Questo sito contribuisce alla audience di

La Marina Militare Italiana - 1

Dalle Origini al 1861

Le origini della marina italiana

L’invidiabile posizione dell’Italia, posta al centro del Mediterraneo, o Mare Nostrum, come era chiamato dai Romani, e la varietà e la lunghezza delle sue coste, che offriva, e continua ad offrire tutt’oggi, seppur con vantaggi meno tangibili, rispetto ai tempi antichi, approdi sicuri, ha consentito che tutti i popoli, ivi stanziatisi, potessero conoscere, sviluppare ed approfondire, fino all’eccellenza, l’arte nella navigazione. Etruschi, nell’Italia centrale, e Tarantini e Siracusani, nella Magna Grecia del sud d’Italia, hanno solcato ogni angolo del mondo allora conosciuto, portandovi floridi commerci, guerre ma anche scorrerie piratesche.

Roma, potenza antica, che riuscì ad unificare l’Italia per diversi secoli, ingrandì i suoi domini e li rese più sicuri, grazie allo sviluppo di una potente quanto agile marina, sia mercantile ma soprattutto da guerra, grazie al ritrovamento di una nave di Cartagine sulle coste italiane, che al tempo era la potenza egemone, per eccellenza, sul Mar Mediterraneo. Proprio questo ritrovamento ed il suo adattamento all’impiego in mare di fanti, tramite rostri e corvi, portò Roma a cancellare definitivamente Cartagine dal mondo allora conosciuto, affermandosi come potenza egemone ed in terra e sul mare. La caduta di Roma, in seguito alla scissione in due dell’Impero (d’Occidente e d’Oriente), al progressivo imbarbarimento dell’esercito, alla mollezza dei costumi dei cittadini ed al furto perpetrato dagli Alani, in Francia, delle tecniche di costruzione e di navigazione, portò, con altre cause, al decadimento della flotta romana ed alla scomparsa del Impero Romano d’Occidente.

Dopo un periodo buio fino alla fine del Medioevo, anche se allora di luce non ne filtrava da nessuna parte, le cosiddette Repubbliche Marinare, grazie alle loro flotte riescono a costruire la fortuna delle loro città e delle loro popolazioni. Citiamo per importanza Genova, Pisa, Amalfi e Venezia ma non sono da dimenticare Gaeta, Ancona, Cagliari Palermo, Messina, Bari, Trani ed altre ancora. É in questo periodo che marinai italiani, divenuti poi famosi, mettono la loro esperienza e capacità al servizio di potenze europee, effettuando, per l’epoca e per lo sviluppo raggiunto, imprese degne di essere ricordate, com’è, giustamente avvenuto. Segnaliamo da Noli, Ca’ da Mosto, Pessagno, i due Caboto, Colombo, Vespucci, Da Verrazzano.

Venezia sarà sicuramente la Repubblica Marinara per eccellenza, padrona dell’Adriatico ma capace di imporre la sua forza anche su tutto il Mediterraneo Orientale, che la porterà a scontrarsi con i Turchi ed i loro interessi commerciali e di influenza politica. A Lepanto, il 7 ottobre 1751, avviene il più grosso scontro navale tra le flotte cristiane e quella musulmana. La variegata flotta italiana è composta da veneziani, genovesi, toscani, napoletani e da molti altri marinai provenienti da diverse città italiane.

Naturalmente, con la scoperta del Nuovo Mondo, od Americhe che dir si voglia, il Mediterraneo perderà la sua centralità ed importanza per i commerci ma non per le città che vi si affacciano, facilitando lo strapotere economico e militare delle nuove potenze atlantiche (Spagna, Portogallo, Inghilterra, Olanda e Francia).

Dal Regno di Sardegna al Regno d’Italia (1814 – 1861)

Grazie alla lungimiranza di Giorgio Andrea Agnes Des Geneys (1761 - 1839), barone di Fenile e conte di Rinasca, ed al piano da lui sviluppato “Progetto di Stabilimento per la Regia Marina e di amministrazione per la Medesima“, nasce nel 1814, la Regia Marina del Regno di Sardegna.

Solo dopo l’annessione di Genova al Regno, avvenuta il 7 gennaio 1815, prende il via fattivo il progetto del Des Geneys. Così i Savoia ottengono un ottimo porto, con il suo arsenale, la sua darsena ed i suoi cantieri navali famosi per la loro eccellenza. In appena quattro anni si riesce a costruire una flotta composta da 3 fregate, una corvetta, due brigantini, due golette, quattro mezze galere, due lancioni, quattro gondole.

