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Le AMP: Aree Marine Protette 1/3

Dalla nascita, alla gestione alla loro inefficienza

La politica per la tutela del mare e delle sue coste ha avuto origine, in Italia, da pochi decenni. Alla base delle Aree Marine Protette vi è il Protocollo di Ginevra, relativo all’area del Mediterraneo, del 3 aprile 1982. Da noi, nel medesimo anno, con la Legge di Difesa del Mare n. 979, si è dato vita ad un movimento che è andato sempre in crescendo.

Ma vediamo, prima, come nascono queste aree.

Innanzitutto, c’è bisogno di un decreto del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, che, sentito il Ministero dell’Economia e delle Finanze, avuto il parere di Regioni, Province e Comuni, territorialmente interessati, e la Conferenza unificata, da il via libera all’istituzione dell’area. Il tratto di mare interessato, deve essere, a priori, inserito in un elenco di aree marine, dette, di reperimento, se soddisfa un esame parlamentare di verifica del interesse ambientale e naturalistico. Guardando le date della normativa, vigente in materia, ci accorgiamo subito che essa è abbastanza datata e che è altrettanto difficile appianare, per suo tramite, tutte le problematiche che nascono quando si vuole far coesistere l’interesse naturalistico e quello economico.

In seguito a tale verifica, redatte relazioni conoscitive, su mandato del Ministero, da parte di Università ed Istituzioni Scientifiche, operanti nel campo, alle quali partecipano, con sovvenzioni finanziarie e di mezzi, anche, gli Enti Locali competenti, e verificato, attraverso di esse, che siano presenti le caratteristiche ambientali e antropiche, utilizzando le ricerche già espletate ed eseguendone di nuove, ove carenti, viene attivato il procedimento, realizzato dalla segreteria tecnica per le aree marine protette, anche tramite regolari consultazioni con le amministrazioni locali coinvolte, affinché siano definite la perimetrazione, la zonizzazione e la regolamentazione da dare alla nuova Area Marina Protetta. Per mezzo degli Enti Locali, anche gli operatori economici dei settori del diporto, diving, turismo, pesca e simili possono contribuire al processo istruttorio. Una volta redatto il decreto istitutivo ed inoltrato alla Conferenza Unificata, nasce il nuovo parco.

Le aree marine di reperimento

Agli inizi, la Legge di Difesa del Mare, L. n. 979/82, aveva individuato 21 Aree Marine di reperimento, sulle quali si doveva intervenire. Successivamente, redatta la 394/91, la Legge quadro sulle Aree Protette, si identificarono altre 26 zone da tutelare. Negli anni successivi, con le nuove Leggi 344/97, 426/98, 388/2000 e la 93/2001, si sono trovate altre aree alle quali dover prestare attenzione. Si può notare che le aree segnalate sono, uniformemente, distribuite sul territorio marino nazionale, con particolare attenzione alle isole. Abbiamo 13 aree di reperimento in Sicilia, 10 in Sardegna, 7 in Campania, 4 in Liguria, Lazio e Puglia, 3 in Toscana e Marche, 1 in Abruzzo, Basilicata, Friuli e Calabria.

Guardando l’ecosistema interessato, si può intraprendere un’ulteriore distribuzione dei parchi: 17 per le isole minori, 14 alcuni settori delle isole maggiori, 4 il mar Ligure, 8 il Tirreno, 4 l’Adriatico, 3 lo Ionio e le restanti, ultime, 2 interessano delle secche senza terre costiere.

In più, è stata istituito il Santuario dei Mammiferi marini, in acque nazionali ed internazionali.

Ma quali devono essere le peculiarità di un’Area Marina Protetta?

Un’Area Marina Protetta è un insieme di mare, fondali e coste che vengono, successivamente, suddivise in diversi regimi di tutela. In questo modo, ci si propone di tutelare l’ambiente, di esaltarne le risorse e, di conseguenza, istruire gli utenti ed i cittadini all’ecologia, all’educazione ambientale ed alla ricerca scientifica. Il sistema è stato studiato affinché, i cittadini, interagendo con l’area di competenza, possano creare un sistema economico, rispettandone le caratteristiche di tutela. Per facilitare questo passo, ogni Area è suddivisa in zone a diverso grado di regolamentazione.

La Zona A, riserva integrale, è, completamente, chiusa a qualunque attività che possa danneggiare o, anche, minimamente disturbare l’ecoambiente. Questa è la fascia principale dell’Area Marina Protetta. In essa, denominata anche come No Entry, è addirittura vietata la balneazione, la navigazione anche solo a remi e/o a vela, mentre sono concesse attività di ricerca scientifica. In alcune delle Zone A, sono permesse anche escursioni subacquee guidate o la semplice balneazione, sempre sotto rigida osservazione. Sono sempre ricomprese nella Zona A, quindi a tutela integrale, le zone, cosiddette, di nursery (riproduzione), e quelle nelle quali vivono, stanziali, specie o vi sono habitat protetti e minacciati. Queste zone di tutela integrale sono segnalate da boe, in mare, e da pali a terra, con lampeggiante.

Accanto alla Zona A, troviamo la Zona B, o di riserva generale, alla quale si passa attraverso zone cuscinetto, buffer zone. Nella seconda zona, la regolamentazione è meno stringente e si cerca di abbinare quelli che sono i principi istitutivi delle Aree Protette con la possibilità di utilizzo del mare. Sono quindi, in genere, permesse, sempre secondo criteri stabiliti di volta in volta, balneazione, immersioni subacquee guidate, navigazione a remi e/o a vela ma a velocità ridotta, ormeggio in apposite aree ed, in alcuni rari casi, l’ancoraggio. Per l’attività di pesca è consentita quella piccola, ossia esercitata con mezzi selettivi. Pesca subacquea e pesca a strascico sono, assolutamente, vietate. Ma su queste diversità, ritorneremo alla fine dell’intervento.

A chiudere il circolo della B, abbiamo la Zona C, detta di riserva parziale, che rappresenta la zona cuscinetto tra le due zone precedenti e la parte esterna dell’Area Marina Protetta.

In quest’ultima fascia, sono, in genere, permesse, con un occhio di riguardo ai cittadini ivi residenti, la navigazione a motore a velocità ridotta, l’ormeggio, l’ancoraggio e la pesca, sportiva. In pochissimi casi è stata istituita, anche, una Zona D con una tutela ambientale ancora meno rigida.