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Le AMP: Aree Marine Protette 3/3

Dalla nascita, alla gestione alla loro inefficienza

Vorrei, a malincuore, rimarcare, però, che la legislazione è carente. E ribadire che è peggio applicata. Ci sono gravi falle che devono essere turate per permettere che le AMP siano delle realtà e non solo delle utopie. Quali? Tutte le attività che hanno diretta conseguenza sulle coste e nelle zone di competenza delle Aree, vedi trasporti marittimi, turismo, pesca, agricoltura, depurazione e così via, devono diventare veramente ecosostenibili. Ciò, al momento, non esiste perché le varie amministrazioni centrali e le regioni non hanno nessun piano concreto per gestire in maniera integrata le fasce costiere ma ognuno procede a se, senza la minima coordinazione. Facendo riferimento al art. 70 della Legge Bassanini, che recita che tra le funzioni conferite alle regioni c’è la protezione e l’osservazione delle coste marine, cioè la protezione del ambiente marino costiero, che non è possibile pensare gestirlo in maniera separata dalle Aree Marine vere e proprie. Specialmente dove, accanto ad un mare splendido, con un ecosistema da recuperare, abbiamo, tanto per fare esempi, porti di una certa rilevanza commerciale e di navigazione, porti militari per navi con propulsione nucleare ed impianti industriali di un tipo particolarmente nocivo, se non ben controllati.

Ritornando un attimo alle, diciamo, servitù militari, che senso ha, nel Parco della Maddalena, istituire la Zona A dentro la base sommergibili, a propulsione nucleare U.S.A.? Che senso ha, sempre in Sardegna, istituire la Zona A a Punta Rossa, estremo sud di Caprera, dove la nostra Forza di Proiezione dal Mare, della Marina Militare Italiana, integrata dai lagunari del I Serenissima, vi svolge la propria attività addestrativa?

Altra cosa ridicola, nelle Zone B il transito è permesso a 15 nodi, bassa velocità?, mentre nei porti, dove non vi sono bagnanti, la velocità massima consentita è di 3,5 nodi all’ora. Magari nei porti c’è un ecosistema da salvaguardare più importante di quello che si trova nelle AMP.

Oppure caso eclatante, quello della realizzazione della AMP di Porto Cesareo. Li, la corsa all’istituzione dell’Area ha fatto si, che, la Zona A, che, abbiamo detto, essere a tutela integrale, è stata progettata e perimetrata davanti al porto della famosa località pugliese, con l’inconveniente, minimo, di chiuderlo al transito.

In alcune Zone B non sono ammesse immersioni, in altre, invece, lo sono ma con guida e quindi dietro pagamento di un corrispettivo in danaro. In altre Aree Protette, bisogna immaginarselo perché andando a leggere il decreto istitutivo non ne troviamo menzione.

Sempre nelle Zone B, in alcune Aree sono permesse le navigazioni a velocità ridotta, in altre oltre i 500 mt dalla costa, dove si potrebbe, in teoria, anche, ancorare, in altre ancora i metri scendono a 300. A Tavolara sotto i dieci nodi e sostando solo nelle zone attrezzate; a Porto Cesareo sempre con limite di dieci nodi, ma con divieto di ormeggio. Nella riserva di Punta Sinis, nella fascia compresa nei 600 metri dalla riva è vietato navigare solo con moto parallelo alla costa!!! Infine a P.ta Campanella è vietata la navigazione, ma non si capisce di quale genere.

A questi disguidi, accompagnamo, anche, la spesso, scarsa informazione che viene data ai locali circa l’istituzione di questi parchi, favorendo, in tal modo, chi cavalcando l’ignoranza generale, smuove gli animi di chi non vuole queste Aree Protette nei propri territori.

Manca, a dimostrazione della inesistente coordinazione, una gestione integrata di parchi nazionali, regionali, locali di terra che magari confinano con le nuove Aree Marine che vengono a costituirsi, con il solo risultato di entrare in contrasto gli uni con le altre e bloccarsi a vicenda. Non si capisce, poi, nemmeno il perché, alcune gestioni siano affidate a Comuni e Province ed in altre, invece, si è preferito accantonare la richiesta pubblica ed affidare il compito a consorzi, che, nel loro seno, possono accogliere realtà economiche, che negli Enti Locali, di genere elettivo, non possono, evidentemente, coesistere.

