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Nave Amerigo Vespucci A 5312

La nave “più bella del mondo”, da tutti inviadataci

Nella seconda metà degli Anni 20, la Marina Militare Italiana avvertì la necessità di rinnovare le Unità adibite al addestramento degli Allievi dell’Accademia Navale. Lo Stato Maggiore ritenne che, nonostante, l’orientamento moderno e le tecnologie sempre più innovative, portavano verso nuove classi di unità, gli Allievi Ufficiali in formazione dovevano avere contatto con gli elementi naturali che da sempre avevano caratterizzato la Marina, venti e correnti marine, e quindi non c’era niente di meglio di unità a vela, che proprio da questi elementi subiva le maggiori influenze e che avrebbe comportato maggiore studio ed attenzione ai cadetti.

Da precisare che, già dal 1893, l’attività addestrativa in mare, dell’Accademia Navale, avveniva a bordo di un’altra unità a vela, che portava lo stesso nome di Amerigo Vespucci, un ex-incrociatore entrato in servizio nel febbraio del 1885, come Nave di 1ª linea, poi adattato a Nave Scuola. All’approssimarsi della fine operativa della prima Vespucci, nel 1925, il ministro della Marina, l’ammiraglio Giuseppe Sirianni, riuscì ad ottenere la costruzione di due nuove navi-scuola, affidandone il progetto al Tenente Colonnello del Genio Navale Francesco Rotundi, il quale, nei progetti, si ispirò a quelle di un vascello della fine del Settecento - inizi Ottocento e per la precisione ricalcava, quasi perfettamente, l’ultima ammiraglia, il Monarca, della Real Marina del Regno delle Due Sicilie.

La prima nave, impostata il 15 aprile 1926, presso i Regi Cantieri di Castellammare di Stabia, ad esser varata, il 15 aprile 1928, fu il Cristoforo Colombo, entrata in servizio il 1 luglio 1928 e che operò come nave-scuola fino al 1943. Purtroppo, nave Cristoforo Colombo, dopo la fine della seconda guerra mondiale, nel 1949, fu ceduta, in seguito al Trattato di Parigi, come risarcimento danni di guerra, alla Russia, che, con il nome di Dunay (Danubio) la impiegò come Nave Scuola militare dalla base del Mar Nero di Odessa, fino al 1959. Ceduto successivamente, sembra, all’Istituto Nautico di Odessa, nel 1961 avrebbe dovuto essere sottoposto a estesi lavori di manutenzione, ma le autorità, divenute nel frattempo, sovietiche decisero di radiarlo definitivamente (1963). Con la successiva entrata di nave Vespucci fu costituita la Divisione Navi Scuola e le due navi effettuarono insieme nove Campagne di Istruzione in Mediterraneo, Nord Europa e Atlantico, fino allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale. Le due navi presentavano, però, alcune differenze, fra cui, le più evidenti, erano una diversa inclinazione del bompresso, il diverso attacco delle sartie (a filo della murata per la Vespucci, esterno per la Colombo) e l’assenza, sulla Colombo, delle imbarcazioni maggiori sistemate a centro nave e del relativo albero di carico.
Nave Amerigo Vespucci, dal 1946 al 1952, è stata l’unica nave-scuola a vela della Marina Militare Italiana fino all’entrata in servizio dell’Ebe, un brigantino goletta, costruito nel 1921 ed acquistato dalla Marina Militare nel 1952. A partire dal 1955, è entrato in servizio un altro veliero acquistato dalla Francia, Com.t Louis Richard, e ribattezzato Palinuro.

L’Amerigo Vespucci, invece, il 12 maggio 1930, fu impostata, sempre nei Regi Cantieri di Castellammare di Stabia, varata il 22 febbraio 1931 ed entrò in squadra l’1 luglio dello stesso anno. 3 giorni dopo, e precisamente il 4 luglio, al comando del nobile piemontese Capitano di Vascello Augusto Radicati di Marmorito, (che, con il grado di Capitano di Fregata, era stato l’ultimo Comandante del precedente Amerigo Vespucci), partì per la sua prima Campagna Addestrativa nel Nord Europa. Il motto della nave, diventato ufficiale nel 1978, è “Non chi comincia ma quel che persevera” ed esprime la vocazione di nave Vespucci all’addestramento per la formazione dei futuri ufficiali della nostra Marina Militare. Altri motti sono stati suoi: “Per la Patria e per il Re”, sostituito nel 1946 con “Saldi nella furia dei venti e degli eventi».