Il 9 aprile 1822, al comando dello stesso Des Geneys, una squadra formata dalle Fregate Maria Teresa, Commercio di Genova, dai brigantini Nereide e Zeffiro e dalla goletta Vigilante, con a bordo duemila uomini, salpa da Genova alla volta del Marocco, per concludere un trattato commerciale con il Sultano locale. Nel 1825, il Des Geneys comandò la Regia Flotta in un’azione antipirateria contro Tripoli, riuscendo così ad evitare altre scorrerie di pirati barbareschi contro le coste italiane.

Grande impulso venne dato alla Marina Sarda durante i dieci anni di regno di Carlo Felice (18211831), durante i quali, grazie all’appoggio incondizionato del sovrano, venne potenziata per proteggere le linee commerciali marittime in grande fervore, dopo la pace con i pirati.

Con Carlo Alberto (1831 - 1849), invece, l’appoggio alla Marina diminuisce in modo notevole. Tuttavia il Des Geneys continua, per quanto possibile, ad incentivare la marina e gli scambi commerciali. Anzi riesce ad ottenere dalla casa regnante un fattivo interesse verso le piccole ma prospere colonie liguri nell’America latina. La fregata Des Geneys, il 25 febbraio 1834, veleggia attraverso l’Atlantico alla volta di Rio de Janeiro, nel agosto del 1836, la fregata Euridice, giunge a Montevideo. L’8 settembre 1838, la fregata Regina, salpa da Genova per circumnavigare la Terra.

Des Geneys, ormai con il grado di ammiraglio, muore l’8 gennaio 1839 a Genova. Nel suo “L’esercito del vecchio Piemonte“, il generale Nicola Brancaccio, lo descrive così:”Morto il Des Geneys nel 1839, mancò la mano ferma che guidasse i destini della marineria“. Finalmente, l’11 ottobre 1850, la Marina ottiene la piena autonomia dal Ministero della Guerra, passando al ministero dell’agricoltura e del commercio, prendendo la denominazione di Ministero della Marina, agricoltura e commercio”. Il primo ministro, Massimo D’Azeglio, con la creazione di questo ministero vuole dare impulso ad un dicastero che, inglobando anche l’industria ai suoi primi passi, promuova una guida costante ed energica all’economia nazionale, mettendone al vertice l’uomo più in vista e meritevole del Regno, Camillo Benso, Conte di Cavour. Il Conte, infatti, con l’apporto del contrammiraglio Filippo Corporandi d’Auvare, comandante generale dal 13 gennaio 1851, da un forte impulso alla crescita della Marina sabauda.

Qualche anno più tardi, Alfonso La Marmora, prende il comando della Marina fino al 1859, lasciandone la reggenza, dal 1855 al 1856, allo stesso Conte di Cavour, quando si reca in Crimea al comando del corpo di spedizione del Regno di Sardegna, appoggiato dalle navi sabaude. Di concerto con Cavour, la sede principale della Regia Marina fu trasferita a La Spezia, nel 1857, ed è da qui che parte un’opera di ristrutturazione riguardante ogni ramo dell’arma, da quello amministrativo a quello disciplinare.

Il Granducato di Toscana

Il Granducato di Toscana non ha mai dato grande importanza alla sua Marina, nonostante nel 1815, gli furono annessi l’Isola d’Elba e lo Stato dei Presidi e con essi la giurisdizione su tutta la costa toscana, tranne Viareggio, che seguirà nel 1847, con l’abdicazione del Duca di Lucca. Le testimonianze di una scarsa considerazione per la Marina, sono date dalla scelta di incrementare i vecchi sistema di difesa incentrati su torri e forti costieri e su milizia locale che rimarranno in essere sino alla costituzione del Regno d’Italia. A seguito delle continue incursioni dei pirati barbareschi, nel 1814, Ferdinando III chiede, non riuscendoci, all’Austria la concessione delle navi dismesse appartenenti alla ex flotta italica. Acquista ed arma, così, una galeotta ed un felucone, ordinando anche altre unità minori, in modo tale che, nel 1816, poteva contare in squadra anche un brigantino, una goletta, uno sciabecco, quattro cannoniere e tre speronare. Accordi di tregua stipulati con i dignitari musulmani africani portano ad un ridimensionamento della Marina. In seguito alla restaurazione del 1849, furono riorganizzate le forze armate toscane così come voluto dal comandante dell’Esercito, Federico Ferrari da Grado, che comprese, anche, nel 1857, la Marina granducale.

