla nuca.
La differenza di resa plastica tra il tronco e gli arti da un lato e la testa, le mani e i piedi dall’altro, potrebbe trovare la sua giustificazione nell’ipotesi che la bambola indossasse degli abiti, di cui forse rimane traccia nei resti di tessuto fossilizzato, rinvenuto all’interno del sarcofago. Questa ipotesi trova indiretta conferma sia nelle fonti letterarie greche, che ricordano la dedica di bambole e dei loro vestiti alla divinità - Saffo secondo un passo di Ateneo IX, 410), offrì ad Afrodite i veli purpurei delle sue bambole -, sia nel ritrovamento di minuscoli gioielli nel sarcofago di Crepereia. Un anellino d’oro del tipo a chiave, un altro a castone, due minuscole perle forate che appartenevano a degli orecchini, una perla e due vaghi di pasta vitrea e resti di spiraline d’oro attribuibili forse ad una collana formavano infatti i preziosi ornamenti della bambola. Informazioni tratte dal sito Corte Suprema di Cassazione
Roma, 6 febbraio 1964 - In un cantiere edile, situato in Via Cassia, si scopre a 5 m di profondità il corpo imbalsamato di una bambina di 8 anni, collocato in un sarcofago. Il corpo della piccola viene portato, come un qualsiasi cadavere da identificare, all’Istituto di Medicina Legale dell’Università’ di Roma. Ma condotto l’esame necroscopico il Dott. Gerin, direttore dell’Istituto, constata che si tratta di un corpo imbalsamato tra il 150 e il 200 d.C. Da qui nasce lo sconcerto degli esperti: mummificare i defunti non era consuetudine del popolo romano. L’ipotesi più accreditata ritiene che la bambina sia morta in Egitto e sia poi stata trasferita a Roma. Ma dopo un periodo di scalpore sul ritrovamento cade il silenzio. Accanto alla piccola alcuni rari gioielli di splendida fattura ed una bambola d’avorio. Forse per continuare il gioco interrotto? E’ probabile.
Vallerano, 19 marzo 1993 - Lungo la Via Laurentina viene trovato lo scheletro di una fanciulla di 16 anni contenuto in un sarcofago, privo di iscrizioni. La mancanza di iscrizione induce a pensare che si tratti di una schiava, ma una volta aperto viene trovato un prezioso corredo funebre degno di una nobile. Purtroppo non si può collocare storicamente la defunta ma si può solo ammirarne il volto ricostruito al computer. Anche questa volta la fanciulla è accompagnata da una bambola con caratteristiche molto simili a quelle precedentemente rinvenute: una fanciulla in miniatura congelata nell’ora più vaga della vita: quella dell’attesa.

Francesca Londino