Il nome

Come si nota subito, la nostra nave-scuola porta il nome del celebre navigatore Amerigo Vespucci, che ha dato il suo, invece, alle terre del nuovo continente “America”. Il piccolo Amerigo nacque il 9 marzo 1454, a Firenze, da una famiglia nobile e ricca (il padre, Nastagio, era notaio), e gli venne impartita un’educazione di tipo umanistico sotto la guida dello zio Giorgio Antonio, frate domenicano. Dopo un’esperienza commerciale in proprio, Vespucci entrò al servizio dei Medici, per conto dei quali, alla fine del 1491, si recò in Spagna, prima a Cadice e poi a Siviglia, dove la famiglia fiorentina possedeva un’agenzia la cui attività principale era quella di equipaggiare le navi. Verosimilmente, il giovane Vespucci, dovette assistere al ritorno di Cristoforo Colombo dal suo primo viaggio. Molte fonti affermano che Vespucci partecipò alla preparazione del secondo viaggio di Colombo e che l’occasione li fece diventare amici.

Sul numero dei viaggi di Vespucci, nei secoli successivi, sono nate diatribe. Alcuni documenti gli attribuiscono due viaggi, altri quattro che sembra il numero più veritiero. I primi due viaggi gli furono commissionati dai reali di Spagna. Durante il primo (1497-1498) Vespucci raggiunse il Golfo del Messico e risalì la costa atlantica degli Stati Uniti. Nel secondo viaggio (1499-1500) lasciò il Centro America e, dopo aver raggiunto quella che oggi è la Guiana, navigando verso sud, scoprì la foce del Rio delle Amazzoni, scendendo quindi fino al Capo Sant’Agostino (6° di latitudine Sud). Sulla via del ritorno raggiunse Trinidad, avvistò la foce dell’Orinoco e quindi diresse per Haiti, rientrando poi in Spagna.

Durante il terzo viaggio, effettuato, questa volta, al soldo del Re del Portogallo, al cui servizio era nel frattempo passato, partito il 13 maggio 1501, dopo una sosta alle Isole di Capo Verde, navigò verso Sud-Ovest, raggiunse la costa del Brasile e puntò a Sud scoprendo, nel gennaio 1502, la baia di Rio de Janeiro. Superato il Rio della Plata, navigò sino in Patagonia, nel tentativo di scoprire quel passaggio a Sud che Bartolomeo Diaz aveva poco prima scoperto in Africa (Capo di Buona Speranza); fu in questa occasione che, probabilmente, avvistò e costeggiò le isole della Georgia del Sud, ufficialmente “scoperte” da Cook nel 1775. Il quarto viaggio avrebbe dovuto ripetere l’itinerario del terzo, ma le condizioni meteorologiche avverse lo costrinsero a rientrare quando era ancora in vista delle coste del Brasile.
Gli ultimi anni della sua vita, Vespucci li trascorse, nuovamente, al servizio del Re di Spagna, con l’incarico e il titolo di Piloto Major. Morì a Siviglia, il 22 febbraio 1512, dopo aver vissuto modestamente, senza trarre particolari ricchezze o privilegi dalle sue scoperte.
I viaggi di Vespucci ebbero un ruolo epocale nella storia delle scoperte. Questo perché gli studiosi del momento si convinsero che le terre scoperte non facessero parte delle Indie od Asia, come dir si voglia, così come credeva Colombo ma erano veramente nuovi continenti. Da aggiungere che, contrariamente alle scoperte di Colombo, tenute gelosamente segrete dalla Spagna, quelle di Vespucci furono da lui stesso sbandierate alla elitè contemporanea. Ed è proprio per questo che Vespucci diventa, nell’immaginario collettivo, prima di Colombo il navigatore per eccellenza e scopritore del nuovo continente ed è proprio per questo motivo che, il geografo tedesco Waldseemüller propose, nella sua opera Cosmographiae Introductio, pubblicata nel 1507, il nome di “America” per le nuove terre scoperte.

