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Le bambole imperiali di tradizione ellenistica

Sin dal X secolo i Greci fabbricavano delle figurine di terracotta il cui corpo campaniforme permetteva l'applicazione di gambe mobili, sospese ad un filo metallico orizzontale, teso da una parte all'altra della zona inferiore del corpo.

In seguito, dall’inizio del V secolo a. C., i modelli si diversificano e si perfezionano: le bambole corinzie confezionate con uno stampo, il dorso piatto, le braccia e le gambe mobili, vennero sostituite da bambole modellate e rifinite con più cura, fabbricate con due stampi e le cui articolazioni dell’anca, e talvolta delle ginocchia, sono munite di perni che rendono il movimento più naturale, rispetto a quelle del V secolo.
Le bambole corinzie si ritrovano sul litorale settentrionale del Mar Nero, in Egitto ed in Spagna, mentre le bambole attiche del V e IV secolo sono riprodotte fino a Cirenaica. E’ sorprendente osservare che il modello più diffuso delle bambole ellenistiche, con il corpo campaniforme e le gambe mobili, apparso nel IV secolo a. C., continui ad essere fabbricato nel periodo in cui Roma conquista la parte inferiore del bacino del Mediterraneo: l’arte ellenistica si prolunga in Asia minore sino al I secolo. Tuttavia troviamo delle bambole con questa stessa struttura nel regno dei Cimmeri della zona del Bosforo, fino al III secolo.
Sino ad oggi, gli esperti hanno individuato sedici tipi iconografici che si distinguono in base al costume, alla posa ed agli accessori che le bambole tengono nelle loro braccia fisse. Questi tipi si dividono in quattro importanti categorie: i musicisti (sette tipi: suonatori di tamburello, di liuto, di sistro, di siringa, di corno, di sitar e di flauto doppio), la gente di spettacolo (quattro tipi: il danzatore con le mani giunte, il mimo-danzatore, il danzatore-giocoliere ed il commediante), le figure armate (due tipi: i soldati e le gladiatrici) e il mondo religioso di Kertch (tre tipi: il portatore di offerte, i portatori di figurine e la grande dea).
Numerosi sono gli interrogativi che sorgono nell’osservare queste figure: il danzatore con le mani giunte non potrebbe essere legato al culto di Cibele? Che significato hanno le gladiatrici dal seno nudo come le Amazzoni? E, soprattutto, è possibile inserire le bizzarre figure del mondo di Kertch, con il fallo articolato, nella categoria delle bambole giocattolo? Di fatto, molti archeologi hanno la tendenza ad interpretare questi oggetti in funzione del loro aspetto iconografico: appena compare un’immagine di carattere religioso, alla figurina viene attribuita una funzione culturale. Anche se non è la sede appropriata per approfondire il modo in cui la scoperta dell’oggetto è stata fatta, non è logico considerare le figure dei soldati romani, ritrovate in Crimea, dei giocattoli mentre il danzatore con le mani giunte è considerato una figura rituale del culto di Attis. Se si concorda sul fatto che tutti questi oggetti hanno la stessa struttura formale, perché hanno la stessa funzione, accetteremo allora di vedere in questi diversi tipi iconografici gli elementi di un repertorio di personaggi pittoreschi della vita quotidiana, così come si possono osservare per le strade e che vengono ammirati dai bambini: i musicisti, i danzatori, i mimi, i giocolieri ed i commedianti, i soldati ed i fedeli di un culto, così come appaiono sovente nelle processioni.
Un noto esperto di bambole indiane popolari pre-coloniali, in un suo libro fa notare che la loro iconografia abbraccia questi stessi tipi di personaggi: musicisti, danzatori, mimi, ect.; ed in questo caso è dimostrata la loro utilizzazione come giocattoli. Per concludere questa sintetica analisi sull’aspetto iconografico delle bambole imperiali, accenniamo al fatto che alcune di esse sono giocattoli che rappresentano momenti di attualità. Le due bambole che raffigurano soldati romani, trovate ad Olbia, potrebbero essere state fabbricate nel momento in cui le truppe romane erano di stanza in questa città, minacciata dai nomadi, ma che non facevano parte dell’Impero romano: i legionari dell’epoca di Adriano erano dunque una curiosità per i bambini locali. Le bambole simili ad Amazzoni provengono dall’Asia minore e devono essere interpretate come gladiatrici, come ci suggerisce un bassorilievo di Alicarnasso che rappresenta due donne in atto di lottare su una pedana e, sotto la figura di sinistra, la scritta “Amazon”. I combattimenti femminili, attestati anche da diverse fonti letterarie, facevano scandalo sotto l’impero di Nerone e di Domiziano, ma furono proibiti ufficialmente solo da Settimio Severo. Le nostre bambole sono datate, anch’esse, dalla fine del I secolo al primo terzo del III secolo d.C.

Statuette mesopotamiche greco-partiche
Possiedono delle caratteristiche tipologiche decisamente interessanti. Rappresentano figure femminili nude, in posizione eretta, con le gambe fisse sia strette l’una contro all’altra che separate a partire dalle ginocchia. Le braccia sono tagliate sotto le spalle orizzontalmente e forate; il resto del braccio è mobile, bucato in alto e attaccato al moncone con un filo. Questo tipo di articolazione delle braccia è attestato solo in Mesopotamia, ma ricorda anche alcune bambole attiche con le braccia tagliate. Alcune statuette in marmo o alabastro provengono da Babilonia e sono datate tra il III secolo a.C. ed il II secolo d. C. Esse formano una prima sotto-categoria che difficilmente si può includere nel grupppo delle bambole da gioco, a causa delle acconciature che ricordano la dea Ishtar (dea della fertilità) e per il tipo di materiale di fabbricazione utilizzato, anche se una di queste è stata rinvenuta nella tomba di un bambino. Una seconda sotto-categoria comprende delle piccole figure stilizzate in osso, rinvenute tutte a Selèucia sul Tigri e datate intorno al I-II secolo d.C. Hanno le braccia articolate, mentre altre figurine d’osso rappresentano il tipo “Ishtar” con le braccia rigide. Per quanto riguarda queste due serie parallele, si tende ad interpretare come “bambole” solamente la prima serie. Una terza sotto-categoria di figurine, in osso, molto schematizzate, ma senza arti mobili, è stata inserita nel gruppo delle bambole, perché proviene da tombe di bambini a Susa.