Lo Stato Pontificio

Lo Stato Pontificio accomuna in un unico corpo la Marina da guerra, la Marina della Finanza e la direzione generale dei piroscafi sul Tevere che si compone di 4 navi a vapore. Nel 1823, si contano in squadra la goletta San Pietro, armata con dodici bocche da fuoco, un cutter come guardaporto a Civitavecchia, una feluca ed uno scappavia. La Finanza, che a come suo compito la repressione del contrabbando nel Adriatico, opera con dodici unità guardacoste, armate con due spingarde ciascuna, suddivise in due squadre comandate da due ufficiali di Marina: 4 nel Mar Tirreno ed 8 nel Mar Adriatico. Alessandro Cialdi nel 1842, porta a Roma 3 navi a ruota per la navigazione controcorrente sul Tevere, all’epoca via commerciale degna di nota con i suoi due importanti punti di attracco a Ripa Grande e di Ripetta, in pieno centro. Alle 3 unità a ruota, se ne aggiunge un quarto in poco tempo, il Roma, che sotto il comando di Cialdi, partecipa alla prima guerra d’indipendenza, nel 1848. Lo stesso Roma, fa parlare di se, durante la Repubblica Romana, facendo rotta alla volta di Ancona, facendo uso delle sue pale a vapore, in mancanza di vento, per dare filo da torcere alla squadra navale a vela austriaca che cinge d’assedio la città. Nel 1856, tutte le unità di Marina dello Stato Pontificio prendono il nome di Marina Militare Pontificia. Sempre sotto la spinta del tenente colonnello Cialdi, la Marina Militare Pontificia, continua a progredire, grazie all’ingresso in squadra della pirocorvetta Immacolata Concezione, una scialuppa della quale è esposta al Museo della Scienza e della Tecnica di Milano ed un suo modello in scala e la bandiera sono conservati al Museo Storico Vaticano di Palazzo Lateranense.

Il Regno delle Due Sicilie

Quando il re, Ferdinando IV di Napoli ristruttura le Forze Armate del Regno delle Due Sicilie, nel 1815, costituisce anche una giunta, in base al trattato di Casalanza, con l’incarico di curare la costituzione della Marina militare.

Con l’avvento del vapore, il sovrano ordina la costruzione del Ferdinando I, piroscafo da 200 tonnellate con velocità di crociera di 4 nodi e varato il 24 giugno 1818 e comandato dal Alfiere di Vascello della Marina Reale Giuseppe Libetta. Nello stesso 1818, vengono emanate le “Ordinanze Generali della Real Marina“, primo tentativo di regolamentare la marina.

L’arma in seguito alle Ordinanze viene suddivisa in tre compartimenti: Napoli, Palermo e Messina. Mentre il ramo militare viene discinto da quello amministrativo.

Nel 1820, il Regno delle Due Sicilie riesce a contare tre divisioni composte da ca settanta unità da guerra, in legno, per la maggior parte unità leggere. Nel 1827-28, vengono varate, presso i cantieri di Castellammare di Stabia: la fregata Regina Isabella, da 44 cannoni, la corvetta Cristina, da 32 cannoni, ed i brigantini Principe Carlo e Francesco I. Si aggiungono, nel 1830, la scorridora Etna, nel 1832, il brigantino Zeffiro da 18 cannoni, nel 1834 le fregate Partenope ed Urania rispettivamente da 50 e 46 cannoni.

Nel 1834, il sovrano borbonico, Ferdinando IV, entusiasta delle unità vapore, ordina in Gran Bretagna, tre piroscafi (ribattezzati Ferdinando II, Nettuno, San Wenefrido), sostituendone l’originario personale di macchina inglese ed istituendo, a Pietrarsa, il “Real Opificio Meccanico Militare”, la prima “Scuola di Ingegneri Meccanici” d’Italia, alla quale viene annessa una fabbrica d’attrezzi e macchine marine per armare le pirofregate napoletane.

Con l’ingresso, nel 1860, di Garibaldi a Napoli e con la caduta di Gaeta, il 15 febbraio 1861, sparisce per sempre la Marina del Regno delle Due Sicilie.