Il primo Amerigo Vespucci.

Come anticipato nella prefazione, nave Amerigo Vespucci ha avuto un predecessore, anch’esso impiegato come Nave Scuola. Il precedente Amerigo Vespucci era un incrociatore a motore e a vela, dalla fisionomia molto simile a quella dell’attuale Nave, anche se più piccolo. Impostato il 9 dicembre 1879 nel Regio Arsenale di Venezia, fu varato il 31 luglio 1882; aveva lo scafo in acciaio con un dislocamento di 2700 tonnellate (a fronte delle 4100 dell’attuale Vespucci) e un apparato motore da 3300 cavalli costruito dalla ditta Ansaldo di Sampierdarena. Era dotato di tre alberi con bompresso, vele quadre e vele di taglio (brigantino a palo).

Durante la prima parte della sua vita operativa, la Nave fu impiegata spesso all’estero: prima come nave ammiraglia della divisione operante nel Mar Rosso, durante l’occupazione di Massaua (1885), quindi, sempre come nave ammiraglia di una divisione navale, in missione in America Meridionale, per la tutela dei nostri interessi commerciali (1886-1888). Tornò successivamente in America Meridionale, per attività di presenza (1889-1891), con a bordo il Duca degli Abruzzi, Luigi di Savoia, imbarcato con il grado di Guardiamarina.
Dopo il rientro in Italia, nel 1893, nave Amerigo Vespucci fu adattata a Nave Scuola per gli Allievi della Regia Accademia Navale e in questa veste effettuò 26 Campagne di Istruzione, spesso attraversando l’Atlantico, anche durante il periodo invernale. Alla fine del 1927, al termine di una campagna in Mediterraneo Occidentale al comando del Capitano di Fregata Augusto Radicati di Marmorito (che sarebbe stato poi il primo Comandante dell’attuale Amerigo Vespucci), fu posto in disarmo e destinato a Venezia quale nave asilo per l’educazione degli orfani dei marinai.

Caratteristiche

Nave Amerigo Vespucci è l’unità più anziana in servizio nella Marina Militare (non è lontana dal compiere gli 80 anni di vita). La madrina del varo è stata la signora Elena Cerio. Consegnata alla Regia Marina il 26 maggio 1931, entrò in servizio come Nave Scuola il successivo 6 giugno, aggiungendosi alla gemella Cristoforo Colombo (in realtà leggermente più piccola), di tre anni più anziana, e costituendo con essa la “Divisione Navi Scuola” al comando dell’Ammiraglio Cavagnari. Al rientro dalla prima Campagna di Istruzione, il 15 ottobre 1931 , ricevette, a Genova, la Bandiera di Combattimento, offerta dal locale Gruppo U.N.U.C.I. (Unione Nazionale Ufficiali in Congedo d’Italia).

Dal punto di vista tecnico-costruttivo, l’Amerigo Vespucci è una Nave a Vela con motore; dal punto di vista dell’attrezzatura velica è “armata a Nave”, quindi con tre alberi verticali, trinchetto, maestra e mezzana, tutti dotati di pennoni e vele quadre, più il bompresso sporgente a prora, a tutti gli effetti un quarto albero. L’Unità è inoltre fornita di vele di taglio: i fiocchi, a prora, fra il bompresso e il trinchetto, gli stralli, fra trinchetto e maestra e fra maestra e mezzana, e la randa, dotata di boma e picco, sulla mezzana.
Lo scafo è del tipo a tre ponti principali, continui da prora a poppa (di coperta, di batteria e di corridoio), più vari ponti parziali (copertini); possiede due sovrastrutture principali, il castello a prora e il cassero a poppa, che si elevano sul ponte di coperta ma che idealmente ne sono la continuazione. Il caratteristico colore bianco e nero sottolinea il richiamo al passato: le fasce bianche in corrispondenza dei ponti di batteria e corridoio ricordano infatti le due linee di cannoni del vascello ottocentesco alla cui tipologia il progettista si era ispirato.
A prora della nave si trova la polena, che rappresenta Amerigo Vespucci, realizzata in bronzo dorato. Caratteristica della nave sono i fregi di prora e l’arabesco di poppa, in legno ricoperti di foglia d’oro zecchino.

