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La deriva e la sua storia

Lo sviluppo della deriva, dai suoi arbori ai nostri giorni

Come si può ben comprendere, le derive sono nate soprattutto per la necessità di avere a disposizione piccole imbarcazioni per i compiti più disparati. Insieme ai pescherecci ed alle barche di piccolo cabotaggio, utilizzate per piccoli carichi, sono state il tipo di maggior sviluppo. I compiti caratteristici di tali imbarcazioni furono, fin da subito, i trasporti da e per le navi di maggior dimensioni, ancorate nei porti. Addirittura, alcuni nobili di alto lignaggio, usarono tali imbarcazioni anche per mero divertimento.

Per arrivare quasi ai nostri giorni, nel 1800, le derive ebbero un grande impulso, essendo usate sia a fini pratici, sia per divertimento che per utilizzo sportivo. C’è da precisare che la produzione delle barche più grandi, in seno alla nautica da diporto, percorse una strada autonoma rispetto a quella delle derive ed ha portato, oggi, agli yacht.

Un nuovo, grande, impulso, le derive lo ricevettero dall’arguzia di un cantiere velico inglese, lo Uffa Fox, che agli inizi del 1900, progettò e costruì molti nuovi tipi di derive che, ancora oggi, continuano a veleggiare sui mari di tutto il mondo. Parliamo dei progetti a noi noti come Albacore, International 14, Firefly e Flying Fifteen.

Altra novità che i cantieri Uffa Fox progettarono, dal punto di vista tecnologico, furono gli scafi plananti che permisero alle derive di superare i limiti legati alla velocità di navigazione, imposti dalla tipologia di scafo in uso. Lo scafo planante permette, in effetti, di planare sull’onda della barca stessa, permettendo allo scafo di passare dal cosiddetto stato idrostatico a quello idrodinamico ossia di planata. La planata permette all’opera viva o scafo di ridurre la propria sezione in immersione ed il conseguente attrito e dislocamento, ossia la quantità d’acqua che viene spostata dallo scafo. Quindi, la portanza generata dal vento sulle vele sviluppa maggior velocità, trovando meno resistenza generale.

Un’ulteriore novità, giunse, negli anni 30, con l’introduzione del trapezio. Questo permette di usare il peso del equipaggio a vantaggio della navigazione, grazie al fatto di essere posizionato, in posizione appesa, al di fuori dello scafo, tramite ganci fissato al albero. In questo modo si riesce a mantenere la barca dritta e consente alle vele di scaricare in maniera ottimale tutta la loro potenza.

Il trapezio fu adottato ufficialmente, in una gara, nel 1934, sul Vagabond, che vinse la regata con un abissale distacco di ben 4 minuti. Questa tecnica venne, però, ben presto accantonata, per ritornare ad essere utilizzata, nel 1952, sul Flying Dutcham e, nel 1954, sugli Osprey e sui 505.

E’ questo il periodo nel quale il compensato diventa il materiale di maggior utilizzo nella costruzione delle derive, con due tecniche di costruzione. Tasselli e colla e legno sagomato. Addirittura, furono progettate derive in kit, che potessero essere, semplicemente, assemblate in casa. Esempio classico di questa progettazione è il Mirror. Esempio, invece, della costruzione con compensato e pannelli di legno è l’Heron.

Per arrivare ai giorni nostri, possiamo dire che le derive godano di una grande considerazione, a livello sportivo, e stanno perdendo l’accezione di sport elitario. Infatti grazie alla realizzazione di scafi con linee sempre più moderne e con l’utilizzo di nuovi materiali (fibra di vetro e schiume espanse), più leggeri ed economici e che rendono minima la manutenzione, dovuta invece agli scafi in legno, barche trasportabili con minor impegno, all’adozione di vele di realizzazione più economica e dal disegno più semplice come il gennaker, al posto del più complesso spinnaker, si è riusciti ad ampliare la possibilità del loro utilizzo ai più.Albacore vs Ketch

Albacore vs Ketchgennakergennaker 02gennaker 03LaserLaser 01MirrorMirror 02OspreySkiffSkiff 02spinnakerspinnaker 02spinnaker 03spinnaker 04spinnaker 05