Questo sito contribuisce alla audience di

Adoperabili - Gabriele Corni

Le bambole sono l’immagine riflessa delle esigenze di chi sta dall’altra parte». (Gabriele Corni)

Images - Gabriele Corni
Gabriele Corni ci pone di fronte ad una indiscutibile realtà, quella di una vetrina che offre un prodotto lussuosissimo. Impeccabile e perfetto. Desiderabile.
Geishe silenziose, discrete, bellissime. In attesa che qualcuno le scelga e le utilizzi. Pronte.
L’immaginario della donna oggetto ha portato all’oggettivazione vera e propria del corpo femminile, con la creazione di un suo sostituto. È così che la bambola sessuale è diventata sofisticatissima, mimetica in tutte le sue parti corporee, dotata di sistemi in grado di attivare risposte sonore e fisiche.
Corni ci mostra questi nuovi cloni-schiavi senz’anima. E qui avviene un’inversione, la bambola-oggetto si trasforma in un corpo-oggetto, in un ibrido tra umano e fantoccio, tra carne e plastica. Corni attua un gioco sottile, confonde chi guarda, si compiace dell’ambiguità insinuata grazie alla sensualità delle forme e dei colori, che prendono vita in una luce irreale. Sensibili dettagli spostano l’attenzione sull’umano, altri indirizzano al simulato. Il disorientamento spinge ad una osservazione maniacale che tramuta le maschere in volti e la pelle in porcellana.
Tecnicamente Corni riesce in questo intento grazie a una serie di interventi di post-produzione.
Parte dalla fotografia e procede fondendo tra loro parti anatomiche umane con quelle di bambole giapponesi iperreali, congela poi le forme in una sorta di massa scultorea ben levigata, sfuma l’incarnato rendendolo estremamente pittorico e colloca questo nuovo corpo in uno spazio indefinibile. L’opera diventa così una sorta di contenitore per la conservazione a lungo termine dei suoi “ospiti-prodotto”.
La definizione dell’immagine ottenuta porta queste donne impeccabili a diventare suppellettili a tutti gli effetti e a perdere la consistenza umana. La loro presenza corporea evidenzia un’opposta assenza emotiva che le pone altrove, distanti dallo sguardo e dal giudizio di chi sta a guardare. La perfezione incute timore e innesca il meccanismo del voyeurismo, il solo modo possibile per entrare in contatto con queste ambigue figure.
Qualcosa stride.
La sensualità dei riflessi vellutati in contrasto con le ombre nelle pieghe naturali della pelle fa barcollare i sensi, stimola il tatto orientando verso l’erotico, il cui confine però, pur sfiorato, non viene oltrepassato.
Protette proprio dalla loro impotenza le adoperabili di Corni subiscono un processo di riscatto, grazie alla perfezione estetica che le trasforma in muse totemiche.
Innalzati ad icona questi corpi trattengono, comunque, una storia personale, che trasuda empaticamente dall’immagine. L’avvolgente e levigata bambola provocante si pone accogliendo, quasi con sicurezza, mentre l’infantile figura androgina si presenta più contratta, chiusa e tesa. Dietro questi modelli due vissuti diversi, due padroni distanti, non per gli intenti ma per le modalità
> Dalla mostra Adoperabili - Usable di Gabriele Corni, a cura di Elisa Schiavina

- Il sito ufficiale di Gabriele Corni