Il fasciame è composto da lamiere di acciaio di vario spessore (da 12 a 16 mm.), collegate mediante chiodatura alle costole, che costituiscono, assieme alla chiglia e ai bagli, l’ossatura della nave. Tale sistema garantisce la necessaria flessibilità al trave nave; l’impermeabilità del tutto è assicurata dallo stretto contatto fra metallo e metallo, fortemente compressi dalla fitta chiodatura, che deve essere quindi realizzata a regola d’arte.
Tutti gli alberi, compreso il bompresso, sono costituiti da tre tronchi, di cui i primi due in acciaio (anch’essi realizzati mediante lamiere chiodate), il terzo, denominato alberetto per gli alberi verticali, asta di controfiocco per il bompresso, è in legno (douglas). I pennoni seguono la medesima filosofia costruttiva: i tre inferiori sono in acciaio, i due superiori in legno. Per quanto attiene la randa, il boma è in acciaio mentre il picco è in legno.
Molte altre parti della nave sono in legno, diversificato a seconda delle caratteristiche richieste: teak per il ponte di coperta, la battagliola e la timoneria, mogano, teak e legno santo per le attrezzature marinaresche (pazienze, caviglie e bozzelli), frassino per i carabottini, rovere per gli arredi del Quadrato Ufficiali e per gli alloggi Ufficiali, mogano e noce per la Sala Consiglio.
La lunghezza della Nave al galleggiamento è di 70 metri, ma tra la poppa estrema e l’estremità del bompresso si raggiungono i 101 metri. La larghezza massima dello scafo è di 15,56 metri, che arrivano a 21 metri considerando l’ingombro delle imbarcazioni, che sporgono dalla murata, e a 28 metri considerando le estremità del pennone più lungo, il trevo di maestra. L’immersione massima è pari a 7,30 metri.
L’unità è dotata di ben 11 imbarcazioni: due motoscafi, di cui uno riservato al Comandante, due motobarche, due motolance, quattro palischermi a vela a e remi, utilizzate per l’addestramento degli Allievi, e la baleniera, anch’essa a remi e a vela, tradizionalmente riservata al Comandante. Il dislocamento a pieno carico è pari a 4100 tonnellate.

Apparato motore ed ausiliari

La propulsione è di tipo diesel-elettrico: la nave è dotata di due motori diesel collegati a due dinamo generatrici di corrente elettrica che alimentano il motore elettrico di propulsione. I due motori diesel sono FIAT a 8 cilindri in linea, a iniezione diretta, sovralimentati con turbosoffiante, che sviluppano una potenza massima totale di 3000 cavalli. Il motore elettrico di propulsione (MEP) è un Marelli a corrente continua, a doppio indotto, in grado di sviluppare un regime rotatorio massimo di 150 giri/min., che corrisponde ad una velocità di circa 12 nodi. L’elica è unica ed ha quattro pale.
L’energia elettrica per il funzionamento degli apparati di bordo è fornita da 4 diesel alternatori a 8 cilindri Isotta Fraschini/Ansaldo da 500 KVA ciascuno. L’unità è dotata di due argani a prora per la manovra delle catene delle ancore, di cui uno dotato di campana sul castello, utilizzabile quindi anche per la manovra di cavi. A centro nave esiste inoltre un albero di carico azionato da due verricelli elettrici, utilizzato per la messa a mare ed il recupero delle imbarcazioni maggiori. A poppa, per la manovra dei cavi e per la messa a mare e il recupero dei palischermi, vi sono due argani manovrati a mano, a mezzo di apposite aste in legno dette “aspe”. Il governo della nave è possibile da tre stazioni; la prima sul cassero, all’interno della timoneria, normalmente utilizzata per le andature a vela, con manovra elettrica (comando idraulico) o a braccia (timone di emergenza a mano), una seconda in plancia a prora, esclusivamente con manovra elettrica (comando idraulico), ed infine una terza in locale agghiaccio timone, con manovra elettrica e comando meccanico.