Di sicuro la sinergia tra le varie istituzioni e le risorse, sempre scarse, ed in ritardo, sono le condizioni indispensabili perché le Aree Marine Protette escano, finalmente, dal bozzolo in cui finora sono rimaste per diventare realtà.

Elenco Aree Marine Protette

Area marina protetta - Regione, Provincia, Comuni - Anno - Ente Gestore
- Isola di Ustica – Sicilia, Palermo, Ustica – anno 1986 – Capitaneria di Porto di Palermo;
- Miramare – Friuli-V. Giulia, Trieste, Trieste – anno 1986 – WWF Italia;
- Isole Tremiti – Puglia, Foggia, Isole Tremiti – anno 1989 – Parco Nazionale del Gargano;
- Isole Ciclopi – Sicilia, Catania, Acicastello, Acireale – anno 1989 – Consorzio;
- Torre Guaceto – Puglia, Brindisi, Brindisi, Carovigno – anno 1991 – Consorzio;
- Isole Egadi – Sicilia, Trapani, Favignana – anno 1991 – Comune di Favignana;
- Capo Rizzuto – Calabria, Crotone, Crotone, Isola C. Rizzuto – anno 1991 – Provincia di Crotone;
- Arcipelago Toscano – Toscana, Livorno e Grosseto, Capraia, Campo nell’Elba, Capoliveri, Isola del Giglio, Livorno, Marciana, Marciana Marina, - Porto Azzurro, Portoferraio, Rio Marina, Rio nell’Elba – anno 1996 – Parco Nazionale dell’Arcipelago toscano;
- Arcipelago della Maddalena – Sardegna, Sassari, La Maddalena – anno 1996 – Parco Nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena;
- Isole di Ventotene e Santo Stefano – Lazio, Latina, Ventotene – anno 1997 – Comune di Ventotene;
- Punta Campanella – Campania, Napoli e Salerno, Massa Lubrense, Piano di Sorrento, Positano, S.Agnello, Sorrento, Vico Equense – anno 1997 – Consorzio;
- Porto Cesareo – Puglia, Lecce, Porto Cesareo, Nardò – anno 1997 – Consorzio;
- Penisola del Sinis – Isola di Mal di Ventre – Sardegna, Oristano, Cabras – anno 1997 – Comune di Cabras;
- Tavolara, Punta Coda Cavallo – Sardegna, Sassari e Nuoro – Olbia, Loiri Porto San Paolo e San Teodoro – anno 1997 – Consorzio;
- Cinque Terre – Liguria, La Spezia, Riomaggiore, Levanto, Vernazza, Monterosso – anno 1997 – Parco Nazionale delle Cinque Terre;
- Portofino – Liguria, Genova, Portofino, Camogli, S. Margherita Ligure – anno 1998 – Consorzio;
- Capo Carbonara – Sardegna, Cagliari, Villasimius – anno 1998 – Comune di Villasimius;
- Secche di Tor Paterno – Lazio, Roma, Roma, Pomezia – anno 2000 – Ente Roma Natura;
- Santuario dei Mammiferi marini – Sardegna, Liguria e Toscana – anno 2001 – Comitato di Pilotaggio;
- Capo Gallo – Isola delle Femmine – Sicilia, Palermo, Palermo, Isola delle Femmine – anno 2002 – Capitaneria di Porto di Palermo;
- Isola dell’Asinara – Sardegna, Sassari, Porto Torres – anno 2002 – Parco Nazionale dell’Asinara;
- Capo Caccia, Isola Piana – Sardegna, Sassari, Alghero – anno 2002 – Comune di Alghero;
- Parco sommerso di Baia Campania – Napoli, Pozzuoli e Bacoli – anno 2002 – Soprintendenza di Napoli e Caserta;
- Parco sommerso di Gaiola – Campania, Napoli, Napoli – anno 2002 – Soprintendenza di Napoli e Caserta;
- Isole Pelagie – Sicilia, Agrigento, Lampedusa – anno 2002 – Comune di Lampedusa e Linosa;
- Plemmirio – Sicilia, Siracusa, Siracusa – anno 2005 – Consorzio.