Bambole Pertubanti

Ernst Theodor Amadeus Hoffmann(1776-1822), scrittore, compositore, direttore d'orchestra e critico musicale, fu tra i maggiori rappresentanti del romanticismo tedesco ed europeo. Nei suoi racconti, fantasmi della psiche, presenze pertubanti e magiche, reminiscenze e rêveries primordiali, automi e bambole meccaniche si riversano nella vita reale, instillando nella mente dubbi raggelanti. Il suo capolavoro, dal titolo Il mago sabbiolino, pubblicato nel 1816, sull'impossibile amore di un giovane per la bambola meccanica Olimpia, affascinò anche Sigmund Freud che nel lavoro di Hoffmann vedrà un’anticipazione dell'analisi dei processi dell'inconscio e delle angosce moderne.

Testo tratto dal libro Il mago sabbiolino di E.T.A. Hoffmann:

Una donna molto alta e slanciata, di una rara purezza di forme, squisitamente vestita, sedeva davanti a un tavolino, su cui aveva appoggiato le braccia, tenendo le mani incrociate. Il suo viso era bello come quello d’un angelo. Sembrava che non ci vedesse, o meglio ancora che dormisse a occhi aperti. Gli occhi erano stranamente fissi e morti. Sembrava come se umidi raggi lunari spuntassero in quegli occhi. Nelle sale adorne di lumi scintillanti apparve, vestita molto riccamente e con gusto. Tutti dovettero ammirare il suo armonioso volto e la sua bella persona. L’incavatura un po’ strana della schiena, il vitino di vespa furono attribuiti al busto troppo stretto. Nel passo e nell’atteggiamento una tal compassatezza e rigidezza a qualcuno dispiacque; ma in generale la si ascrisse alla soggezione che doveva ispirarle tutta quella gente. Il passo di Olimpia era stranamente misurato, ogni suo movimento sembrava occasionato dalla marcia di un congegno d’orologeria. Il ballo cominciò, Nathaniel si era trovato al fianco di Olimpia e l’aveva afferrata per una mano. Gelida era la mano, ed egli si era sentito percorso da un terribile brivido di morte. Baciò la mano, si piegò sulla sua bocca; due labbra fredde come il ghiaccio incontrarono le sue che bruciavano. Quando Nathaniel, nei momenti di maggior lucidità, ricordava la totale passività di Olimpia e la sua laconicità, ecco che ragionava così: “Parole… parole… che cosa contano? Lo sguardo dei suoi occhi celestiali dice più di ogni lingua terrena”.

Un piccolo estratto del libro Il perturbante (1919), in cui Sigmund Freud affronta il tema della bambola intesa come elemento perturbante, facendo riferimento al racconto Il mago sabbiolino di Hoffmann:

“…nel Mago sabbiolino si trova il motivo della bambola che sembra viva, già rilevato da Jentsch. Secondo questo studioso, una condizione favorevole al sorgere di sentimenti perturbanti si verifica quando si desta un’incertezza intellettuale se qualcosa sia o non sia vivente, o quando ciò che è privo di vita si rivela troppo simile a ciò che è vivo.
I bambini, nell’età dei loro primi giochi, non distinguono nettamente ciò che è vivo da ciò che non lo è, e in particolare trattano volentieri le loro bambole come essere viventi.
Anzi, a volte, sentiamo raccontare da certe pazienti di essere state, ancora all’età di otto anni, persuase che bastasse rivolgere alle loro bambole uno sguardo particolare, il più possibile penetrante, perché quelle diventassero vive.

La fonte del sentimento perturbante non sarebbe dunque in questo caso una paura infantile, bensì un desiderio infantile o anche semplicemente una credenza infantile.
Perturbante è qualcosa di rimosso che ritorna, e questo spiegherebbe l’uso linguistico che consente al Heimliche(nascosto, familiare, intimo, segreto) di trapassare nel suo contrario Unheimliche(perturbante, inquietante); l’elemento perturbante è qualcosa di famigliare alla vita psichica e ad essa estraniatosi, a causa del processo di rimozione.

L’effetto perturbante si manifesta quando il confine tra  fantasia e realtà si fa labile, quando un simbolo assume pienamente la funzione e il significato di ciò che è simboleggiato.
L’elemento infantile, che domina anche la vita psichica dei nevrotici, è presente in questo caso come eccessiva accentuazione della realtà psichica rispetto alla realtà materiale”.

 

 

 

 

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