Alberatura e vele

Gli alberi, precedentemente descritti, sono mantenuti in posizione grazie a cavi di acciaio (manovre fisse o dormienti) che li sostengono verso prora (stralli) verso i lati (sartie) e verso poppa (paterazzi). Sugli stralli sono inseriti, inoltre, i fiocchi e le vele di strallo. L’altezza degli alberi sul livello del mare è di 50 metri per il trinchetto, 54 metri per la maestra e 43 metri per la mezzana; il bompresso sporge per 18 metri. L’albero di maestra, che è il più alto, raggiunge i 54,5 metri, ma la sua altezza può essere diminuita scollegando e portando in coperta i due pennoni più alti e ammainando l’ultima parte dell’albero (alberetto).
I tre alberi verticali portano ciascuno cinque pennoni, dal caratteristico nome, comune anche alla vela relativa: sul trinchetto si trovano, dal basso, trevo di trinchetto, parrocchetto fisso, parrocchetto volante, velaccino e controvelaccino; sulla maestra trevo di maestra, gabbia fissa, gabbia volante, velaccio e controvelaccio; sulla mezzana trevo di mezzana, contromezzana fissa, contromezzana volante, belvedere e controbelvedere. Il trevo di mezzana è, normalmente, tenuto sguarnito dalla vela (che toglierebbe il vento al trevo di maestra) e prende quindi il nome di “verga secca”. In ciascun albero i due pennoni inferiori sono fissi (possono solo ruotare sul piano orizzontale), mentre i tre superiori possono scorrere sull’albero e vengono alzati al momento di spiegare le vele.
Per quanto attiene le vele di taglio, l’armamento prevede cinque vele a prora (augelletto, controfiocco, fiocco, gran fiocco e trinchettina), quattro vele di strallo (di gabbia, di velaccio, di mezzana, di belvedere) e la randa. A questo “set” di vele, sempre “pronto all’uso” possono essere aggiunti, al caso, gli scopamare, due vele quadre inserite ai lati del trevo di trinchetto, utilizzando idonee prolunghe del pennone. Con la Nave, completamente invelata, si possono raggiungere velocità ragguardevoli, almeno in relazione al peso della stessa: il “record” è di 14,6 nodi.
La superficie velica totale (24 vele) è pari a circa 2635 metri quadri. Le vele sono di tela olona (tessuto di canapa) di spessore compreso tra i 2 e i 4 millimetri e sono realizzate unendo mediante cucitura più strisce (ferzi).
La manovra delle vele si attua per mezzo di cavi (manovre correnti o volanti) di diverso diametro, per un totale di circa 20.000 metri. Anch’essi hanno nomi caratteristici, quali drizze (per alzare i pennoni mobili e le vele di taglio), bracci (per orientare i pennoni), scotte e mure (per fissare gli angoli bassi delle vele quadre, rispettivamente sottovento e sopravvento), imbrogli (per raccogliere le vele sui pennoni), ecc.. Le manovre correnti sono per la maggior parte in manilla (fibra vegetale); fanno eccezione le scotte dei trevi, che per sostenere l’elevato sforzo sono realizzate in nylon. Oltre a ciò l’attrezzatura velica comprende circa 400 bozzelli in legno e 120 in ferro.

Equipaggio

Vero “motore” dell’Amerigo Vespucci è il suo equipaggio, composto da 278 membri, di cui 16 Ufficiali, 72 Sottufficiali e 190 Sottocapi e Comuni, suddiviso nei Servizi Operazioni, Marinaresco, Dettaglio, Armi, Genio Navale/Elettrico, Amministrativo/Logistico e Sanitario. Durante la Campagna di Istruzione l’equipaggio viene a tutti gli effetti integrato dagli Allievi e dal personale di supporto dell’Accademia Navale, raggiungendo quindi circa 480 unità.
Ogni Servizio ha il suo compito peculiare a bordo: il Servizio Operazioni si occupa della navigazione, utilizzando la strumentazione di cui la nave è fornita (radar, ecoscandaglio, GPS), della meteorologia e delle telecomunicazioni; il Servizio Marinaresco è preposto all’impiego delle vele, alla gestione delle imbarcazioni e all’esecuzione delle manovre di ormeggio e disormeggio; il Servizio Dettaglio comprende il personale che gestisce le mense di bordo; il Servizio Armi ha in consegna le armi portatili e provvede all’addestramento dell’equipaggio al loro impiego; il Servizio Genio Navale/Elettrico assicura la conduzione dell’apparato motore e degli apparati ausiliari, la produzione di energia elettrica ed il mantenimento dell’integrità dello scafo; il Servizio Amministrativo/Logistico si occupa della acquisizione, contabilizzazione e distribuzione dei materiali, della stesura degli atti amministrativi e della gestione delle cucine; il Servizio Sanitario, infine, si occupa delle attività di prevenzione e cura del personale.
Vale la pena sottolineare che la messa in vela completa dell’unità, agendo contemporaneamente sui tre alberi (”posto di manovra generale alla vela”), è possibile solo con gli Allievi imbarcati, che tradizionalmente vengono destinati sulla maestra e sulla mezzana, mentre il personale del Servizio Marinaresco, i nocchieri, si occupa del trinchetto oltre che del coordinamento e controllo delle attività sugli altri due alberi. In assenza degli Allievi, la manovra è assolvibile impiegando tutto il personale nocchiere sugli alberi (”a riva”) e destinando alle manovre dei cavi il personale degli altri Servizi libero da altre incombenze.

Attività della Nave

Dalla sua entrata in servizio la Nave ha svolto, ogni anno, attività addestrativa (ad eccezione del 1940, a causa degli eventi bellici, e degli anni 1964, 1973 e 1997, per lavori), principalmente a favore degli allievi dell’Accademia Navale, ma anche degli allievi del Collegio Navale, ora Scuola Navale, “Morosini”, degli allievi nocchieri, nonché di giovani facenti parte di associazioni veliche, quali la Lega Navale Italiana e la Sail Training Association Italia.
Oltre a numerose brevi campagne in Mediterraneo, effettuate per lo più nel periodo primaverile e autunnale, da quella del 1931 a quella del 2005, l’Amerigo Vespucci ha effettuato ben 72 Campagne di Istruzione a favore degli Allievi della 1ª Classe dell’Accademia Navale, di cui 38 in Nord Europa, 20 in Mediterraneo, 4 in Atlantico Orientale, 7 in Nord America, 1 in Sud America e 2 nell’ambito dell’unica circumnavigazione del globo, compiuta tra il maggio 2002 ed il settembre 2003, periodo nel quale la Nave è stata coinvolta nelle attività connesse con l’edizione dell’America’s Cup in Nuova Zelanda.
Le Campagne di Istruzione, svolte nel periodo estivo, hanno una durata media di tre mesi e toccano per lo più porti esteri; durante tali Campagne, quindi, l’attività della Nave, eminentemente formativa-addestrativa, si arricchisce dell’aspetto di presenza e rappresentanza, contribuendo ad affermare l’immagine nazionale e della Marina Militare all’estero.
Per quanto attiene l’aspetto formativo-addestrativo, agli Allievi imbarcati, chiunque siano, vengono impartite le norme basilari del vivere per mare, come pure le competenze più specifiche nei vari settori: marinaresco, condotta dell’Unità (compreso l’utilizzo del sestante per effettuare il punto nave), condotta dell’apparato motore ed ausiliari, gestione delle problematiche di tipo logistico, amministrativo e sanitario. A tale scopo, oltre all’attività pratica, vengono organizzate conferenze e lezioni tenute dai membri dell’equipaggio più esperti; il livello di apprendimento viene, poi, accertato, alla fine della Campagna, a mezzo di verifiche scritte e orali.

Dati Tecnici

Stazza netta: 1.202,57 tonnellate
Dislocamento: 4.146 t.pc.
Dimensioni: 82,4 x 15,5 x 7 m
Velocità 10 nodi
Scafo: in acciaio a tre ponti definiti di coperta, batteria e corridoio con castello e cassero rispettivamente a prora e poppa.
Superficie velica: 2.800 mq, 26 vele quadre e di taglio in tela olona (fibra naturale)
Alberatura: su 3 alberi e bompresso, albero di maestra (54 metri), trinchetto (50 metri) e mezzana (43 metri) - parte inferiore degli alberi, pennoni bassi e sartie in acciaio
Manovre fisse e correnti in fibra naturale per circa 34 km di lunghezza
Copertura del ponte, castello, cassero e rifiniture in legno teak.
Apparato motore:due motori Diesel Fiat B308 ESS accopiati ad un motore elettrico di propulsione Marelli di 1491,4 kW, 1 elica a 4 pale fisse, quattro alternatori Diesel per l’energia elettrica.
Autonomia: 5.500 mg / 6,5 nd

Curiosità

La nostra Amerigo Vespucci è, innegabilmente, la più bella nave che solca i mari di tutti il mondo. Negli ultimi anni, oltre alla vera e propria attività addestrativa, ha, anche, svolto, e molto bene, il ruolo di ambasciatrice dell’arte, della cultura e dell’ingegneria italiana, attraccando nei più importanti porti internazionali e partecipando o facendo da testimonial ad numerosi eventi di altissimo livello come ad Auckland (Nuova Zelanda), nel 2002, in occasione della 31^ America’s Cup, nella quale è riuscita a rubare la scena anche a Luna Rossa, come, nel 2004, ad Atene, in occasione delle Olimpiadi, come, nel 2005, a Portsmouth in occasione della commemorazione della Battaglia di Trafalgar, dove ha potuto recitare un ruolo di primissimo piano.
Ha partecipato, inoltre, nel 2000, alla Tall Ship’s Race, competizione che mette in lizza le Tall Ship, i velieri ad alberi alti di tutte le Marine del mondo. Ha percorso in questa manifestazione oltre 10.000 miglia, arrivando a piazzarsi al secondo posto, dietro solo alla tedesca Gorch Fock.
A bordo vengono mantenute le vecchie tradizioni marinare. Come già detto, nella relativa sezione, le vele sono in tela olona, le cime ancora tutte di materiale vegetale e tutte le manovre vengono eseguite rigorosamente a mano. Ogni ordine a bordo viene impartito dal comandante, tramite il nostromo, con il fischietto, l’imbarco e lo sbarco di un Ufficiale avviene con gli onori al barcarizzo a seconda del grado del ospite. Come appena accennato, il nostromo, con il fischietto è l’emanazione sul ponte del comandante ed è lui il capo dei nocchieri, che sono la maggior parte del equipaggio imbarcato, addetti alla manutenzione del ponte di coperta, ossia quello esterno, considerando il numero degli alberi, dei pennoni e di tutte le vele, che su una nave a vela come il Vespucci sono in gran numero. Il nostromo è coadiuvato nel suo compito da un gruppo di nocchieri, muniti anche essi di fischietto.
Un’altra piccola annotazione che vorrei aggiungere a questo mio excursus è che, secondo la normativa nautica, i Transatlantici hanno sempre la precedenza rispetto alle altre imbarcazioni navali. Invece è ormai prassi comune, rendere omaggio alla nostra. Quando un Transatlantico incrocia l’Amerigo Vespucci, il Transatlantico spegne i motori, passa la precedenza e rende omaggio all’Amerigo Vespucci.La nave più bella del mondo

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